12 aprile 2020

Storie virali. La croce di Bergoglio

 

È una tentazione diffusa nell’Italia del Coronavirus quella di tornare sull’affresco della peste milanese che conclude i Promessi sposi e cercarvi le analogie con il presente: dall’iniziale negazione dell’epidemia alla varietà dei pareri sulle sue origine e cause, dall’inflazione delle false notizie alla caccia agli untori. Meno attenzione ha suscitato un episodio che pure ha un rilievo cruciale nella ricostruzione manzoniana: la processione guidata da Federico Borromeo che attraversò Milano l’11 giugno 1630.

 

Convinto ammiratore del nipote di s. Carlo, Manzoni non manca tuttavia di sottolineare l’immediata propagazione della peste seguita alla concentrazione della folla dei devoti. Il suo potrebbe essere un monito per i fautori dei riti religiosi aperti al pubblico in piena pandemia, ma pone anche in luce come, al di là delle convergenze e delle influenze reciproche, la risposta medico-scientifica alla malattia e al contagio e la sua lettura religiosa (come manifestazione del Male, punizione divina o richiamo alla conversione) abbiano rappresentato nel tempo due atteggiamenti ben distinti e spesso inconciliabili. Una metafora di questa incompatibilità si può scorgere nella vicenda del crocifisso ligneo della chiesa di S. Marcello, testimone dell’omelia di papa Francesco in piazza S. Pietro il 27 marzo scorso: quale che sia l’entità dei danni causati al manufatto trecentesco dall’esposizione alla pioggia battente, il ricorso al valore simbolico dell’oggetto sacro ha avuto la meglio sulle precauzioni dovute alla sua realtà materiale.

 

La divaricazione fra i due approcci si può avvertire anche nel testo dell’omelia di Bergoglio. Attento alle implicazioni sociali, economiche e ambientali della pandemia, il messaggio del pontefice sorvola però del tutto sulla sua dimensione propriamente medica. Il valore dell’azione di medici e sanitari è tutto racchiuso nella testimonianza di coraggio e generosità, di dedizione e sacrificio che essi offrono, e il significato della prassi terapeutica, del curare, si dissolve completamente all’interno di un generico prendersi cura.

 

In questa prospettiva la scelta del crocifisso di S. Marcello appare ricca di connotazioni evocative. Nella prima apparizione pubblica dell’immagine, portata in processione nell’agosto 1522 attraverso l’Urbe invasa dalla peste, si può cogliere un passaggio dalle pratiche di mortificazione del corpo dei movimenti di disciplina alimentati dalla grande peste del Trecento al cerimoniale controriformistico. Negli anni in cui la Chiesa di Roma inizia a elaborare la sua risposta alla riforma protestante, la pestilenza rappresenta anche una metafora per designare il dissenso religioso che ha infranto l’unità dell’Europa cristiana: è per combattere la «peste ereticale» che vent’anni dopo la processione del 1522 è fondata l’Inquisizione romana. E allo stesso contesto della Controriforma è legata l’altra icona venerata da Francesco in questi giorni: la Maria Salus populi romani al cui intervento il papa inquisitore Pio V Ghislieri attribuì la vittoria cristiana sui turchi a Lepanto.

 

La devozione penitenziale al crocifisso di S. Marcello si istituzionalizzò con la creazione di una Compagnia dei disciplinati, promossa nel 1563 ad arciconfraternita. È a questo sodalizio che risalgono le ricostruzioni a posteriori del “miracolo” del 1522 che circolano in questi giorni: dalla notizia della fine immediata dell’epidemia – che in realtà continuò per mesi a devastare Roma – alla descrizione, contenuta nella versione settecentesca degli statuti della compagnia, dell’immagine portata in processione in Vaticano da nobili, prelati e cittadini «in abito di penitenza» e «da molti innocenti fanciulli che scalzi e coverti di cenere ad una ed alta voce interrotta solo da singulti e sospiri di chi li accompagnavano esclamavano Misericordia Santissimo Crocefisso».

 

A perpetuare la memoria del prodigio sorse la tradizione, interrotta dall’Unità d’Italia e ripresa sotto il fascismo, di portare il crocefisso miracoloso a S. Pietro il giovedì di Pasqua, con particolare solennità nei giubilei. In quello del Duemila l’esposizione dell’immagine è avvenuta nella giornata del 12 maggio in cui Giovanni Paolo II domandò perdono per i peccati della Chiesa. Ma nel secolo scorso la sua presenza ha assunto anche valori più in linea con le radici controriformistiche del suo culto. Nella domenica di passione di un altro anno santo, il 1950, Pio XII lo chiamò a testimone di una veemente omelia contro i peccati del mondo moderno, riassunti nella contrapposizione  fra una «concezione materialistica del mondo» e il «retaggio inevitabile ma fecondo» che assumono per il cristiano «la rinunzia, la privazione, la sofferenza». Era, quell’omelia, il preludio dell’enciclica Humani generis, che pochi mesi dopo avrebbe condannato severamente gli sviluppi moderni non solo della teologia, ma anche delle scienze e della filosofia, nonché della morale e dei costumi sessuali. Se i simboli portano con sé il peso della loro storia, tanto più in un’istituzione più che millenaria come la Chiesa, l’omelia di papa Francesco e il suo apparato scenografico risultano più complessi e ricchi di significati di quanto a prima vista possa apparire.

                             

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Bibliografia per approfondire

 

Statuti della Ven. Archiconfraternita del SS. Crocifisso in S. Marcello di Roma confermati in forma specifica dalla Santità di N. S. Papa Clemente XII L’anno I del suo pontificato, Roma, Nella Stamperia della Venerabile Cappella del SS. Sagramento, 1731

J. Delumeau, Il peccato e la paura. L’idea di colpa in Occidente dal XIII al XVIII secolo, Bologna, Il Mulino, 1987

M. Caffiero, Religione e modernità in Italia (secoli XVII-XIX), Pisa-Roma, Istituti editoriali e poligrafici internazionali, 2000

M.A. Visceglia, La città rituale. Roma e le sue cerimonie in età moderna, Roma, Viella, 2002

M.P. Donato, L. Berlivet, S. Cabibbo, R. Michetti, M. Nicoud  (a cura di), Médecine et religion: compétitions, collaborations, conflits (XIIe-XXe siècles), Paris - Roma, Editions de l’Ecole française de Rome, 2013

 

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Immagine: Il crocifisso ligneo della chiesa di S. Marcello al Corso, Roma. Crediti: Sailko [CC BY (https://creativecommons.org/licenses/by/3.0)], attraverso commons.wikimedia.org

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