09 dicembre 2014

Ševčenko (il poeta) compie due secoli

Chi sia Ševčenko è ovvio. Lo sanno tutti. Andrij Ševčenko è stato uno dei migliori calciatori del mondo, e ha vinto molti titoli in Italia, Inghilterra e nel paese dov'è nato, l'Ucraina. Vero, ma solo in parte. Se chiedi a un ucraino chi è Ševčenko la risposta è immediata: Taras Ševčenko è il più famoso poeta e il più grande profeta della nazione. Come Dante per l'Italia o Shakespeare per l'Inghilterra.

È talmente venerato in Ucraina che la gente lo chiama col patronimico, Taras Grigorovič Ševčenko. È anche noto per i suoi squisiti disegni, quadri e incisioni. Era allievo del grande artista russo Karl Brjullov, l'autore dell'opera L'ultimo giorno di Pompei, lavoro monumentale accolto con scetticismo in Europa, ma considerato come il suo capolavoro in Russia. Comunque, Ševčenko è noto soprattutto come poeta nonché come uno dei fondatori della tradizione letteraria ucraina. Nato nel villaggio di Morinci nel 1814, Taras era il terzogenito di una famiglia di poveri contadini. La leggenda vuole che i suoi avi fossero cosacchi e abbiano preso parte a ribellioni e guerre di indipendenza. Ma le ribellioni sono state duramente represse, e i cosacchi trasformati in contadini e privati di diritti e libertà. Ševčenko si è messo a dipingere a un'età molto precoce. Più tardi, ha iniziato a scrivere poesie. Essendo un servo della gleba e dunque limitato nell'azione, ha dovuto fare i conti con la quasi impossibilità di studiare arte. Nonostante questo, è riuscito a rivelare il proprio talento in modo da attirare attenzione di alcuni artisti ucraini e russi diventando amico di qualcuno di loro. Dal momento che solo gli uomini liberi potevano studiare all'Accademia di San Pietroburgo. Il suo padrone, Pavel Engelhardt, che era un latifondista, chiese una cifra elevatissima per la liberazione, ma l'artista Karl Brjullov e il poeta Vassilij Žukovskij, con un gesto perentorio e generoso, lo hanno liberato dalle catene nel 1838. Dopo la liberazione il suo talento è esploso. Disegni a china, acquerelli, ritratti e autoritratti a olio, incisioni... Era un artista molto prolifico. Ma non ha smesso di scrivere poesie. La sua raccolta più celebre è Kobzar. Il kobzar è un musicista che suona la kobza, uno strumento popolare a corde, considerato comunemente dagli ucraini come sintesi della loro mentalità. Ševčenko ha avuto una vita dura. Forse per questo se n'è andato nel 1861, troppo presto, all'età di 47 anni. Per essere esatti, 47 anni e un giorno. È stato sepolto a San Pietroburgo. Ma aveva chiesto di essere sepolto nella piccola città di Kaniv, che attualmente si trova nella provincia di Čerkasi, a sud di Kiev. Le autorità zariste, loro malgrado, hanno acconsentito che il suo corpo fosse sepolto di nuovo secondo quanto desiderava. “Fra la steppa della mia/ bella Ucraina./ Che si vedano i campi/ il Dnepr con le rive,/ che si oda il muggito del fiume stizzito./ Quando porterà il fiume/ Al mare azzurro/ il sangue nero nemico,/ il sangue impuro,/ lascerò allora la mia tomba,/e andrò a Dio per pregare... prima di ciò/ non conosco Dio” (da Testamento). Celebrazioni sono in corso in tutta l'Ucraina quest'anno per il bicentenario, Kaniv non fa eccezione. È un posto molto pittoresco sulle sponde del Dnepr. Oltre a essere il luogo della sepoltura di Ševčenko, accoglie una sessione annua en-plein-air per scultori e pittori ucraini. Jurij Staškiv, uomo d'affari locale che organizza l'evento, dice che quest'anno tutto si è intrecciato: “Da una parte, celebriamo il bicentenario di Ševčenko. Dall'altra, l'Ucraina