03 giugno 2013

Slow Food story, la rivoluzione è un piacere

Dopo essere stato presentato al Festival di Berlino 2013, nella sezione Kulinarisches Kino (dedicata al rapporto tra cinema e cibo), arriva nelle sale italiane Slow Food story, film-documentario che, in bilico fra tradizione e mito, gastronomia e poesia, racconta i dettagli della nascita e dell’affermazione mondiale del movimento Slow Food, associazione no-profit che a oggi vanta più di 100.000 soci disseminati in oltre 130 Paesi. Il documentario, diretto da Stefano Sardo, ripercorre 25 anni di vita del movimento, senza mai perderne di vista la figura centrale, il vero vate della filosofia Slow Food nel mondo: il fondatore Carlo Petrini (ma per tutti Carlìn). Nel 1989 Petrini, con l’aiuto di amici improvvisatisi collaboratori, diede vita a un movimento che, partendo da Bra (cittadina sud-piemontese di 27.000 abitanti), è man mano assurto a vero e proprio fenomeno mondiale, che conta decine di migliaia di soci e simpatizzanti in tutto il mondo e che ha portato, tra le altre cose, alla fondazione dell’Università di Scienze Gastronomiche e all’inaugurazione del Salone del gusto di Torino (dove avvenne l’incontro memorabile tra Carlo Petrini e forse il più celebre dei suoi fan, il principe Carlo d’Inghilterra). Ma il maggior pregio del documentario di Stefano Sardo è appunto quello di non esaurirsi nella glorificazione del personaggio di Petrini, ma anzi di cogliere con distacco la sincerità di un progetto che, partito quasi per caso sull’onda di un’utopia edonistica (“cambiare il mondo e salvare il pianeta praticando il piacere”), è arrivato a diffondere a livello globale l’idea che in quello che mangiamo non c’è soltanto la qualità dei suoi ingredienti, ma anche e soprattutto l’attenzione verso l’ambiente, gli equilibri sociali e le tradizioni culturali: in definitiva, la cura e l’attenzione verso quello che siamo.


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