10 febbraio 2014

Stare al buio aguzza l’udito

È possibile che lo straordinario talento musicale di artisti come Ray Charles e Stevie Wonder sia imputabile (anche) alla loro cecità? Un nuovo studio sembra fornire importanti indizi sulla validità di questa teoria, dimostrando come gli animali adulti, tenuti in una protratta condizione di oscurità, tendano a sviluppare maggiormente le cellule cerebrali adibite alla ricezione e identificazione dei suoni. La ricerca coordinata da Hey-Kyoung Lee, neuroscienziato presso la Johns Hopkins University a Baltimore (Maryland), si è concentrata su due gruppi distinti di topi adulti. Il primo gruppo è stato mantenuto in un ambiente oscuro per l’intero arco di una settimana, mentre il secondo è rimasto esposto alla luce naturale. Utilizzando degli elettrodi per misurare l’attività dei neuroni presenti nella corteccia uditiva primaria degli animali (ovvero la parte del cervello che elabora la tipologia, l’intensità e la provenienza di un suono), i ricercatori hanno constatato che dopo una sola settimana il primo gruppo di topi si contraddistingueva nettamente dal secondo per una maggiore ‘sensibilità’ musicale, dovuta al cambiamento della forza delle connessioni sinaptiche presenti nella corteccia uditiva. Una prova che cambiamenti significativi di cellule cerebrali ‘adulte’ possono avvenire a distanza di un breve lasso di tempo. Nonostante i cambiamenti sensoriali dei topi fossero temporanei, i risultati potrebbero condurre i ricercatori a elaborare nuove metodologie di intervento tese a migliorare l’udito delle persone affette da sordità. “Moltissime persone cercano di recuperare l’udito attraverso gli impianti cocleari. Gli impianti funzionano molto bene con i bambini più piccoli, che riescono a guarire completamente”, afferma Lee, “ma gli adulti del tutto sordi hanno maggiori difficoltà a riacquistare l’udito con questi dispositivi.” Per questo motivo brevi periodi di privazione visiva potrebbero dimostrarsi un valido supporto: dopo aver ricevuto le protesi, e privati della luce, i pazienti adulti potrebbero imparare molto più velocemente come elaborare correttamente i suoni circostanti.


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