21 novembre 2017

Scoperti sette nuovi vulcani nel Mar Mediterraneo

È stata annunciata il 13 novembre scorso l’esistenza di sette nuovi vulcani nel Mar Mediterraneo che, sommandosi con i restanti già noti, formano una catena di quindici vulcani sommersi.

La scoperta è avvenuta in conseguenza delle numerose campagne oceanografiche che negli ultimi anni sono state condotte da un team internazionale di vulcanologi, geofisici e geologi marini dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV e IAMC), dell’Istituto per l’Ambiente Marino Costiero del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IAMC-CNR) e del Geological and Nuclear Sciences (GNS; Nuova Zelanda). È stata la rivista Nature Communications a pubblicarne il lavoro, intitolato: Volcanism in slab tear faults is larger than that in island-arcs and back-arcs.

Durante queste indagini sono stati raccolti dati batimetrici, magnetici e gravimetrici; sono stati, inoltre, effettuati carotaggi e osservazioni dirette del fondale marino con il ROV (Remote Operating Vehicle), un veicolo sottomarino pilotato a distanza.

La catena si trova tra il Marsili (l’altro grande vulcano sottomarino del Tirreno), le Isole Eolie e la Calabria, in un’area che complessivamente si sviluppa per 90 km di lunghezza e 20 di larghezza, partendo a sud della costa di Salerno e finendo circa 30 km a est della costa di Sangineto e formando una spaccatura della crosta terrestre dalla quale fuoriescono magmi provenienti dalle Isole Eolie, dal Tirreno centro-meridionale e dall’area compresa tra la Puglia e la Calabria. Secondo lo studioso Salvatore Passaro, geologo marino dell’IAMC-CNR, questi vulcani hanno avuto una genesi molto antica (300.000 e 800.000 anni fa) e non è da escludere che siano stati attivi anche in tempi più recenti; inoltre, a essi, situati in zona di anomalia termica (circa 500 °C a 1 km sotto il fondo del mare),  va attribuita l’attuale attività idrotermale sottomarina. Quest’ultima si ha in conseguenza di gas cauti, il che spiega come, sebbene vi sia presenza di gas magmatici (magma attivo), non risultino problemi di sicurezza per la popolazione.

Sempre secondo Passaro molte di queste strutture vulcaniche presentano caratteristiche compatibili con l’apertura di micro-bacini oceanici dove si crea nuova crosta terrestre a seguito della risalita dei magmi lungo le fratture.

La ricerca è iniziata con l’analisi di ogni singolo edificio vulcanico, per poi concludersi con la modellazione dei dati geofisici e morfo-strutturali sull’intera struttura crostale. I ricercatori ritengono che lo studio sia ancora agli inizi: la conoscenza della storia eruttiva di questi vulcani è ancora parziale e necessita di ulteriori dati e ricerche oceanografiche, ma risulta essere una scoperta rivoluzionaria delle conoscenze geodinamiche del Tirreno e delle zone di subduzione nel mondo per i risultati raggiunti, che possono aprire nuove strade non solo nella ricostruzione dell’evoluzione della crosta terrestre, ma anche nell’interpretazione e nel significato geodinamico delle catene vulcaniche sottomarine attive.


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