14 aprile 2020

Storie virali. Guerra alla guerra

 

Stavo scrivendo un articolo di critica del linguaggio metaforico marziale che ormai si usa diffusamente per la cronaca dell’attuale crisi epidemica. Risalivo al 1978, quando in un bellissimo classico Susan Sontag lo disarticolò. Non fu una volta per tutte, però. Il senso comune è ancora intriso di quelle metafore o lo è di nuovo oggi. Si pensi a frasi come «il nostro nemico è invisibile» oppure «dobbiamo combattere contro il mostro in prima linea». Poi mi sono detto: e se dichiarassimo guerra alla guerra? Lo fece un giovane anarchico tedesco, Ernst Friedrich, nel 1924. Radicalmente pacifista, a trent’anni mise insieme le immagini fotografiche e consentì al mondo di specchiarsi nell’orrore.

 

Il Coronavirus non è un criminale. Come racconta bene sul web lo storico Gianluca Briguglia, il virus si è diffuso dalla Cina grazie a un soffio vitale, uno spirito collettivo, l’anima del mondo: il maledetto germe ci racconta che siamo tutti uniti sul pianeta. Invero i microbi sono sempre una cartina di tornasole sociale. La pandemia attuale è una prova del fatto che i tagli alla sanità pubblica sono stati colpevoli. Scongiuriamo l’evidente metamorfosi contemporanea della medicina in una nuova forma di credulonismo. Certo che vanno rispettate medicina e religione, insieme. Ma l’ignoranza oscurantista si combatte, credo, solo rilanciando l’irriduzionismo critico, per demistificare proprio la mutazione del microbo in una sorta di capro espiatorio. I virus non sono mica i nuovi mostri: questi sono sempre i frutti inauspicabili di un sonno della ragione. Già i batteri con Louis Pasteur lo diventarono, mettendo in ombra i grandi igienisti precedenti.

 

Ora, di fronte allo scempio della sanità pubblica e all’erosione del diritto alla salute, di fronte alla nera signora con la falce che ci si manifesta col suo volto peggiore (e che pare sempre pronta e imbattibile a scacchi, come nel film di Ingmar Bergman) consentiteci di dire ai colpevoli che noi stiamo dalla parte della madre calabrese che rifiutò l’elogio nazionale di Bellini e Cocciolone (ce li ricordiamo?) per levare alto il suo lamento: «Maliditta sia la guerra!»; stiamo con il grande drammaturgo napoletano Roberto de Simone, autore della più bella opera teatrale del Novecento, La gatta Cenerentola, in cui a un certo punto faceva dire al personaggio della matrigna: «Ca te pozzano sparà na palla ’e cannone, ’mmocca te l’hanno ’a sparà!». Siamo contro i masters of war di tutti i tempi, quelli di cui cantava Bob Dylan, maledicendoli alla fine della sua struggente invettiva di protesta: «E spero che moriate e che la vostra morte arrivi presto».

 

Credo che con tutto lo spirito nazionale possibile, dobbiamo prendere atto oggi di una certa incertezza nel nostro Belpaese nella pianificazione anti-epidemia. Siamo tutti compresi in un forzato individualismo. È una solitudine alla quale siamo costretti, ma che certo rispettiamo molto. Restiamo però dubbiosi sul dopo: cosa accadrà? D’accordo, non (ri)prenderemo in mano Il Manifesto di Marx ed Engels, ma ridiamo almeno la giusta importanza all’economista britannico John Maynard Keynes, in malafede rimosso: che quei tagli alla sanità non si dovessero fare lui lo aveva detto già negli anni Venti del secolo scorso. Non era il New Deal sostenuto dalle sue teorie?

 

Tutto questo non è per dire «lo avevamo detto» (anche se lo avevamo detto). Come Jannacci sappiamo che dà giustamente fastidio dire «se me lo dicevi prima». Se ora lo facciamo, non è per processare in piazza chi pure è colpevole, ma perché consideriamo fondamentale il discernimento dei soggetti ai quali unirci nelle lotte che insieme vogliamo fare per il mondo di domani.

 

Dicono che dobbiamo stare calmi. Lo siamo. Che dobbiamo essere fiduciosi. Lo siamo. Che dobbiamo essere uniti. Oh se lo siamo! Osserviamo le nuove regole comuni scrupolosamente, con la massima attenzione. Però non potete chiederci di non sottoporre a critica la falsa unità. Come scrisse Bertolt Brecht: «L’uomo può volare e può uccidere. Ma ha un difetto: può pensare».

 

 

                                TUTTE LE STORIE VIRALI PUBBLICATE SU ATLANTE     

 

 

Bibliografia per approfondire

 

Bertolt Brecht, Poesie e canzoni, a cura di R. Leither e F. Fortini, Einaudi, Torino, 1962.

Centro di cultura popolare del Tufello -  Forum per il Diritto alla Salute: Convegno: Marx al Gemelli e Keynes all’Asl. Per una critica dell’economia politica in sanità, Roma, 24 novembre 2019.

http://www.radioradicale.it/scheda/590877/marx-al-gemelli-e-keynes-al-asl-per-una-critica-delleconomia-politica-in-sanita (durata 6 h e 38 min).

Dario Fo, Tutti uniti! Tutti insieme! Ma scusa quello non è il padrone? (1977), in Le commedie di Dario Fo. Vol. IV, Einaudi, Torino (spettacolo del 1971).

Susan Sontag, Malattia come metafora, Einaudi, Torino, 1979 (ed. or. 1978).

 

 

 

                        TUTTI GLI ARTICOLI SUL CORONAVIRUS

 

Immagine: Astratto di luce alla fine del tunnel. Crediti: Taechit Tanantornanutra / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0