1 febbraio 2019

Stassi, Con in bocca il sapore del mondo

di Tamara Baris

Con in bocca il sapore del mondo, di Fabio Stassi, è una raccolta di ritratti di dieci poeti del Novecento (Vincenzo Cardarelli, Eugenio Montale, Salvatore Quasimodo, Guido Gozzano, Gabriele D’Annunzio, Dino Campana, Umberto Saba, Aldo Palazzeschi, Giuseppe Ungaretti, Alda Merini), raccontati attraverso le loro voci. Quello di Stassi è un racconto mimetico e fantastico, nato dal lavoro realizzato per una trasmissione trasmessa da Rai 5 (L’Attimo fuggente, in dieci puntate da trenta minuti) e ora raccolto nel libro pubblicato da Minimum Fax.

Il libro è una lettura piacevole e interessante per chi quei poeti li ha conosciuti, studiati, frequentati, ma anche e soprattutto per chi li ha letti a scuola e poi li ha, in parte o del tutto, dimenticati o per chi, ancora, li ignora. Penso ai più giovani, per esempio, che potrebbero imparare a conoscere, con la leggerezza malinconica di un esperimento ben riuscito di un appassionato lettore («Confesso di essermi messo al lavoro con l’entusiasmo e l’incoscienza di un adolescente che scopre la poesia per la prima volta», scrive l’autore), la forza e la profondità della poesia, l’umanità, la fragilità di uomini conosciuti, spesso, come monumenti o pagine frettolose di programmi scolastici. Stassi potrebbe avvicinarli a un mondo, apparentemente molto lontano e diverso dal loro presente, dalla loro quotidianità, incuriosirli, per poi sperare che li leggano e rileggano attentamente e nudi, sulla pagina, per poi comprenderli e studiarli, attraverso una guida sicura e una bibliografia ragionata e aggiornata, dopo averli incontrati, in una veste insolita, in queste imposture letterarie: attraverso le parole, ovviamente, ma anche la vita, i pensieri, attraverso le tracce degli uomini e delle donne che erano. Tracce perse nelle loro opere, rimaste nella memoria di chi li ha conosciuti, negli epistolari, nelle interviste, negli articoli, nelle foto, nelle gioie e nei dolori che li hanno segnati.

Non uomini esemplari, ma persone. Uomini e donne che hanno prodotto la poesia che distrattamente o attentamente abbiamo letto, che hanno vissuto in maniera esemplare il loro essere poeti, che hanno inciampato nelle loro esistenze di uomini (dice, per esempio, il Gozzano di Stassi: «Il mio problema è sempre stata la gravità, questo sentirmi sempre sbagliato, fuori stagione, fuori norma, fuori misura. Troppo pesante per le frivolezze del mondo e dei tempi, e troppo leggero per la realtà», p. 39).

Lo scrittore ricerca e ricrea, documenta e inventa e racconta – prestando la sua voce – a un D’Annunzio, per esempio, che se ne va «come un attore sulla scena» la sera di un mercoledì delle ceneri («Ma in fondo è giusto così, nessun rimpianto. Per uno come me non ci poteva essere luogo migliore che questa scrivania, il vero teatro di tutte le avventure», p. 23); a un Ungaretti sprofondato su una poltrona, «la voce eterna della poesia» e di Omero, uomo di pena e clown delle forme che sa che «si scrive soltanto per essere amati» (p. 95), «refrattario a qualsiasi calco o sigillo» (p. 97); a un Dino Campana uomo dei boschi nella sua esistenza perennemente non-finita, irrisolta (Marradi, le esperienze, i viaggi, i contatti con i poeti, I Canti orfici, l’amore per la sua Sibilla, le loro lettere strazianti «senza più la punteggiatura della normalità», p. 21).

Racconta queste storie quasi vere, sicuramente sincere, vive, perché – sarà banale dirlo – ma i poeti non muoiono mai e li presenta unici e irripetibili, ripercorrendo i loro passi nel mondo, e con in bocca il sapore del mondo, per ricordare a chi legge il sapore autentico della poesia (quella vera), la sua capacità di evocare, la precisione della lingua altra che da sempre la contraddistingue.

Quella di Stassi è, infatti, una dichiarazione d’amore nei confronti della poesia (che «è una maschera greca, un carnevale. È la dignità che non si ha. La dignità che si soffre» p. 149, dice Alda Merini), è un gioco per cercare la verità, dopo aver sapientemente mentito, l’approccio terapeutico di chi ha saputo avere cura della poesia e ha cura delle parole, di chi ha tentato «di restituire un battito d’ali, la testimonianza di un’avventura umana, di un’intimità».

 

Fabio Stassi, Con in bocca il sapore del mondo, Minimum Fax, 2018, pp. 150.


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0