11 maggio 2016

Prima che il tempo si porti via tutto

Sanctuary Line, della brava autrice canadese Jane Urquhart, è un lungo e sinuoso monologo, una confessione fatta a qualcuno la cui identità si scoprirà solo alla fine. Ma è anche la sapiente fotografia del tempo e dello spazio della memoria.

Liz Crane, entomologa che studia la migrazione delle farfalle monarca, torna a vivere nella fattoria in riva al lago che è stata il luogo della sua infanzia. Ciò che la circonda dopo molti anni è però la landa di una memoria sopita: non esiste più nulla di quello che era un tempo. Non la prosperità e i rigogliosi alberi da frutta, non i braccianti che venivano dal Messico per la stagione della raccolta, non più gli zii e i cugini, le nuotate nel lago, i giochi, i racconti. Non più, il cedro ricoperto di farfalle che divampava di ali arancioni e, come un rogo avvistato da lontano, annunciava la fine dell’estate. Ora quello che fa Liz è proprio studiare le farfalle, tenerle ferme, etichettarle, trarre conclusioni sul loro migrare e mutare, sul loro morire, nascere e trasformarsi: una specie di tentativo di fermare il tempo.

Quello che rimane è una casa cigolante, i suoi vetri, e il loro costante gioco di riflessi: le finestre a nord che, contrapposte a quelle a sud, riproducono e mescolano vedute marine; gli specchi che rifrangono la luce del lago, e a volte i pioppi che costeggiano la riva. Uno scorrere di immagini in superficie che ne mette in moto uno più profondo.

Liz è l’unica rimasta in vita dell’intera famiglia Butler. È sola, cerca risposte. Dov’è che quel mondo si è infranto? Cos’ha portato alla scomparsa di Stanley, lo zio seducente e carismatico? Come si spiega il mistero di Mandy, la ragazza amante della letteratura che ha scelto la vita militare ed è morta in Afghanistan? “ Non c’è spiegazione alla perfetta simmetria delle sopracciglia di un ragazzo, né al disegno esatto dell’ala di una farfalla”. L’unica possibilità è ricordare, riscrivere la vita, ripopolare la memoria.

È così che procede la narrazione: a tentoni, da un racconto all’altro, riproducendo i sentieri, le linee tortuose della mente; mimando una vita che sembra un ramo spezzettato: punti di rottura, nuovi rettilinei. Dalle generazioni di avi guardiani di fari fino a quelle di frutticoltori; dalla necessità di vivere vicino all’acqua, un luogo indisciplinato e indisciplinabile, a quella di cavare la vita dalla terra. Le danze di campagna, le aste di vecchi oggetti, i fienili spazzati via dai cicloni, i bambini del faro scaraventati in mare, il vecchio guardiano suicida, i fossili sulla spiaggia, i pupazzi di neve vestiti di tutto punto, le spose tardive, le barche di carta spinte nell’acqua e quella parola, naufragio, che suona ora come una profezia; la solo apparente allegria delle farfalle monarca: la felicità di superficie che accomuna tutti i personaggi di Sanctuary Line.

Nel suo ondivago interrogarsi, la protagonista tratteggia gli indimenticabili ritratti delle persone amate: Teo, il ragazzo messicano, di cui Liz era innamorata, le sue mani forti e rivelatrici di misteri; la cugina Mandy, la sua intelligenza, la sensibilità di capire le pieghe della poesia e cogliere il mistero delle cose, l’emozione che l’ammutoliva davanti all’uomo amato; lo zio Stanley, dall’ambiguo fascino e dalla mirabili doti affabulatorie, che “era come una di quelle poche monarca vulnerabili, o forse più esattamente come le loro imitatrici, le viceré. La maggior parte di noi ne vedeva solo il colore e la grazia, e credevamo, di conseguenza, che fosse invincibile. Solo qualcuno molto vicino a lui sarebbe stato in grado di percepirne la vulnerabilità, l’impotenza di fronte a un attacco”.

Urquhart, esponente di una generazione di scrittrici che comprende Atwood, Gallant e Munro, compone una narrazione dallo stile eccellente che nelle atmosfere ricorda Il Mare di John Banville. La sua è un’indagine piena di malinconia: cerca di cogliere i particolari di una vita - la sua imprevedibilità, la fragilità dei legami - prima che il tempo si porti via tutto; cerca di descrivere il punto esatto in cui l’intera vita di una famiglia ha iniziato a inclinarsi, a trasformarsi in tragedia, in scomparsa, e in morte.

Tutto sembra ricongiungersi in un disegno preciso sotto gli occhi dell’entomologa. L’unica cosa che continua a sfuggire, come una farfalla in volo, è proprio l’amore.

 

Jane Urquhart, Sanctuary Line, Nutrimenti, pp. 240 – € 17 Traduzione di Nicola Manuppelli

 


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