1 giugno 2018

Primitive sequenze alfabetiche

Un reperto egizio del 1400 a.C., scoperto in una tomba nel 1995 ma ora di nuovo analizzato, potrebbe rappresentare la più antica testimonianza sinora rinvenuta della sequenza alfabetica ABGAD (all’origine del nostro ABCD) di una lingua semitica primitiva.

L’origine  della scrittura alfabetica è ancora da indagare, ma va, con ogni verosimiglianza, fatta risalire a quella utilizzata per alcune iscrizioni incise sulle rocce presso le miniere egiziane del Sinai. Queste iscrizioni, dette “protosinaitiche” e risalenti alla prima metà del II millennio a.C., presentano segni derivati dai geroglifici egiziani, ma letti secondo la pronuncia semitica. Ad esempio, il segno geroglifico della casa, in egiziano pr, viene letto beth e quindi utilizzato per il suono /b/.

Nella seconda metà del II millennio nella città di Ugarit, nella Siria costiera, veniva utilizzata una scrittura alfabetica, che scomparve con la distruzione della città da parte dei Popoli del mare, ma questa volta con tre vocali (‘a, ‘i, ‘u), incisa su tavolette d’argilla tramite una cannuccia: nella riflessione sulla scrittura, gli scribi ugaritici avevano trovato come unità minime della lingua i fonemi, ai quali associavano grafemi, secondo un rapporto biunivoco.

Le grandi novità dell’alfabeto fenicio sono state quelle di aver ridotto il numero dei segni a 22 e di aver eliminato le vocali, non necessarie per la scrittura delle lingue semitiche. Il problema riguarda la datazione iniziale, collocata da alcuni studiosi XIII e da altri nel X secolo a.C. Di fatto, il sistema fenicio, proprio per la sua semplicità, è stato alla base dei successivi alfabeti, prima di tutto quelli greci.

Ora in questo reperto, scritto in geroglifici egizi ieratici (sostanzialmente, in egizio corsivo), in base alla ricostruzione dei suoni delle parole in esso scritte, sarebbero stati ritrovati non uno ma due inizi di sequenze diverse di alfabeti semitici primitivi: in un lato, che suggerisce un riferimento alla sequenza ABGAD, si trovano le parole di origine semitica bibiya-ta (forse “lumaca”), garu (forse “colomba”) e da’at (forse “aquilone”), e simboli che potrebbero indicare la parola elta’at (forse “geco” o “lucertola”), a formare così una frase quale “e la lucertola e la lumaca, e la colomba e l’aquilone"; nell’altro lato, altre parole di origine semitica potrebbero invece riportare le prime lettere di un’altra sequenza alfabetica primitiva semitica denominata Halaḥam.

Secondo l’autore della ricerca Thomas Schneider, che in particolare ha analizzato il lato della sequenza ABGAD (mentre l’altro era già stato studiato da Ben Haring nel 2015), si tratterebbe di una traslitterazione in egizio di parole in lingua semitica forse compiuta da uno scriba al fine pratico di imparare le lingue, cercando così di memorizzare entrambe le sequenze alfabetiche.

La principale difficoltà di questa ricerca, tuttavia, dipende dal fatto che non esistono prove scritte in semitico coeve e che quindi è necessario fare riferimento a testi successivi in cui il significato delle parole potrebbe essere nel frattempo cambiato: spetterà alla comunità scientifica valutare la fondatezza dell’ipotesi di Schneider, che tuttavia sembra coerente a quella di Haring sulla sequenza Halaḥam, che ha raccolto un ampio consenso.

 

Crediti immagine: da de:Mark Lidzbarski, 1898 [Public domain or Public domain], attraverso Wikimedia Commons


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