21 gennaio 2020

Santiago a Mil. Tra le proteste sociali, uno dei più importanti festival culturali dell’America Latina

di Fernando Ayala

Come avvenuto negli ultimi 27 anni, durante il mese di gennaio, nell’estate dell’emisfero sud, in Cile, si svolge un grande festival di teatro, danza, musica e poesia chiamato Santiago a Mil, che, nelle sue tre settimane di attività, riempie con oltre 300.000 persone sale di teatro e strade delle principali città cilene. Quest’anno, nonostante nel Paese continuino le manifestazioni di protesta, il programma non è stato significativamente modificato e vengono presentati circa un centinaio di spettacoli, trentotto dei quali a cura di compagnie provenienti da Paesi stranieri come Germania, Argentina, Australia, Belgio, Bolivia, Brasile, Cile, Cina, Cuba, Stati Uniti, Francia, Grecia, Haiti, Italia, Libano, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Portogallo, Svizzera, Taiwan, Uruguay e Venezuela.

Come si spiega che, nel mezzo di una rivolta sociale delle dimensioni di quella in corso in Cile, si possano presentare spettacoli artistici  e concerti di musica, a pagamento e gratuiti, senza – finora – il minimo incidente? La risposta sta nell’importante ruolo che svolge la cultura; una questione che la politica ha difficoltà a comprendere o che semplicemente non vuole riconoscere, in cui si aprono spazi per condividere emozioni, divertirsi e vivere l’esperienza di un arricchimento senza subire le dinamiche della commercializzazione della cultura. È attraverso l’arte e le rappresentazioni artistiche di qualità che un messaggio di dignità e rispetto può raggiungere le persone alle quali, in molti casi, questo festival ha permesso per la prima volta di assistere a uno spettacolo teatrale o di ascoltare recital di poesia o danza.

Il festival Santiago a Mil è infatti animato da spettacoli di livello mondiale, con compagnie come il teatro francese Royal de Luxe e il Théâtre du Soleil di Ariane Mnouchkine, o i monologhi di Alessandro Baricco, o lo spettacolo presentato dalla ballerina e coreografa Pina Bausch, creato appositamente per questo festival e andato in scena la prima volta nel 2010. Ecco perché ogni anno promotori della cultura di tutto il mondo si incontrano a Santiago per cercare opere da portare nei loro Paesi.

Santiago a Mil, creato nel 1994 da un piccolo gruppo visionario di donne e uomini legati al teatro, è stato il naturale esito dei lunghi anni della dittatura di Pinochet, dove cultura e arte erano considerate sovversive e creativi e artisti dovevano mimetizzare il loro messaggio per non essere soggetti a censura. Tuttavia, in Cile il regime non è mai stato in grado di mettere a tacere la voce di drammaturghi, attrici e attori coraggiosi e registi che hanno resistito alle minacce, alcuni pagando con la vita. Simbolico è il caso della compagnia teatrale cilena ICTUS, creata nel 1955 e che non ha mai smesso di portare in scena le sue opere anche nei periodi più duri della dittatura di Pinochet.

Drammatico e commovente è quanto avvenuto nel 1985, quando durante la messa in scena di un’opera di Mario Benedetti, Primavera con un angolo rotto, al noto attore Roberto Parada fu comunicato che era stato trovato il corpo senza vita di suo figlio José Manuel, sociologo impegnato nelle questioni relative ai diritti umani, insieme ad altri due leader comunisti, Santiago Nattino e Manuel Guerrero, trucidati dagli agenti di Pinochet. Tuttavia, quando ormai il pubblico era già stato informato che lo spettacolo sarebbe stato sospeso, Parada, attore con una lunga carriera alle spalle, decise di portare a termine comunque il suo impegno proprio per rispetto del pubblico, che seguì fino alla fine, commosso e con le lacrime agli occhi. Questo episodio fa parte della storia del teatro cileno, così come lo è Santiago a Mil che, con i suoi programmi, ospiti, artisti, laboratori e centinaia di migliaia di spettatori, riesce a mantenere vivo uno spazio di cultura e pace.

 

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