15 ottobre 2012

Polo Nord: fusione del ghiaccio a livelli record

Domenica 16 settembre 2012 il ghiaccio al Polo Nord è arretrato come non era mai avvenuto nella storia. L a superficie della Banchisa Artica ha toccato il livello minimo da quando sono iniziate le misurazioni satellitari della NASA: 3,41 milioni di chilometri quadrati, che corrisponde al 45% in meno rispetto al 1979. Il valore registrato ha superato il record raggiunto nel 2007, quando la superficie di ghiaccio superò 4 milioni di chilometri quadrati. Quasi la metà (il 49%) della Calotta polare è sparita durante il nuovo minimo assoluto di quest’anno. Questa è un’area di circa il 43% della dimensione degli stati contigui degli USA. Senza tanti giri di parole, sta diventando evidente ai ricercatori che la calotta di ghiaccio artica, per lo meno nei mesi estivi, potrebbe scomparire prima della fine di questo secolo, contrariamente a quanto dicevano anche le previsioni più pessimistiche solo qualche anno fa. E che quindi gli effetti di questo mutamento (dal rischio di estinzione per gli orsi polari all'aumento di eventi climatici estremi a latitudini molto più vicine alle nostre) potrebbero avvenire nell'arco della vita di molti di noi. Il problema è che, secondo gli esperti statunitensi del National Snow and Ice Data Center (Nsidc) le condizioni climatiche di quest'anno non sono state poi così sfavorevoli, se paragonate con l'anno 2007, caratterizzato da frequenti venti caldi provenienti dal sud. Una delle cause principali di una fusione così repentina e drammatica è da imputare a una tempesta extratropicale di aria calda molto forte che ha interessato la zona nella prima metà di agosto. Una profonda circolazione depressionaria, colma di aria piuttosto fredda in quota, si è formata a ridosso delle coste della Siberia orientale per poi spostarsi in direzione del mar Glaciale Artico. Ma l'imputato principale è, naturalmente, il riscaldamento globale. Come è facilmente immaginabile, l'aria più calda porta a uno scioglimento maggiore del ghiaccio. E non solo. Gli scienziati ritengono che anche l'acqua salata e più calda che scorre sotto gli strati di ghiaccio porterebbe a un innalzamento repentino delle temperature. Rispetto al 2007 il ghiaccio è comunque più esteso in alcune zone della banchisa artica centrale, ma una grande parte del ghiaccio del Mare di Beaufort, di Laptev, del Mare di Groenlandia Orientale e parti dell’arcipelago canadese è andata perduta. Per questo motivo gli studiosi ritengono plausibile che entro l'anno 2016 la banchisa del Mar Glaciale Artico potrebbe essere completamente fusa, almeno nei mesi estivi più caldi. Insomma, non mancherebbe molto. «Le regole del gioco stanno cambiando - ha detto Mark Serreze del NSIDC - La maggior parte del ghiaccio è così sottile che non potrebbe mai sopravvivere durante l'estate». Ad allarmare gli esperti è proprio la riduzione dello spessore della superficie della banchisa. Lo scioglimento dei ghiacci dell'Artico rischia di innescare una reazione a catena che aumenterebbe ulteriormente il riscaldamento globale, accelerando ulteriormente la scomparsa della calotta al Polo Nord. Quei ghiacci, infatti, si comportano come uno specchio per il nostro pianeta: hanno il compito di stabilizzare il clima, riflettendo parte della luce del sole. La loro scomparsa comporterebbe un maggiore assorbimento delle radiazioni solari dagli oceani, con il conseguente aumento della loro temperatura. L'unico spiraglio è che il 16 settembre scorso, almeno per quest'anno, lo scioglimento sembra essersi fermato: s ono iniziate le prime nevicate autunnali e le temperature cominciano a scendere sotto la soglia degli zero gradi, dopo una delle estati più torride di sempre.


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