24 aprile 2020

Offerta culturale a distanza e fase 2

Il distanziamento e le altre necessarie misure stanno modificando radicalmente la nostra esistenza quotidiana e quindi anche il modo di vivere la cultura. La consapevolezza che si sta diffondendo in queste difficili settimane è che l’emergenza sanitaria non sta costringendo a mutare abitudini soltanto per un breve e difficile periodo, come si era all’inizio largamente creduto; probabilmente nulla sarà più come prima. Quella che chiameremo la nuova normalità sarà inoltre preceduta da un periodo intermedio, non breve e assediato dall’incertezza, in cui il nostro vivere sarà regolato però da limiti molto più flessibili rispetto agli attuali. Convivere con la pandemia significa anche passare dal tempo dell’attesa, necessariamente vissuto come emergenza, a quello in cui, oltre a convivere con l’epidemia e le sofferenze che comporta, attraverso sperimentazioni, sedimenteremo diverse, sia pur provvisorie, abitudini.

 

Il consumo culturale è già cambiato; la fruizione di prodotti culturali a distanza, veicolata anche dalle necessità della scuola, si è largamente diffusa. Molti guardano però alle possibilità della cosiddetta fase 2, che coinvolgerà ovviamente anche la cultura. Le librerie hanno già riaperto, anche se non tutte useranno questa possibilità da subito, per comprensibili difficoltà legate alla situazione generale: restano per ora chiuse le biblioteche, i musei, le aree archeologiche, i cinema, i teatri. Probabilmente cinema, teatri, e tutti i luoghi di fruizione collettiva della musica saranno le ultime realtà ad aprire e all’inizio con condizioni molto limitanti. Questi settori saranno costretti a ripensarsi dentro una fase transitoria necessariamente più lunga. È invece all’ordine del giorno la riapertura dei musei e delle aree archeologiche all’aperto; in Germania c’è già un calendario differenziato a seconda delle regioni. Nel Brandeburgo i musei, che sono per lo più realtà piccole, hanno già riaperto mercoledì 22 aprile; in Turingia riapriranno il 28 aprile, a Berlino e in Sassonia il 4 maggio. Per altre regioni invece non ci sono ancora date certe. In Austria riapertura il 18 maggio e l’8 giugno in tutta la Svizzera. Una ripartenza che avverrà secondo determinate condizioni, tra cui la limitazione del numero di visitatori, l’eliminazione delle code attraverso la distribuzione on-line di ticket, il rispetto del distanziamento e l’utilizzo di mascherine protettive e disinfettanti e rigorose misure di igiene per le audioguide e i dispositivi hands-on. Naturalmente questo imporrà dei costi aggiuntivi e una riorganizzazione del servizio che però può consentire quel rapporto diretto con l’opera d’arte di cui già sentiamo nostalgia.

 

In Italia un calendario non è ancora fissato, ma il tema è all’ordine del giorno. Contemporaneamente, il ministro dei Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, ha annunciato la creazione di una piattaforma che consenta di offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento. Una proposta che guarda alle necessità imposte dall’emergenza sanitaria ma anche al futuro, quando «ci sarà chi vorrà seguire la prima della Scala in teatro e chi preferirà farlo, pagando, restando a casa». Le modalità di fruizione a distanza vengono quindi interpretate anche come una domanda nuova e indipendente dall’epidemia. Ciò nonostante, bisogna riconoscere che la stretta necessità ha dato un grosso impulso. Come ha sottolineato il ministro «c’è stato un esplodere di creatività».  Le iniziative sono state molte, a partire dagli stessi musei che hanno aperto le loro sale alle visite on-line: dai Musei Vaticani che offrono sette tour virtuali, alla Galleria degli Uffizi, alla Pinacoteca di Brera. Si stanno facendo anche sperimentazioni: al Museo Poldi Pezzoli di Milano si è inserita una maggiore possibilità di interazione fra persone, ad esempio con visite di gruppo on-line in presenza di una guida che interagisce con i ‘visitatori’, creando così una situazione più simile alla tradizionale visita guidata. Per i ragazzi di una scuola media di Bergamo sono state organizzate anche ‘uscite’ culturali di gruppo on-line a Londra, grazie alla disponibilità volontaria di un gruppo di operatori museali.

Alcune cineteche stanno sperimentando cineforum a distanza, con introduzione, visione del film e discussione finale, con la possibilità del pubblico di interagire. Più complessa la realtà del teatro, che è strettamente legato alla dimensione dal vivo. Alcuni teatri come il San Carlo di Napoli stanno offrendo sul web visioni integrali di spettacoli, ma il settore auspica un ritorno rapido alla possibilità, nel rispetto della tutela della salute, di esibizioni dal vivo. Intanto sono stati stanziati dal governo dei fondi per il sostegno delle arti performative ‒ teatro, musica, danza, circo ‒ che sono tra le più colpite a causa dell’epidemia. Per quanto riguarda invece la lettura, sono molte le riviste e le case editrici che stanno mettendo a disposizione gratuitamente i loro contenuti o una parte di questi per tutta la durata dell’emergenza sanitaria.

Lo sforzo più grande lo stanno facendo operatori culturali e aziende per sostenere l’esperienza della didattica a distanza nella scuola con contenuti fruibili. In questa direzione forte è l’impegno della Rai, con contenuti organizzati a partire dai cicli scolastici e materiali dedicati ai docenti. Sulla didattica a distanza porta il contributo della sua esperienza Treccani Scuola, che si rivolge ai docenti ma anche direttamente agli studenti. Sono molte le aziende che forniscono metodi e tecnologie e molte le associazioni e le realtà culturali che producono contenuti utilizzabili per la didattica. Anche perché, pur in un quadro necessariamente incerto in quanto legato agli sviluppi della situazione sanitaria, lo scenario più probabile prevede per un periodo intermedio la convivenza di modalità in presenza con quelle a distanza. Sarà utile fare un monitoraggio delle esperienze già accumulate, anche grazie alla spinta, alla creatività e alla disponibilità di tanti insegnanti.

 

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Immagine: Il cortile interno della Pinacoteca di Brera, Milano (9 agosto 2011). Crediti: Jean-Christophe Benoist [Creative Commons Attribuzione 3.0 Unported], attraverso it.wikipedia.org

 


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