28 ottobre 2013

Privacy online, UE sotto tiro

La commissione Libertà e diritti civili del Parlamento europeo ha dato il primo via libera all’istituzione di nuove norme volte a ostacolare l’acquisizione illegale dei dati dei cittadini europei da parte di nazioni, aziende e società straniere. Il voto, passato con ampia maggioranza, è arrivato a ridosso del nuovo datagate esploso tra Stati Uniti e Francia, al quale sono seguite le dichiarazioni di Glenn Greenwald – il giornalista britannico che custodisce i file di Edward Snowden, la ‘gola profonda’ alle cui rivelazioni si deve l’ultimo scandalo sulle intercettazioni – secondo il quale la US National Security Agency (NSA) avrebbe spiato non solo cittadini e istituzioni europee, ma addirittura 35 leader politici mondiali. Intuibile perciò la motivazione che ha spinto la Comunità Europea a inasprire la protezione dei dati di oltre 500 milioni di cittadini, soprattutto attraverso nuovi strumenti sanzionatori. Nello specifico, il divieto di spostare illegalmente i dati dei cittadini europei verso Paesi terzi o istituzioni e aziende straniere, pena una multa che può arrivare fino a 100 milioni di euro o corrispondere al 5% sul fatturato dell’azienda coinvolta. Eppure le nuove disposizioni non hanno mancato di suscitare polemiche e alcune perplessità. La Quadrature du Net – osservatorio francese sui diritti dei consumatori – non ha mancato di sottolineare alcune lacune che rischiano di minare l’efficacia di queste normative. Una tra tutte, l’individuazione vaga dei limiti del cosiddetto ‘legittimo interesse’, che opportunamente sbandierato dalle aziende potrebbe essere l’ariete di sfondamento capace di invalidare l’intera normativa. “Una compagnia di servizi potrebbe affermare che è nel suo legittimo interesse collezionare dati allo scopo di fornire un servizio sempre migliore ai propri clienti”, afferma Jérémie Zimmermann, un esponente dell’organizzazione. Insomma, la UE sembra ancora lontana dall’aver definito un piano d’azione certo ed efficace contro l’appropriazione indebita di dati, e in ogni caso questa nuova direttiva segna l’inizio di un percorso che si concluderà soltanto a marzo del prossimo anno. Tuttavia per Viviane Reding, vicepresidente della commissione giustizia della UE, il voto (passato con 49 sì, 3 no e un astenuto) è un chiaro segnale che “da oggi la protezione dei dati è priorità dell’Europa.”


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