15 aprile 2020

Museo

 

Il museo è un’istituzione permanente, che negli ultimi anni è reputata sempre più cruciale per lo sviluppo culturale e che più di altre forme del “fare cultura” ha recentemente evidenziato un impegno planetario rivolto all’adattamento ai rapidi mutamenti della società contemporanea. Il teatro, i concerti, il cinema, la lirica, gli archivi in gran parte le biblioteche hanno mantenuto le loro connotazioni e caratteristiche del secolo passato, i musei invece hanno posto in essere una costante tendenza al cambiamento, accompagnata con convinzione nella pratica dell’agire quotidiano, spostando, in estrema sintesi, le attenzioni del museo dalle cose alle persone.

 

La letteratura accademica e le principali associazioni del settore, a cominciare dai ICOM (International Council of Museums, il massimo ente internazionale che rappresenta i musei e i suoi professionisti) hanno moltiplicato il dibattito sui ricorrenti sforzi definitori. La convenzione di Faro ha contribuito ad accrescere tale dibattito, eppure nella conferenza ICOM di Kyoto, organizzata nel settembre 2019 non si è giunti ad un accordo per una nuova definizione di museo e pertanto è rimasta vigente quella approvata a Vienna nel 2007 [1]. Dalla fine degli anni Novanta ogni avveduto operatore culturale ha vissuto o ha contribuito a realizzare il progressivo avverarsi degli auspici ignorati per lunghi anni, auspici rivolti a una partecipazione culturale più ampia e non più confinata tra le fasce sociali con maggiore tasso di scolarità, maggiore reddito ed età avanzata (con marcata prevalenza femminile). Anche in tale processo i musei sono stati assoluti protagonisti e la loro missione si è improvvisamente arricchita oltre  la custodia del contenitore ottocentesco e, senza tralasciare  tutela e ricerca, ha accolto l’idea di lavorare anche fuori dal museo, di essere punto d’incontro, nuovo campanile o nuove agorai, riferimento per i territori e ambienti sociali e produttivi circostanti, spazi polifonici per il dialogo critico, centro di complesse reti relazionali, casa dei sogni, luogo dei dilemmi, di produzione di nuove memorie in relazione con il visitatore, spazio in tempo reale per la fuga magica [2]. Cresce il potenziale mediatico e il carattere identitario nazionale, diventano emblemi al punto di divenire anche e tristemente bersagli di attacchi terroristici.

 

La vertiginosa crescita del desiderio di conoscenza, non più confinata tra ristrette schiere di privilegiati, ha fatto sì che i visitatori, sempre più spesso, cerchino nei musei non solo la conoscenza del passato, ma la possibilità di intravedere scenari futuri aderenti alle proprie intime speranze di sviluppo umano. Il ruolo sociale viene misurato molto meglio dalla conta delle relazioni e degli impatti sulla comunità che dalla sola conta degli ingressi. Detta consapevolezza ha fatto nascere la tendenza a collegare la promozione della cultura alle politiche sociali e recenti norme di legge riconoscono l’accesso alla cultura quale diritto fondamentale.

 

Nella Costituzione italiana, tra i principi fondamentali, vi è l’art. 9 incentrato sullo “sviluppo della cultura”, che conferisce senso alla tutela del patrimonio storico artistico, citata subito dopo. I musei hanno recentemente dimostrato, con dati di crescita inequivocabili [3], di essere massimi protagonisti dello sviluppo della cultura. Il legislatore italiano ha qualificato i musei e i luoghi della cultura come “servizi pubblici essenziali” in coerenza con il processo di avvicinamento delle politiche culturali alle politiche di cura della società, al concetto di welfare.

 

Nel passaggio di visuale “dalle cose alle persone” l’Italia avuto indubbiamente un ruolo di traino. Nello spirito di un nuovo umanesimo le recenti norme che hanno condotto alla maggiore autonomia dei musei e alla riforma della loro organizzazione hanno messo al centro delle attenzioni i temi della leadership e della governance, così come è divenuta centrale la relazione con i visitatori per la grande attenzione dedicata alla sicurezza e al tema dell’accessibilità. Snodo fondamentale del cambiamento è stato il lungo e illuminato lavoro della commissione per i livelli di qualità dei musei condotto con il costante coinvolgimento di tutti livelli istituzionali e sociali da una commissione insediata presso il ministero [4]. Tale lavoro è considerato utile anche da molti altri Paesi, sia per la modernità dei contenuti, sia per la rara capacità di sintesi raggiunta nella loro presentazione. La predetta commissione ha espresso una straordinaria riflessione sul nuovo ruolo dei musei nella società, approvando linee guida per la qualità dei servizi e per l’accreditamento dei musei per l’ambizioso progetto denominato Sistema museale nazionale. La messa in rete di musei statali e non statali è realizzata con una piattaforma digitale per mettere in relazione non solo i 450 musei statali, ma anche gli altri 5.000 musei italiani, per programmi formativi comuni, scambio di buone pratiche in un sistema condiviso di accreditamento riferito alla crescita nel raggiungimento dei nuovi livelli di qualità [5].

