05 giugno 2012

Norah Jones: la ragazza del piano può uccidere con grazia

di Marco De Nicolò

Suona con naturalezza e canta confezionando note di velluto. Cresciuta con i classici jazz e blues della madre, Sue Jones, più che con le magie al sitar del padre, Ravi Shankar, a 23 anni la timida Norah Jones è “estratta” da un locale notturno in cui presta la propria voce e la sua abilità al piano da Shell White, una manager che di musica ne capisce. La “Blue Note”, un'etichetta che diffonde prevalentemente jazz, edita il suo primo lavoro, “Come away with me” (2002). Senza una promozione da rock star, senza tanti passaggi radio, su quel lavoro piovono Grammy Awards e arrivano cifre di vendite da capogiro. Oltre al merito di aver puntato su una “ragazzina”, la casa discografica ha anche l'accortezza di circondarla di musicisti di spessore, la “Handsome band”, che saranno con lei anche nei due lavori successivi “Feels like home” (2004) e “Not too late” (2007). La musicista compare anche in alcune pellicole: la sua partecipazione più nota è nel film di Wong Kar vai “Un bacio romantico” (il titolo originale è “My blueberry nights” - 2008). Passionale e malinconica insieme, Norah Jones propone in genere pezzi in cui la voce è posta in primo piano e in cui la struttura musicale appare delicata, accurata e raramente banale. Punta sulla musica, non ha mai avuto atteggiamenti da star, né ha fatto della propria immagine una priorità rispetto agli spartiti. La semplicità di Norah Jones è lo specchio della sua musica. Una linea di contrabbasso segna la classica “Cold cold heart” e viene poi arricchita dal piano; una discreta chitarra acustica emerge da “Seven years” (versione da album in http://www.youtube.com/watch?v=7LdtNkI3dLQ ) . Così come il contrabbasso e una leggera batteria seguono “Don't know why” (oppure http://www.youtube.com/watch?v=8u1DdbNC7DM&feature=related con piano e voce, una chitarra misuratissima e ancora più leggeri il contrabbasso e una batteria sfiorata con le mani). Semplice è la struttura della bellissima “Sunrise” (videoclip; versione dal vivo a Glastonbury), di “Wish I could” e della languida “Thinking about you”. Semplicità, ma non banalità: è la cifra degli strumenti che sanno contenere al giusto livello la propria parte, disegnando armonie spesso eleganti. Norah Jones cresce progressivamente anche come compositrice. I primi tre lavori costituiscono un blocco musicale in cui sono riconoscibili uno stile e una scelta. Sciolto il gruppo che l'ha accompagnata nelle prime tre avventure musicali, con il nuovo gruppo incide “The fall” (2009), che viene apprezzato dalla critica e sembra preludere alla ricerca di spunti innovativi. Alle sonorità evocative di classici e al clima elegante si aggiunge un'anima più apertamente pop, con accenni di chitarra più incisivi, che portano Norah Jones fuori dalla dimensione prevalente della piano-girl (ben inquadrata da Simona Frasca, Norah Jones: piano girl, Arcana, 2004, a proposito dei primi due album). Alleggeriscono il lavoro pezzi come “Stuck” o “Chasing Pirates”, nel cui video la cantante passa dal messaggio nella bottiglia al timone di un veliero che passa tra le strade di New York.  Segue, nell'anno successivo, un intelligente Greatest hits, dal titolo “Featuring”, in cui la Jones, oltre a riproporre il duetto con Ray Charles, presente già nel secondo album, in “Here we go again” chiama a raccolta importanti artisti (Foo Fighters, Outkast, Herbie Hancock, Ryan Adams e Willie Nelson) nella riproposizione di sue incisioni già edite. Anche nel suo ultimo lavoro “Little Broken Hearts” (2012) all'eleganza dei pezzi si aggiunge un po' di brio. Si tratta di un pop raffinato, un passaggio necessario per non lasciare incatenata l'artista al suo piano, alle luci soffuse, alla condanna di una timida eleganza che avrebbe rischiato di diventare formale e ripetitiva. Il pezzo-guida, “Happy pills” (videoclip nel sito dell'artista: http://www2.norahjones.com/ ), è canzone orecchiabile ma anche curata. Non si tratta di una svolta, ma solo di una maggiore possibilità di varietà: “Little broken hearts”, per esempio, ci riporta al sound già conosciuto. (Sempre sul sito della cantante si può ascoltare questo pezzo insieme a “Say goodbye” e a una cover tratta da un pezzo di Kris Kristofferson, “For the good times” eseguita con Jools Holland). Anche nei testi, Norah Jones mostra un cambiamento. Non necessariamente è ancora la ragazza degli appuntamenti mancati e dell'insicurezza dell'amore dell'altro. Se ci ha invitato a ripassare le occasioni perse o gli stentati frutti di una generosa semina sentimentale, adesso alla sua elegante malinconia può aggiungere testi in cui sono presenti anche reazioni forti. La piano-girl non è più così timida, risponde per le rime, prende di petto le rivali, magari più giovani (“She's 22”), se non arriva addirittura a pregustarne il loro omicidio (“Miriam” - testo e audio in:  http://testimusica.myblog.it/archive/2012/05/18/miriam-norah-jones-testo-traduzione-video.html ). Anche in questo caso, comunque, non perde quella grazia “that's all her own” (come dal testo di “Seven years”). 


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