01 giugno 2017

Sgt. Pepper compie 50 anni

Il primo giugno 1967 usciva un disco dal titolo curioso e interminabile e dalla copertina dai colori psichedelici, affollata di fiori e facce: l’etichetta era la Apple Records, i musicisti erano i Beatles, e quello era il loro ottavo album in studio. Si chiamava Sgt. Pepper’s lonely hearts club band, ed effettivamente i quattro di Liverpool figuravano in prima fila, su quella copertina destinata a diventare una delle maggiori icone pop del secolo, abbigliati per l’occasione con le vistose divise tipiche di una marching band. Intorno a loro, personaggi storici e meno storici che i Beatles avrebbero considerato “il loro pubblico perfetto”: tra gli altri, Karl Marx, Albert Einstein, Marlon Brando, Oscar Wilde, Bob Dylan e anche un italiano, Sabato Rodia, emigrato e artista autodidatta che aveva costruito a Los Angeles le Watts Towers.

Numerosissimi sono i primati di questo disco – primo tra i migliori 500 album della storia secondo Rolling Stones, vincitore di 4 Grammy nel 1968 –, così come gli aneddoti sviluppatisi intorno a esso: dal fatto che la foto in cui McCartney è l’unico di spalle avallasse la fantomatica teoria del “Paul is dead”, al riconoscimento immediatamente tributato al disco da Jimi Hendrix, che solo tre giorni dopo la sua uscita aprì un concerto suonando proprio Sgt Pepper’s, title-track dell’album. Per ogni canzone ci sarebbe una storia da raccontare.

Sono tredici in tutto le tracce che lo compongono, tra cui Lucy in the sky with diamonds, ispirata alle visioni di Lewis Carrol, che diverrà la colonna sonora della Summer of Love; Getting better, che richiama le sonorità dei primi album; She’s leaving home, dettata dal fenomeno della fuga degli adolescenti dalla famiglia, espressione del disagio giovanile di un’intera generazione; When I’m sixty-four, omaggio al padre di Paul McCartney e agli stili musicali degli anni Venti; A day in the life, da più parti riconosciuto uno dei brani di più elevata ispirazione musicale dei Beatles.

Il disco ha segnato il definitivo passaggio dei Beatles da idoli pop adolescenziali a punti di riferimento del movimento mondiale di liberazione spirituale che attraversò il Sessantotto e ha lasciato una sterminata eredità culturale che coinvolse la musica dei decenni successivi, il cinema (nel 1978 ne fu tratto un musical in cui compaiono, tra gli altri, Aerosmith e Alice Cooper) e le arti visive.

Per celebrare il suo prestigioso anniversario è stato ripubblicato lo scorso 26 maggio, con l’aggiunta di molti materiali inediti, a cura di Giles Martin, figlio di George, il produttore originale, con lo scopo di offrire ai fan storici e soprattutto alle nuove generazioni un nuovo viaggio all’interno di un album che ha segnato in modo indelebile la storia della musica.

 


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