21 marzo 2020

Storie virali. Un’epidemia quaresimale

 

Come già segnalato da Francesco Vietti il 12 marzo scorso, siamo in tempo di quaresima. Siamo tenuti e seguire un regime penitenziale, a fare i conti quotidianamente con gli assalti della malattia e della morte, a osservare regole di disciplina (anche se non di mortificazione) che è quanto la quaresima da secoli invita a fare. Uno dei momenti forti del ciclo annuale nel calendario europeo è il passaggio dal carnevale alla quaresima, vissuto per secoli come cesura, rappresentato come contrasto (chi non ha presente il famoso dipinto di Bruegel il Vecchio, conservato a Vienna?). Da qualche decennio ce ne siamo dimenticati, immersi come siamo nelle piacevolezze festaiole del consumo in ogni modo spinto e sollecitato.

 

Una conseguenza importante della attuale crisi sanitaria è l’imposizione di uno stile di vita sobrio, e con esso il ritiro domiciliare, la ricerca della distanza, l’utilità della discrezione, e finalmente la percezione del fastidio che procurano le giornate chiassose, gli eventi gridati. Chi si occupa di cultura popolare ha ben chiaro come siano cambiati in pochi anni i significati leggibili nelle pratiche religiose proprie di questo periodo, riproposte, ormai dappertutto, in chiave turistica: anche gli atti devozionali intimi, le offerte votive, i gesti di mortificazione, entrano nel grande calderone dell’offerta turistica spettacolarizzata. Ebbene, in questo frangente, si profila una Pasqua senza riti, sta per giungere una Settimana Santa inevitabilmente alleggerita dalle sovrastrutture mediatiche. La stessa “materia sacra”, per citare una felice espressione dell’antropologo Ugo Fabietti, cioè gli elementi materiali della religione, è diventata di colpo sovrabbondante: svuotate le acquasantiere, svuotate anche le piscine di Lourdes (non dovevano fornire una protezione ai malati?), fine delle benedizioni con l’aspersorio, annullate le comunioni domiciliari alle persone sofferenti e anziane, vietati le messe e funerali; saranno proibitissimi, quasi certamente, tra qualche giorno, la lavanda dei piedi e il bacio della croce; arriverà una domenica delle Palme senza palme e rami d’ulivo da benedire, non ci saranno viae crucis, né cortei dei misteri, e infine avremo una resurrezione senza pubblico, e la pasquetta…

Allo stesso modo, la ritualità laica risulta fortemente impoverita. Registriamo le rinunce degli studenti alle fatidiche gite d’istruzione e al festeggiamento dei cento giorni agli esami da parte dei maturandi, e ancora il divieto di celebrare lauree; e infine l’interruzione delle gare sportive e il dissolversi della movida. È vero, c’è un rigurgito di liturgia nei cosiddetti flash mob celebrati sui balconi, a un’ora stabilita, una sorta di karaoke nazional-popolare condito di sentimenti patriottici e dj set: un modo, dicono, per sentirsi meglio e farsi reciprocamente coraggio.

Comunque, anche tenendo conto di queste parentesi, stiamo assistendo a una vittoria della quaresima su un carnevale troppo prolungato, del vuoto sul pieno che eravamo così convinti di apprezzare fino a due, tre settimane fa (stadi pieni, piazze piene, ristoranti e alberghi pieni, teatri pieni, chiese piene, carceri piene); la salute pubblica predica la separazione, l’allontanamento, l’isolamento, la solidarietà si misura con il metro. Ora che il pieno lo hanno gli ospedali, è evidente lo stravolgimento di un intero sistema di vita, del modello in cui i proclami vincono sulla prudenza, l’arroganza, la strafottenza, l’odio, consumano energie e il trionfo del mercato in qualche misura offusca la bellezza dei luoghi, dei gesti, delle tradizioni. Siamo costretti a una pausa, a frenare le corse, i consumi, a ridurre gli impegni; qualche giorno senza sviluppo, tiriamo il fiato, per recuperare la consapevolezza di quel che è fondamentale sul piano economico e sociale, la salute, la comunicazione, l’istruzione, la ricerca, la conoscenza, l’impegno, l’offerta. Ora, si dice, è il tempo della responsabilità, come se, fino a questo momento, l’irresponsabilità fosse stata lecita. Siamo immersi nella crisi del Grande Rito Collettivo, che la pandemia ha reso ancor più esplicita di quanto non abbiano fatto i cambiamenti ambientali; quando ne emergeremo sarà interessante vedere se qualcosa sarà cambiato, in che modo, in che misura.

 

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Bibliografia per approfondire

 

Ugo Fabietti, Materia sacra, Milano, Raffaello Cortina 2014

Francesco Vietti, Quaranta giorni, in Osservatorio la giusta distanza. Piccolo osservatorio etnografico sull’isolamento, 12 marzo 2020

 

 

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Immagine: Processione delle Varette di Barcellona Pozzo di Gotto, Messina (Pasqua 2013). Crediti: Ferullo Michele Sebastiano. Pubblico dominio. EFFEMMESSE, attraverso it.wikipedia.org

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