 

L’attenzione ai modelli di governance finalmente efficaci ha anche avuto il positivo riflesso nel far emergere una nuova figura di leadership, il direttore di museo. Le attività culturali conoscono ciclicamente l’emergere di figure guida di riferimento: vi è stato il tempo del bibliotecario, del direttore d’orchestra, del curatore, del deejay; nella seconda decade degli anni Duemila è venuto il tempo del direttore di museo, fino al punto che, in Italia, un’ampia parte della popolazione e un numero sorprendentemente ampio di operatori del sistema della comunicazione ne conoscono i nomi, circostanza unica in Europa e, se si esclude forse la Russia, nel mondo.

 

Le norme italiane sui musei sottolineano la necessità di offrire al visitatore “effettive esperienze di conoscenza”, in risposta al formidabile bisogno di conoscenza emerso in tutte le generazioni, soprattutto in quelle giovani e giovanissime [6]. I musei hanno dimostrato di saper usare in modo sorprendente i social media e altri ambienti digitali [7]. Tali strumenti sono indispensabili per stimolare il riconoscersi nel patrimonio culturale e per individuare nuove modalità di proporne la conoscenza sia alle nuove generazioni, sia a chi crede di cercare il diletto, considerando quanto sia oggigiorno estesa una domanda inespressa e talvolta inconsapevole di conoscenza, spesso mascherata da ricerca di svago. Pei i musei italiani è stata recentemente redatta una pianificazione per l’uso degli ambienti digitali, utile banco di prova durante l’enorme attenzione dimostrata dalla popolazione mondiale per le risorse digitali dei musei nel tempo delle restrizioni dell’emergenza Covid-19, un banco persino sorprendentemente assaltato, viste le dimensioni di traffico raggiunte.

 

La confidenza con i processi di innovazione rende ragionevolmente più realizzabile la prospettiva di poter finalmente offrire nuovi ambiti di lavoro ai giovani che hanno scelto di dedicare gran parte della loro vita allo studio della storia dell’arte, dell’archeologia e delle altre materie umanistiche a fondamentale supporto della vita dei musei. A tale scopo è appropriato indirizzare buona parte dei proventi scaturiti dai recenti riusciti sforzi per modernizzare la gestione economica. I musei hanno in corso un rinnovato impegno per una revisione degli allestimenti ed il rinnovo del racconto che sappiano parlare anche alle nuove generazioni e anche nelle nuove tecnologie, ben consci che la catalogazione del sapere nelle menti più giovani è ormai completamente differente da quella che si è a lungo sedimentata in altre fasce d’età ed è inarrestabile il desiderio dei nati dopo il Duemila di capire la filiera dell’organizzazione dei messaggi e i perché delle scelte curatoriali. I musei sono inoltre sempre più consapevoli dei benefici per la salute dati dall’esposizione all’arte, non più da intuizioni, ma da riconosciute ricerche scientifiche nel campo della medicina, e si distinguono sempre di più nel saper mantenere una relazione viva con il lavoro degli artisti viventi, sicché si generi la consapevolezza che il patrimonio artistico è costantemente alimentato, che accanto al culto delle ceneri vive nei musei anche la custodia del fuoco [8].

 

L’adattamento ai mutamenti sociali che i musei hanno saputo realizzare può ragionevolmente fortificare la convinzione che l’attuale crisi e anche quelle future, che purtroppo vanno previste come ricorrenti, vedranno il museo come saldo e convinto protagonista.

 

 

[1] Definizione ICOM di museo attualmente vigente, in http://www.icom-italia.org/definizione-di-museo-di-icom/. La definizione è ripresa dalla normativa italiana che nel 2014 ha riformato il ministero italiano competente per i beni e le attività culturali e radicalmente rivista la normativa sull’organizzazione e il funzionamento dei musei statali, decreto ministeriale 23 dicembre 2014 con le recenti modifiche del decreto ministeriale 28 gennaio 2020.

