19 giugno 2019

Portare in Verdi la disciplina rossiniana

di Grazia Lissi

Intervista a Michele Pertusi

Questa volta Michele Pertusi, basso di fama internazionale, è di nuovo Massimiliano, il protagonista de I Masnadieri, melodramma su libretto di Andrea Maffei tratto dalla tragedia Die Räuber di Friedrich Schiller che segnò nel 1847 il debutto londinese di Giuseppe Verdi e che sarà in scena al Teatro alla Scala di Milano, dal 18 giugno al 7 luglio in un nuovo allestimento diretto da Michele Mariotti con la regia di David McVicar, le scene di Charles Edwards e i costumi di Brigitte Reiffenstuel. Fra le voci verdiane più amate degli ultimi anni, ma prima ancora eccellente interprete rossiniano, Pertusi possiede una vocalità dai suoni perfetti e una eleganza scenica che cattura il pubblico.

Michele Pertusi. Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

Maestro, quando ha scoperto il canto?

Direi che il canto ha scoperto me. Non credo di aver mai passato un giorno della mia vita senza cantare, fin da piccolo appeno sentivo la musica intonavo una canzone. Sono nato a Parma, in una famiglia di melomani, due zie cantavano nel Coro del Regio, un’altra, più anziana, aveva studiato con Renata Tebaldi, mio nonno era un loggionista molto attivo, girava nei teatri d’opera e per diletto cantava con voce da baritono. In casa nostra si ascoltava tanta musica lirica, il giradischi o la radio erano sempre in funzione. Ho ereditato la loro passione, ed essendo canterino spaziavo dalle canzonette di Sanremo a Là del cielo nell’arcano profondo (aria di Alidoro da La Cenerentola di Rossini, ndr). Così mi sono iscritto al Conservatorio.

 

Cosa pensa d’aver ricevuto maggiormente dalla musica rossiniana?

Una disciplina tecnica, una precisione musicale e scenica, la sua composizione rispecchia i movimenti del personaggio. Rossini mi ha dato una corazza, alcuni suoi titoli sono il massimo del virtuosismo per un basso; dopo averli eseguiti ho avuto meno paura ad affrontare altri ruoli. Io appartengo alla seconda generazione dei cantanti della cosiddetta “Rossinirenaissance” iniziata negli anni Settanta e proseguita con successo nel decennio successivo; nei primi anni Novanta abbiamo riscoperto alcuni titoli, una particolare pratica esecutiva, e li abbiamo proposti a un pubblico contemporaneo portando nel mondo un’esecuzione rossiniana che ancora oggi è fonte d’ispirazione per cantanti e direttori. Poi s’invecchia e fa capolino Verdi.

 

Un altro repertorio…

Con il passare degli anni l’elasticità che richiede Rossini viene a mancare, la voce ha bisogno di più spazio, di una scrittura meno virtuosistica. Verdi con tre note arriva all’anima dei personaggi e di chi lo ascolta; Rossini è un contemplativo, come se guardasse il dramma dall’esterno. Ho portato la disciplina rossiniana in Verdi, il compositore di Busseto aveva affinità con la tradizione operistica del primo Ottocento, che sviluppa diversamente, è un uomo di teatro. Mi emoziono ogni volta che lo canto, capisco la sua scrittura attraverso la parola, il gusto sonoro; era una personalità complessa, dall’immensa apertura mentale: patriota, politico, contadino, benefattore e musicista.

 

Ne I Masnadieri interpreta il ruolo di Massimiliano

Per un basso è una bella parte, anche se non può essere paragonata a quelle che Verdi scrisse nella maturità o nella giovinezza: penso a I Lombardi alla prima crociata; quello di Massimiliano è un ruolo sfumato, con momenti di musica straordinaria che toccano la drammaticità e il bel canto. È solo la seconda volta che lo interpreto, è un personaggio che racchiude poesia, amarezza, dolore e, forse, un passato torbido che la partitura lascia solo trasparire.

Foto di prova dell’allestimento de I masnadieri. Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

Quali ruoli ha amato maggiormente?

Don Chisciotte di Massenet, mi coinvolge fino a immedesimarmi. Assur nella Semiramide e Maometto II di Rossini; alcuni ruoli del primo Verdi fra cui Attila, Oberto conte di San Bonifacio, mi hanno portato a una maturazione vocale. Ho cantato tanto sia il Conte nella Sonnambula che Giorgio de I Puritani di Bellini, hanno tracciato la mia strada.

 

Se tornasse indietro cosa non rifarebbe?

Forse avrei cercato un metodo tecnico per avvicinarmi prima al repertorio verdiano, mi sono molto dato ai grandi autori del primo Ottocento, soprattutto a Rossini, solo negli ultimi dieci anni ho interpretato Verdi. Per anni ho cantato solo in Italia, oggi prevalentemente all’estero e forse avrei potuto pensarci prima. Ma, in fondo, amo talmente il mio lavoro che sono felice sia andata così.

Foto di prova dell’allestimento de I masnadieri. Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

I Masnadieri

Opera tragica in quattro atti dalla tragedia Die Räuber di Friedrich Schiller

Libretto di Andrea Maffei

Musica di Giuseppe Verdi

Teatro alla Scala dal 18 giugno al 7 luglio 2019

 

(Edizione critica a cura di Roberta Montemorra Marvin;

the University of Chicago Press e Casa Ricordi, Milano)

Prima rappresentazione: Londra, Her Majesty’s Theatre, 22 luglio 1847

Prima rappresentazione al Teatro alla Scala: 20 settembre 1853

Nuova produzione Teatro alla Scala

Direttore Michele Mariotti

Regia David McVicar

Scene Charles Ewards

Costumi Brigitte Reiffenstuel

Luci Adam Silverman

Movimenti coreografici Jo Meredith

Personaggi e interpreti

Massimiliano Michele Pertusi

Carlo Fabio Sartori

Amalia Lisette Oropesa

Francesco Massimo Cavalletti

Arminio Francesco Pittari

Moser Alessandro Spina

Rolla Matteo Desole

Coro e Orchestra del Teatro alla Scala

Maestro del Coro Bruno Casoni

 

Immagine di copertina: Foto di prova dell’allestimento de I masnadieri. Crediti: Brescia/Amisano - Teatro alla Scala

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0