23 aprile 2020

Storie virali. La discontinuità nella storia

 

«È grande errore parlare delle cose del mondo indistintamente e assolutamente, e per dire cosí, per regola; perché quasi tutte hanno distinzione ed eccezione per la varietà delle circunstanzie […] e queste distinzione ed eccezione non si truovano scritte in su’ libri, ma bisogna le insegni la discrezione». Così Francesco Guicciardini ammoniva i suoi contemporanei, che confidavano di interpretare gli avvenimenti in base a regole che si ripetevano invariate nel tempo. Un errore, secondo lui, giacché le cose del mondo e degli uomini sono caratterizzate da elementi che variano a seconda delle circostanze. Soltanto la «discrezione», l’analisi attenta delle variabili, rende comprensibile la complessità dei fenomeni.

 

Queste espressioni tornano alla mente, in questa quarantena forzata, allorché i media attingono alla memoria letteraria e storica alla ricerca di precedenti della situazione che stiamo vivendo: la peste del 1348 narrata da Boccaccio, quella del 1630 ricostruita da Manzoni, le epidemie che devastarono Venezia nel 1575 e Napoli nel 1656, la febbre spagnola che si accanì tra 1918 e 1920. Le analogie vengono proposte sui giornali, nei blog, nei social in parte per attribuire un significato razionale al vissuto della pandemia sulla base della catena genealogica dei precedenti storici, in parte per trovare conforto sulla scorta di tali precedenti; l’umanità ha attraversato molte volte queste calamità, ne siamo sempre usciti, ce la faremo.

 

Tuttavia, la retorica del “precedente” crea effetti distorsivi. Inganna invece di consentire la comprensione. Perché, al netto della tragicità del contesto, l’interesse del fenomeno Covid-19 consiste nelle strutturali differenze tra l’attuale pandemia e le epidemie del passato. L’analisi storica fa emergere le discontinuità, piuttosto che le continuità rispetto ai secoli trascorsi. Progressi medici a parte, si possono considerare anche altri punti di osservazione.

 

Il ruolo del mercato, innanzitutto. Nelle crisi di antico regime, alle congiunture epidemiche seguivano le carestie, legate alla scarsità dei raccolti e alle difficoltà di approvvigionamento dei mercati urbani (nel racconto manzoniano della peste la popolazione assalta i forni al grido di «moia la carestia!»). L’atavica paura delle persone si è presentata anche in questa occasione, come è successo in taluni supermercati. Tuttavia, le filiere alimentari e i meccanismi che regolano gli scambi continuano a funzionare. Le difficoltà si presentano in aree in cui le reti del mercato sono più fragili; d’altro canto, non mancano strozzature, ad esempio nel reperimento della manodopera stagionale per la raccolta agricola. Una manodopera che, in Italia, proviene in larga parte dall’estero.

 

Un altro elemento di differenza è la mancanza, per quanto è dato sapere, di operazioni speculative sui prezzi; anzi, le grandi catene, che costituiscono l’attuale nerbo della distribuzione alimentare, trasmettono messaggi di normalità. La capacità di rasserenare le paure legate all’accesso al cibo è il risultato delle politiche economiche e delle dinamiche proprie dell’industria agroalimentare consolidatasi nel corso dell’ultimo secolo. È una situazione completamente diversa da quella di antico regime, in cui l’intero orizzonte alimentare era legato all’accesso al pane, cioè al grano.

 

Nei Paesi dell’Europa occidentale l’offerta di garanzie alimentari si lega al ruolo dello Stato. Il pubblico, un ambito depotenziato e irriso negli ultimi decenni (basti leggere il contributo di Eva Illouz pubblicato tra queste Storie virali) è riemerso come il soggetto protagonista dell’odierna congiuntura. Allo Stato si devono i provvedimenti attualmente intrapresi, ed è nello Stato che la popolazione ripone le proprie aspettative. Certo, anche in antico regime le amministrazioni centrali e locali intervennero nelle crisi con regolamenti sanitari e annonari, finalizzati tra l’altro ad evitare le sommosse. D’altro canto, a partire dal Settecento riformatore per proseguire con le politiche sociali del liberalismo ottocentesco, le forme di intervento degli Stati conobbero una profonda riconfigurazione, incrementandosi secondo una varietà di modelli assai differenti tra loro. Tuttavia, risale soltanto al secondo dopoguerra la costruzione del Welfare State, una concezione in base alla quale lo Stato si fa garante dei diritti basilari dei cittadini, tra i quali spicca la salute. Il Covid-19 pone interrogativi riguardo alla capacità degli Stati di tutelare l’intero corpo della cittadinanza, anche mediante massicci stanziamenti finanziari, estranei alle logiche dell’economia classica teorizzata da Adam Smith. La crisi attuale è perciò simmetrica, colpisce tutte le aree del mondo in contemporanea, sebbene i singoli provvedimenti divergano.

 

Ma ora indulgiamo ancora nel gioco delle analogie. In Europa le epidemie hanno scandito il succedersi delle epoche storiche, agevolando i processi di concentrazione del potere. Dopo il 1348 si aprì il Rinascimento, così come la diffusione dei regimi principeschi a scapito dei governi popolari; le crisi seicentesche generarono l’Illuminismo ed il rafforzamento dell’assolutismo; la spagnola del 1918 scandì l’arrivo al potere dei regimi totalitari. Il futuro dirà se il Covid-19 avrà inaugurato un nuovo periodo storico, riconfigurando le modalità di esercizio del potere. Oppure se, ancora una volta, avrà avuto ragione Guicciardini, che esortava a utilizzare la «discrezione» nell’analisi delle «circunstanzie».

 

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Bibliografia per approfondire

 

Dorothy Porter, Health, Civilization and the State. A History of Public Health from Ancient to Modern Times, New York, Routledge, 1999

«Moia la carestia». La scarsità alimentare in età preindustriale, a cura di Maria Luisa Ferrari, Manuel Vaquero Piñeiro, Bologna, Il Mulino, 2015

Famine in European History, a cura di Guido Alfani, Cormac Ó Gráda, Cambridge, Cambridge University Press, 2017

 

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Immagine: Poliziotti che indossano mascherine fatte dalla Croce Rossa, durante l’epidemia di influenza, Seattle, Stati Uniti (dicembre 1918). Crediti: Fonte, https://www.archives.gov/exhibits/influenza-epidemic/records-list.html; 165-WW-269B-25-police-l restored.jpg [Public domain], attraverso  commons.wikimedia.org

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