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1 agosto 2018

Suvashun, una storia persiana

di Tiziana Buccico

Nel 1969 Simin Daneshvar scriveva Suvashun, un caposaldo della letteratura persiana, uno tra i romanzi di genere più popolari in Iran. Tradotto in 17 lingue e letto da tutte le generazioni, senza distinzioni, è un libro “cult”, un’opera molto importante in un Paese dove la lettura è una passione vera, come dimostrano i dati della Fiera internazionale del libro di Teheran.

Finalmente, grazie a Francesco Brioschi Editore ed alla sua collana GliAltri, è possibile leggerlo anche in italiano nella traduzione di Anna Vanzan, iranista e islamologa, ma soprattutto donna che ha saputo mettere la sua passione e la sua sensibilità al servizio della traduzione e della ricerca. 

L’Iran è d’attualità, si parla di donne, di veli e di rivoluzioni, ma si parla poco e qualche volta in maniera strumentale di cosa siano realmente il Paese e la sua storia. La letteratura della diaspora e la quantità notevole di libri scritti da iraniani che vivono all’estero raccontano un Paese guardandolo dall’esterno, molto spesso creando false convinzioni e distorsioni della realtà, facili stereotipi e racconti leggendari.

Suvashun racconta invece pagine poco conosciute della storia dell’Iran. La voce narrante è quella della protagonista: sono gli occhi di Zari che descrivono dettagliatamente la casa, le usanze, i rituali di una famiglia benestante e colta di Shiraz; è il suo orecchio che ci permette di sentire le urla, le parole dette sottovoce, il portone che si apre, la fontana che zampilla e i silenzi. Sono le sue mani che ci narrano la preparazione del cibo, i tessuti e il suo amore. Tutti i suoi sensi e la sua anima sono a disposizione del lettore e della sua storia d’amore e di vita. Shiraz è l’altra protagonista del racconto: una città famosa per i giardini meravigliosi, per la cucina, per il suo clima mite, per essere ad un passo da Persepoli e Pasargade, per i colori del suo bazar. Una città che all’epoca del romanzo è occupata dagli Alleati, durante la Seconda guerra mondiale, che vive senza sorrisi, che patisce la fame e la sete. Gli shirazi, così vengono chiamati gli abitanti di Shiraz, sono vittime di una guerra distante, vittime loro malgrado, proprio loro che hanno la peculiarità di essere gente generosa, allegra e sempre sorridente.

Zari è una donna forte, come lo sono le donne persiane, una donna coraggiosa e determinata, ma anche profondamente innamorata del suo Yusuf, dei valori e degli ideali che condivide con il suo compagno e con i suoi figli. Ha scelto suo marito Yusuf, un capo tribù che decide, pur sapendo di correre enormi rischi, di stare dalla parte del suo popolo e non degli occupanti. Zari è una donna moderna, che fa volontariato, che parla fluentemente l’inglese, che gioisce e soffre con gli altri e che difende ogni singola conquista. Zari è Simin, una scrittrice che ha amato moltissimo il controverso intellettuale Jalal Al-e-Ahmad, suo marito e compagno di vita. Zari è una donna, prima che una grande scrittrice, con una vita non sempre facile vissuta attraversando la storia dell’Iran, prima, durante e dopo la Rivoluzione.

Oggi la loro casa, di Simin e Jalal, è un museo; vi si respira l’atmosfera di un circolo culturale, è un ritrovo per intellettuali e curiosi, con il giardino con la serra, lo studiolo e i loro libri in tutte le lingue ancora sulle scrivanie. In una Teheran che ogni giorno vede un grattacielo togliere luce e panorama verso gli Elburz, resiste la casa di Simin, un angolo incantato. Le pareti della casa raccontano un altro romanzo, inedito, quello della vita di una donna e del suo matrimonio, ma soprattutto l’amore per il suo Paese. Le donne come Zari, come Simin e molte altre hanno scelto di vivere e rimanere in Iran, hanno sofferto e provato a migliorarlo senza arrendersi e senza andare via; sono donne straordinarie che non hanno mai rinnegato le loro origini, le loro tradizioni, convinte che emanciparsi sia sempre custodire la propria femminilità e la propria storia. Simin e Zari amano i loro uomini alla follia, sono disposte a tutto per loro, anche e soprattutto a rimanere loro stesse senza però competere, con grazia, con dolcezza, donne sempre e orgogliosamente. L’Iran e la sua storia millenaria sono anche questo: letteratura, vita, racconti. E leggere Suvashun può significare scoprire e comprendere la fierezza, l’orgoglio e l’antica sfiducia di questo Paese verso chi negli anni ne ha fatto terra di conquista di occupazione.

 

Simin Daneshvar, Suvashun, traduzione di Anna Vanzan, Francesco Brioschi Editore, 2018, pp. 408

 

Crediti immagine: da MohammadReza Domiri Ganji [CC BY-SA 4.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0)], attraverso Wikimedia Commons


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