21 novembre 2013

Storie attive: lettura e anziani

La memoria autobiografica può essere definita come il ricordo degli eventi della propria vita, ricordati dalla propria prospettiva, in rapporto con gli altri. È un tipo di memoria che riveste un ruolo fondamentale nella costruzione di ciascuno di noi e del nostro senso di identità.

Il “format” che usa questo tipo di memoria è narrativo, recuperiamo i ricordi in modo narrativo, li condividiamo come storie. La nostra storia, personale e collettiva, è fatta di una serie di eventi e di azioni il cui senso costruiamo nelle narrazioni che condividiamo con gli altri. La nostra stessa identità può essere intesa come il racconto che facciamo, a noi stessi, su noi stessi e che interagisce con i sistemi di memoria (chi sarebbe ciascuno di noi senza ricordi). La costruzione dell’identità è una parte importantissima della memoria autobiografica, senza la memoria autobiografica non si è più esseri umani. La memoria autobiografica agisce già nella costruzione dell’identità nell’infanzia e successivamente nella crescita del Sé gioca un ruolo fondamentale, senza la quale non potrebbe manifestarsi nessuno sviluppo della persona, né cognitivo, né emotivo, né relazionale, né di immagine del Sé (grado di autostima, conoscenza dei propri limiti e possibilità, consapevolezza delle proprie radici e senso di appartenenza).

Molto spesso noi pensiamo attraverso le storie, utilizzando il pensiero narrativo (specie quando parliamo di noi o degli altri o tentiamo di dare senso a una nostra azione, all’azione di qualcun altro, quando cerchiamo di comprendere gli altri o noi stessi…).

Le storie, allora, costituiscono una sorta di allenamento per l’identità, un allenamento per la memoria e, in particolare per la memoria autobiografica, un attivatore dei nostri ricordi e dei nostri processi cognitivi.

Partendo da queste convinzioni (confermate dalle ricerche disponibili) da dicembre 2013 prenderà avvio, nell’ambito del progetto di formazione e ricerca “Storie attive” rivolto agli operatori e agli utenti delle RSA (la sigla RSA indica le Residenze Sanitarie Assistenziali, ovvero strutture non ospedaliere ma con impronta sanitaria che ospitano per periodi variabili, spesso a tempo indeterminato, anziani non autosufficienti) gestite dalla cooperativa Koiné), un progetto di ricerca sperimentale con gli anziani ospiti.

Dopo la formazione sull’utilizzo della lettura con gli operatori e grazie anche al coinvolgimento attivo di trenta studenti dell’Università di Perugia (corsi di laurea in scienze dell’educazione e in scienze e tecniche psicologiche e dei processi mentali) la ricerca prevede la somministrazione di una serie di test, prima e dopo un training di lettura. In pratica agli anziani verranno somministrati dei test tesi a rilevare le condizioni iniziali della loro memoria a breve termine, della memoria episodica (e narrativa), della memoria autobiografica, il funzionamento cognitivo complessivo e la loro qualità della vita. Dopo queste misurazioni gli anziani parteciperanno, dal lunedì al venerdì, per oltre due mesi a momenti di lettura ad alta voce. Le letture saranno semplici e brevi in fase iniziale, poi diventeranno più lunghe e complesse. Dopo il training di lettura saranno effettuate di nuovo le stesse misurazioni.

L’ipotesi riguarda un innalzamento delle prestazioni della memoria nei soggetti dotati ancora di un discreto funzionamento cognitivo e un “movimento” della stessa nei soggetti con livelli di deterioramento maggiore. L’ipotesi si spinge sino alla previsione di un miglioramento delle condizioni generali (qualità della vita) e del funzionamento cognitivo complessivo.

La lettura agirebbe allora contemporaneamente sul fronte cognitivo ed emotivo, determinando forti vantaggi per i soggetti partecipanti.

Considerando l’allungamento della vita che si è determinato e la crescita costante della componente anziana della popolazione risulta fondamentale individuare modalità e strumenti che, proprio come la lettura, possano costituire, al contempo un’occupazione, una distrazione, un approfondimento… un’attività insomma dotata di senso (non un riempitivo) e, allo stesso tempo, in grado di determinare vantaggi cognitivi, emotivi, del quadro di salute complessivo del soggetto. Se le nostre ipotesi venissero confermate si aprirebbero scenari davvero interessanti. Nel frattempo a Natale regalate libri e magari condividete con parenti e amici, momenti di lettura ad alta voce dei libri che vi siete regalati.

La ricerca è condotta da Pratika in collaborazione con il Ce.Ne.A. (Centro di Neuroscienze di Arezzo) e con l’Università degli Studi di Perugia.

Ideatori e responsabili della ricerca sono Federico Batini e Marco Bartolucci.


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