16 settembre 2016

Perché ci facciamo affascinare dai guaritori?

Capacità del corpo di autocurarsi. Creazione di un ambiente alcalino per contrastare l’acidosi cellulare. Potere nascosto negli estratti dei fiori di Bach. Conversione di cellule mesenchimali in neuroni di Stamina. Veleno degli scorpioni cubani.

Digitando “cure alternative tumori” su Google appaiono quasi duecentomila risultati. La maggior parte si presentano come un’indistricabile matassa di scientifico e campato in aria, con diverse proporzioni ma una costante: il presunto complotto dei poteri forti per mettere a tacere la cura eversiva e preservare gli interessi economici consolidati. Fantasiosi pseudoscienziati che pretendono di mettersi sullo stesso piano delle teorie verificate, per la sola ragione di avere validità di facciata e trovare spazio in televisione o su internet: possiamo definire i morti – stimati in trecento, ultima la diciottenne Eleonora Bottaro - passati dalle cure di Hamer come vittime del postmodernismo . Quel clima culturale caratterizzato da una disincantata rilettura della storia, definitivamente sottratta a ogni finalismo, in cui è abolita ogni residua distinzione tra i prodotti alti della cultura e quelli della cultura di massa.

Non bisogna però commettere l’errore di prendersela con chi ha prestato fiducia a chi non ne era degno, evitare il confortevole e feroce “se la sono meritata” per chi ha trovato una risposta illusoria al caos che sopraggiunge insieme alla malattia: l’assenza di controllo su quell’altro da sé che prende il controllo del corpo e di buona parte dell’esperienza quotidiana, scandita improvvisamente da ospedali, cure, sospensione delle consuete attività lavorative e ricreative. Persone che in un momento di fragilità ottengono risposte semplici e immediate al bisogno profondo di ordine e controllo.

La psicoterapeuta Ada Moscarella ha approfondito il tipo di relazione proposta dai guaritori, chiarendo le dinamiche per cui la loro comunicazione risulta convincente: “In genere, soprattutto all'inizio, sono estremamente disponibili; tendono a scomparire solo quando la situazione peggiora e ormai non c'è più nulla da fare. Hanno una spiegazione per tutto ciò che accade e offrono una soluzione efficace al 100%, spazzando via le incertezze sul futuro”.

Si evita quindi l’intollerabile consapevolezza che l’evoluzione della malattia può essere maligna: “I guaritori offrono spiegazioni semplici, nei processi e nel linguaggio. Si tende a dar loro credito perché sono comprensibili, traendo esempio da esperienze concrete di vita quotidiana. Sono abili nel creare un'alleanza intorno al tema del nemico: oltre alla malattia, anche i medici cattivi che nascondono queste cure efficacissime per questioni di interesse economico/personale. L'effetto di sollievo psicologico è immediato: un nemico inafferrabile e multiforme come la malattia, nella sua complessità chimica, biologica, e psicologica, viene materializzato in un oggetto familiare: il medico, la medicina, la chemioterapia”.

L’aspetto economico svolge un ruolo non secondario, ma in modo molto diverso da quello prospettato dai guaritori: “È apparentemente controintuitivo, ma psicologicamente tendiamo a dare più credito a qualcosa che costa molto che a una che costa poco. Le stime sul giro d'affari intorno a questi pseudotrattamenti sono in crescita e probabilmente anche sottovalutate, considerando che spesso le transazioni avvengono in un sottobosco fiscalmente poco tracciabile. L'entità della spesa contribuisce anche ad alimentare un senso di vergogna che impedisce, o comunque ritarda in modo spesso fatale, il ritorno alle cure scientificamente riconosciute”.

Cosa si può fare per arginare il fenomeno e limitare le morti evitabili? Curare la giusta comunicazione, per iniziare. I media dovrebbero evitare di offrire cittadinanza a teorie non dimostrate in nome di un pluralismo e di una par condicio fuori contesto.

 


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