02 maggio 2016

Musica e psiche: da Carmen Consoli a Renato Zero

Follia, test, sedute psicoanalitiche: i musicisti si sono lasciati spesso affascinare da teorie e strumenti della psicologia. Accade che la sensibilità artistica porti all’osservazione di sfumature che sfuggono persino ad alcuni addetti ai lavori. È il caso di Carmen Consoli, che in Venere avrebbe fatto “volentieri a meno dei manuali sull’autostima” del tronfio fidanzato: la cantautrice catanese ben intendeva il disvalore di quel costrutto troppo performativo e legato al contesto nordamericano, tanto che oggi si fa strada il concetto alternativo di autocompassione. Accompagnata da Morgan dei Bluvertigo, che riferendosi al celebre inventario psicopatologico MMPI in Fuori dal tempo cantava “anche se per caso mi piacessero i fiori, non è detto che io debba fare il fiorista, il questionario dei tre giorni è proprio fuori dal tempo”: alcuni scienziati umani si impermalosirono e difesero il test più somministrato e verificato della storia, ma la sottintesa critica alla vetustà di alcune scale e item era così centrata che appena quattro anni dopo fu presentata, nel 2001, la versione revisionata del test. A proposito, come sfuggire al fascino del reattivo più suggestivo, le tavole di Rorschach? A distanza di quasi un secolo dalla loro introduzione da parte dell’omonimo dottor Hermann nel 1921 hanno ispirato un video ormai di culto tra gli psicologi: il pezzo è Crazy di Gnarls Barkeley, sullo sfondo si susseguono macchie che prendono la forma del cantante e della sua band. Non è tutto: Rorschach è anche il nome di una band punk americana, fondata, amata e sciolta nei primi anni ’90; gli amanti delle scienze del comportamento saranno deliziati anche dal nome della loro hit più celebre, Pavlov’s dog, che al padre degli studi sull’apprendimento allude. L’icona di Freud è forse abusata, a volte per sineddoche per riferirsi alla scienza psicologica tutta. Il fratello figlio unico di Rino Gaetano sarebbe campato cent’anni anche senza leggere Freud, Samuele Bersani sa chi è anche senza aver letto Freud, per Daniele Silvestri è Tutta colpa di Freud: ironia e inviti a non analizzarsi troppo quando le cose funzionano. Caparezza con la sua velocità linguistica è più capace di entrare in armonia con il linguaggio dell’Es, quando in Abiura di me intona "nemmeno Freud saprebbe spiegarmi perché la notte sogno di aumentare le armi, perché la terra mi pare talmente maligna che in confronto Silent Hill assomiglia a Topolinia". E a proposito di icone non poteva mancare Carl Gustav Jung, omaggiato dai Police nel loro album e singolo Synchronicity: nella foto di copertina il leader Sting è ritratto mentre legge l’opera del padre della psicologia analitica. Sul fronte patologico si segnalano Psicomania di un critico Renato Zero, "Non mi farò mai internare / Compromettere cambiare / Il cervello è mio malato oppure no" e il Cristicchi della poetica Ti regalerò una rosa, sul suicidio di un paziente psichiatrico; talvolta se ne esce anche, come nell’Odio migliore dei Marlene Kuntz: “Ho ucciso Paranoia, la mia concubina cocciuta, e l'ho accoppata, giuro, come di schianto”, o nel progetto Psicantria, una sorta di psicopatologia cantata opera di due terapeuti-cantautori. Più chimici i CCCP che per primi salmodiano gli psicofarmaci nella loro Valium Tavor Serenase, “meglio un medicinale o una storia infernale? meglio giornate inerti o dei capelli verdi?”, poi ripresi dai Subsonica nella loro Depre, il cui testo è uno straniante elenco di antidepressivi e ansiolitici; più estremi le meteore anni ’90 Prozac+, il cui album 3 sembra un distillato del cluster B del DSM, mentre ancora si discute se Lithium dei Nirvana si riferisca allo stabilizzatore dell’umore di cui Kurt Cobain faceva uso per la sua sindrome bipolare. E a proposito di grandi musicisti stranieri non c’è che l’imbarazzo della scelta: in Fix You i Coldplay alludono al lavoro dello psicologo che cura e aggiusta, la potente Climbing up the walls dei Radiohead è collegata all’esperienza lavorativa del leader Thom Yorke nel programma Care In The Community, che in Inghilterra aveva sostituito l'assistenza domiciliare al ricovero dei malati mentali considerati socialmente non pericolosi. Alanis Morissette, tanto legata ai temi della psicologia da essere invitata al grande convegno di Los Angeles dedicato a Milton Erickson dello scorso anno, negli anni ’90 cantava in Mary Jane una storia di depressione dolce e funesta, mentre uno dei capolavori dei Pink Floyd, Shine on your crazy diamond, è dedicata alla traiettoria dei disturbi dissociativi del loro fondatore Syd Barrett. I musicisti di casa nostra non sono invece stati immuni alle scivolate. Mentre gli Articolo 31 si segnalano per il simpatico svarione in La fidanzata, “sono in preda a una psicosi / rischio una nevrosi”, Biagio Antonacci si concede una pausa dalle consuete atmosfere romantiche per un duro attacco ai professionisti della salute mentale in Ti penso raramente: “Ho già chiesto agli usurai dei cervelli deboli di risolvere il mio caso”; fino al Povia di Luca era gay che nel 2009 con la sua psicodinamica spicciola regalò nuova linfa ai sostenitori delle sedicenti terapie riparative dell’orientamento sessuale, messe al bando dalla comunità scientifica.

 


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