 

[2] Tra la sterminata bibliografia cfr. M.V. Marini Clarelli, Che cosa è un museo, Roma, Carrocci, 2018 (anche per una raffinata disquisizione tra le nozioni di cose ed oggetti) e A. de Curtis, A. Vercellotti (a cura di), Il Museo in tempo reale, Milano, Nottetempo ed., 2019. Per riferimenti a pratiche recenti cfr. V. Nizzo (ed.), Storie di persone e di musei. Persone, storie, racconti ed esperienze dei musei civici di Lazio, Umbria e Toscana tra tutela e valorizzazione, Roma, E.S.S., 2019 e S. Bodo, S. Mascheroni, M.G. Panigada, La narrazione nei musei, una risorsa per la cittadinanza culturale, Milano, Mimesi, 2016.

 

[3] In tre anni, 2014-17, i musei statali sono cresciuti del 23%, quasi del 24, quasi il doppio della misura della crescita dei turisti, dimostrando che metà dei visitatori che hanno affollato i musei sono italiani, gli incassi sono cresciuti del 40% e nel 2018 si è assistito ad un altro 5% di crescita, potenziale risposta alle esigenze di occupazione e di crescita culturale. Sui dati si possono ricordare gli ampi report di Banca d’Italia https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/qef/2019-0505/QEF_505_19.pdf, in particolare pp.  62-67. Il 7 ottobre 2019 sono stati resi noti i risultati dei lavori, frutto di due anni di indagine, effettuati da Boston Consulting Group per il MiBACT, sull’incrocio dei dati economici e di sviluppo dei musei statali. http://www.beniculturali.it/mibac/export/MiBAC/sito-MiBAC/Contenuti/MibacUnif/Comunicati/visualizza_asset.html_704966549.html. Qui di seguito una sintesi dei dati che emergono dal rapporto: i soli musei statali (450 sui 5.000 della nazione) sono in grado di generare 1,6% del PIL, portando 27 miliardi di ricavi per il sistema Paese (l’agricoltura genera il 2,1% del PIL, le costruzioni il 4,8.). Cfr. sul tema A. Lampis, Il sistema nazionale dei musei come esempio di volano economico, palestra di leadership e snodo di collaborazione tra Stato e Regioni, in ÆS - Arts+Economics, ottobre 2019, pp. 13-28; A. Lampis, Musei, accessibilità e welfare culturale, in AA.VV., Cultura come diritto: radici costituzionali, politiche e servizi, E-book edito da Associazione Civita, A&A Studio Legale, 2019, pp. 22-24; A. Lampis, Musei autonomi e sistema nazionale dei musei, in Economia della cultura, Il Mulino, 1-2/2018, pp. 244-248.

 

[4] Cfr. la relazione finale della Commissione di studio per l’attivazione del Sistema museale nazionale, presieduta da L. Casini in https://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1513242467357_relazione_conclusiva.pdf. Sul rapporto tra i musei e gli altri aspetti del patrimonio culturale cfr. L. Casini, Ereditare il futuro. Dilemmi sul patrimonio culturale, Bologna, il Mulino, 2016.

 

[5] Il decreto ministeriale sui livelli minimi di qualità dei musei e quello direttoriale sull’organizzazione e funzionamento del Sistema museale nazionale sono leggibili qui in http://musei.beniculturali.it/notizie/notifiche/sistema-museale-nazionale-pubblicato-il-decreto.

 

[6] Cfr. M. Ito, Apprendere digitale, Milano, Egea, 2015; A. Lampis, Ambienti digitali e musei: esperienze e prospettive in Italia, in A. Luigini e C. Panciroli (a cura di), Educazione al patrimonio culturale e formazione dei saperi, Franco Angeli, Milano, 2018, pp. 11-15; AA.VV., Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro, Venezia, Marsilio, 2019.

 

[7] Cfr. Piano triennale per la digitalizzazione dei musei in http://musei.beniculturali.it/wp-content/uploads/2019/08/Abstract-Piano-Triennale-per-la-Digitalizzazione-e-l’Innovazione-dei-Musei.pdf il  monitoraggio della reputazione social dei musei italiani condotto in convenzione tra Mibact-dg musei e Politecnico di Milano http://musei.beniculturali.it/progetti/monitoraggio-della-reputazione-online-dei-musei.

 

[8] Come ben diceva Gustav Mahler, Cfr. M. Bray, in Atti del Convegno Riti, miti e ricorrenze religiose, Milano 2018, p. 12.

 

* Direttore generale Musei del MiBACT (Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo)

 

Immagine: Visitatori nella Pinacoteca di Brera, Milano (24 febbraio 2019). Crediti: KrimKate / Shutterstock.com

 


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