19 aprile 2020

Storie virali. Coronavirus e colonizzazione

 

«L’universo coloniale rappresenta un terreno ideale per osservare lo stato di una scienza nelle sue applicazioni » (B. Latour)

 

La crisi sanitaria che sta colpendo un numero considerevole di persone in tutto il mondo rimodella costantemente le griglie di analisi e del pensiero cercando un modo per frenare la pandemia e ridurre la sua letalità. Molti esperti, la maggior parte dei quali specialisti di malattie infettive, armati del linguaggio della scienza (è dimostrato che, i fatti dimostrano ecc.), sono regolarmente mobilitati per ricordare le precauzioni da prendere nel contesto della crisi sanitaria. Recentemente due medici francesi, C. Locht, e J.-P. Mira, hanno attirato l'attenzione dei media proponendo di condurre esperimenti medici sulle popolazioni africane dove "non ci sono maschere, non ci sono trattamenti, non c'è rianimazione" per testare contro il Coronavirus l'efficacia del BCG (Bacillo di Calmette e Guérin), di solito utilizzato come vaccino antitubercolosi. La singolarità della proposta ha suscitato molte reazioni di indignazione. La spontaneità e l'ampiezza delle reazioni indicano che questa proposta scandalosa riattiva, in modo sotterraneo, i legami storici intessuti tra l'ex potenza coloniale e i Paesi dominati del continente africano. La discussione riguarda la scienza medica, che all'inizio del XX secolo ha organizzato l'installazione di un vasto programma sanitario su scala continentale, una politica considerata in Francia come "uno dei benefici della colonizzazione". L'incidente di questi giorni (seguito da scuse) ci dà l'opportunità di ricordare che la medicina coloniale praticava diffusamente quello che G. Chamayou chiama la sperimentazione sui "corpi vili".

 

Da questo punto di vista, l'analisi della situazione dell'Algeria coloniale può essere istruttiva per diversi aspetti. Il territorio algerino fu colonizzato precocemente (1830) con il supporto di un progetto di popolamento. Questa medesima congiunzione prefigura tutte le politiche di medicalizzazione applicate nell'impero coloniale francese. La storia di questo dispositivo sanitario costituisce l’idealtipo che ci permette, come scrive Chamayou, di "restituire quella parte di storia della scienze in cui il soggetto moderno si è costituito attraverso il degrado e l'esclusione di alcune categorie della popolazione, creando un dominio di soggetti non autorizzati, di pre-soggetti, di figure di abiezione, di popolazioni cancellate dalla vista… Dei corpi vili, appunto, quelli dei condannati a morte, dei detenuti, dei prigionieri, degli orfani, delle prostitute, degli internati, dei paralitici, degli schiavi, dei colonizzati che sono stati utilizzati come materiale sperimentale per la costituzione della moderna scienza medica”.

 

Già nel 1830 la medicina occidentale, allora in piena espansione, divenne il braccio armato dell'occupazione di terre "esotiche". Il ministero delle Colonie ha mobilitato enormi risorse per combattere le malattie che colpiscono la popolazione dei territori occupati (colera, malaria, febbre tifoide, vaiolo). L'investimento materiale (costruzione di ospedali, dispensari, laboratori) è una misura dell'importanza assegnata dalle autorità alla medicina. Tuttavia, è all'epoca della rivoluzione pasteuriana che è stata messa in atto una nuova modalità di intervento contro la malattia e sono emersi nuovi protocolli di analisi.

 

Il ricovero in ospedale attua l’isolamento e cura i pazienti contagiosi. Il laboratorio acquisisce importanza attraverso test sierologici che confermano le diagnosi. È questo un principio organizzativo che favorirà la produzione di molti vaccini, sfruttando in particolare tutte le conoscenze raccolte sui corpi "patologizzati". La lotta contro i parassiti degli Istituti Pasteur (stabilitisi in tutte le colonie) diventa l'ideologia dominante. L'idea è che, sotto i tropici, è possibile realizzare una medicina e una società pasteurizzate. Il quadro epistemologico permetteva a Calmette (1863-1933) di mettere le sue ricerche al servizio della colonizzazione, ma con l’esplicita condizione di ottenere "la garanzia di una totale libertà nelle sue scelte", di condurre esperimenti nel campo delle vaccinazioni nei Paesi arabi e di avere, in nome della scienza, la possibilità di legiferare sull’insieme del corpo sociale colonizzato.

 

Dal 1907 la malaria fu scelta come simbolo e sfida della nuova medicina pasteuriana. E. Sergent (1878-1946), a capo dell'Istituto Pasteur algerino, condusse esperimenti diretti sulle popolazioni del Mitidja. Gli “indigeni” sono stati utilizzati come supporto sperimentale per l'analisi dell'indice epidemico, per calcolare i vari parametri necessari e per stabilire la prevalenza della malattia. La pratica medica è sommaria: "(…) la palpazione può essere facilmente eseguita quasi di nascosto in pazienti eretti, per strada, senza spogliarli" (B. Latour). Gli indigeni, considerati focolai epidemici, ricevono un trattamento separato. La chininizzazione, per esempio, abbandonata per i coloni, è mantenuta per gli algerini. L'obiettivo, in nome della scienza medica, è chiaramente quello di aumentare la capacità di lavoro dei colonizzati e il loro rendimento economico.  

 

Tuttavia, sembra che l'ambizione della medicina coloniale, se si considerano le pratiche utilizzate e i mezzi impiegati in Algeria, abbia prodotto solo scarsi risultati. Questo caso specifico evidenzia che l'uso della scienza come unico argomento di autorità non protegge in alcun modo dagli eccessi inerenti a qualsiasi dispositivo biopolitico.

 

 

La versione originale in francese del presente articolo è disponibile qui

 

 

 

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Bibliografia per approfondire

 

A. Marcovitch, «French colonial medecine and colonial rule: in Algéria and Indochine», in Mac Leod, Disease, Medecine and Empire, Londres, Routtledje, 1988, p. 103-117

E. Longuenesse (dir.) Santé, Médecine et Société dans le monde arabe: héritages et enjeux. L’Harmattan, 1995

B. Latour, Pasteur: guerres et paix des microbes, Suivi des Irreductions, La découverte, Paris, 2005

G. Chamayou, Les corps vils. Expérimenter sur les êtres humains aux XVIII et XIXesiècles, Paris, La Découverte, 2008

Le Monde, Coronavirus: des spécialistes français s’excusent après leurs propos sur un test de vaccin en Afrique, 6 avril 2020

 

 

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Immagine: Francobollo dedicato a C.L.A. Laveran, emesso dall’Algeria nel 1954, dalla collezione di S.H. Watkins. Crediti: [ / CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/4.0 ] attraverso it.m.wikipedia.org

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