passa un periodo difficile. E, inoltre, gli artisti qui cercano di trasmettere le loro sensazioni positive e di portare all'esterno un carico emozionale” dice Staškiv. Volodimir Kočmar, scultore dall'aspetto corrucciato ma profondamente appassionato, di Kharkiv, Ucraina orientale, dice che Kaniv è davvero superba come scenografia en-plein-air. “Il contesto è sontuoso e siamo sopraffatti dall'ispirazione” precisa, aggiungendo: “La nostra libera espressività si scatena in questa terra, e niente può imbrigliarla”. Tuttavia, le edizioni passate erano più vivaci. Oleksandr Djačenko, organizzatore di diversi incontri di questo tipo a Kaniv, dice che la guerra nelle province orientali ha impedito ad alcuni artisti stranieri di venire. “Artisti stranieri hanno partecipato nel passato, ma non sono riusciti a venire quest'anno a causa della guerra”, dice questo scultore dall'aspetto solido. Un altro partecipante, il pittore Oleksandr Babak, dice: “È dura lavorare in queste condizioni”. Babak si riferisce alla guerra e alle sofferenze connesse. “Ma a volte, quando lavori ti distrai da queste tristi vicende”. Babak crede che “la presenza di Ševčenko è nell'aria qui, lo sentiamo spiritualmente”. Per lui “Ševčenko è prima di tutto e soprattutto un poeta e un artista nella sua poesia, perché la sua stessa poesia era arte”. La guerra ha un impatto sull'arte, perché gli artisti sono molto sensibili a questi improvvisi cambiamenti sociali. Certo. Ma possono gli artisti fare qualcosa per riconciliare le parti in conflitto? Babak e Djačenko sono molto pessimisti. Dicono che tutto quel che si può fare, da parte degli artisti, è donare parte dei guadagni all'esercito. Gli artisti, inoltre, venderanno alcune delle sculture e dipinti realizzati in questa sessione per sostenere giovani promettenti delle regioni colpite dalla guerra all'Est, dice Djačenko, quotato da Forbes come il numero due degli scultori in Ucraina, l'anno scorso. Oleksij Litvinenko, un pittore cordiale, dice di avere grande considerazione di Ševčenko “come pittore, poeta, pensatore e personaggio pubblico”. Litvinenko pensa che il grande poeta sia “uno dei pilastri che sostengono la nazione ucraina”. Rivela che le ostilità influenzano molto il suo lavoro: “Quando si leggono o vedono le notizie sull'aggressione dell'Ucraina, non si può fare a meno di essere influenzati”, secondo lui. L'evento è stato un successo, con molte opere interessanti prodotte, secondo la critica Marina Strel'cova. “Questi incontri, così come quelli precedenti, hanno fatto registrare un livello professionale alto. Gli artisti hanno avuto libertà di espressione. Non c'erano limiti se non le dimensioni della tela o della pietra”, spiega. Non solo artisti famosi lavorano a Kaniv. Olga Kapustjak è una studentessa dell'Accademia delle belle arti di Lviv, Ucraina occidentale. “Ci sono artisti esperti qui e posso imparare molto da loro. A volte non capisco l'arte contemporanea, ma quando parli con l'artista, capisci meglio il suo lavoro”. L'arte rende liberi e creativi. Nato servo della gleba e quindi riscattato dagli amici per una cifra elevata corrisposta al padrone, Ševčenko era in aperta opposizione alla politica repressiva degli zar russi nei confronti della nativa Ucraina. È stato duramente punito per le sue critiche aspre al regime zarista contenute nei suoi poemi e lo hanno esiliato in una regione remota dell'impero, dove ha trascorso dieci lunghi anni. Ecco perché l'eredità culturale di Ševčenko è apprezzata oggi in Ucraina.

 

Traduzione Antonio Armano


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0