09 settembre 2013

Sacro GRA trionfa al Festival del Cinema di Venezia

La vittoria di Sacro GRA, che si è aggiudicato il Leone d’Oro come miglior film alla 70° edizione del Festival di Venezia, è destinata, volente o nolente, a fare storia. Non bastasse quella cifra tonda e simbolica – 15, ovvero gli anni passati dall’ultimo trionfo di un film italiano al Lido (il successo di Così ridevano di Gianni Amelio nell’edizione del 1998) – l’opera di Gianfranco Rosi è stato il primo documentario italiano, in tutta la storia del Festival, a essere stato candidato per la massima categoria. Onore che Sacro GRA ha ripagato ampiamente, segnalandosi come l’unica vera opera capace di portare un soffio di sana ‘poetica del reale’ (“Un film dal sapore francescano per la sua purezza”, per usare le parole del presidente Bertolucci) in un concorso che, quest’anno, è apparso molto lontano dai lustri hollywoodiani a cui ci avevano abituati le precedenti edizioni (che sia un bene o un male rimane difficile da giudicare). Sicuramente la svolta ‘indipendente’ declinata quest’anno dal Festival ha saputo valorizzare piccole realtà autoriali (nazionali e non) come Eastern boys di Robin Campillo, che si è aggiudicato il premio come miglior film nella sezione Orizzonti, mentre la parabola decadente della famiglia disagiata e violenta raccontata da Alexandros Avranas in Miss Violence si è meritato il Leone d’Argento per la miglior regia e la Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile, assegnato all’attore Thermis Panou. Disilluse invece le aspettative di quanti, alla vigilia della Mostra, davano l’attesissimo Philomena come favorito: la nuova pellicola di Stephen Frears si dovuta ‘accontentare’ del premio per la migliore sceneggiatura (firmata da Steven Coogan e Jeff Pope), mentre il Gran Premio della Giuria è stato assegnato a Jiaoyou (Stray dogs) di Tsai Ming-liang.


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