21 ottobre 2015

Suzhou & Venice Water City Story

di Maristella Tagliaferro

Sugni è una molto nobile città. E' sono idoli e al Grande Kane; moneta ànno di carte. Elli ànno molta seta e vivono di mercatantia e d'arti; molti drappi di seta fanno, e sono ricchi mercatanti. Ell'è sí grande, ch'ella gira 60 miglia, e v'à tanta gente che neuno potrebbe sapere lo novero. E sí vi dico che se fossero uomini d'arme quelli del Mangi, elli conquistebbono tutto 'l mondo; ma elli non sono uomini d'arme, ma sono savi mercatanti d'ogne cosa e sí ànno boni † e naturali e savi fisolafi. E sappiate che questa città à bene 6.000 ponti di pietre, che vi paserebbe sotto o una galea o [2]. E ancor vi dico che ne le montagne di questa città nasce lo rebarbero e zezebe in grande abondanza, ché per uno veneziano grosso s'avrebbe ben 40 libbre di zezibere fresco, ch'è molto buono. Ed à sotto di sé 16 città molto grandi e di grande mercatantia e d'arti.

 

Le parole con cui Marco Polo descrive nel suo Il Milione (1298-99) l’antica città di Sugni, oggi Suzhou, riecheggiano tanto spesso in Sala San Leonardo che par quasi di ascoltare la voce del mercante ambasciatore: veneziano in Cina, cinese a Venezia, come lo definisce l’Enciclopedia dei ragazzi Treccani.

E se il numero altissimo di ponti ci dà un’idea delle dimensioni di Suzhou, il particolare del materiale da costruzione, le pietre, rimanda a uno dei dialoghi più famosi tra Marco Polo e Kublai Kan immaginato da Italo Calvino ne Le città invisibili (1972), nelle pagine che accompagnano verso la descrizione di Quinsai (che secondo Il Milione di ponti ne aveva ben 12.000) e quindi di Smeraldina, la città in cui si riflette Venezia:

 

Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra…

 

Le città di Suzhou e Venezia aprono le celebrazione del 35° anniversario del loro gemellaggio con una mostra firmata dal fotografo cinese più conosciuto al mondo, Steve Zhao: se il suo nome è stato inserito da Nikon nell’elenco “Grand Total” Top Ten Global Photographers, in patria è considerato il fondatore della fotografia cinese moderna. La sua China Story ci ha raccontato un Paese affascinante e complesso, spesso incompreso. “Voglio che la gente sappia che vedo una Cina bella, con un futuro importante” disse Zhao nel 1997, lanciando il progetto China Story: scatti che ritraggono i sorrisi di persone comuni immerse nel loro ambiente naturale, i volti di un popolo che crea e sostiene l’economia che – nonostante i recenti momenti di crisi – mantiene il più alto tasso di crescita.

Suzhou & Venice Water City Story, la nuova creatura del maestro Zhao, affianca immagini quasi speculari delle due città, entrambe solcate da un Canal Grande attraversato da imbarcazioni ricche di mercanzie, tra palazzi abbelliti da marmi che diventano sculture mitologiche, luoghi in cui l’arte e la cultura, ma anche le più avanzate tecnologie, hanno trovato l’ambiente ideale da molti secoli. Città alla ricerca di nuove soluzioni adatte a preservare il loro fragile equilibrio di ‘perle sull’acqua’: il turismo di massa pone tanto a Venezia quanto alla sua gemella orientale sfide e problemi importanti in materia di conservazione e salvaguardia di un patrimonio artistico e paesaggistico da trasmettere alle future generazioni.

“Suzhou è la città dei miei antenati, Venezia quella da cui arrivò Marco Polo: le ho visitate entrambe talmente tante volte che non so dire se gli scatti di Suzhou abbiano influenzato la mia ricerca di immagini speculari a Venezia, o viceversa - racconta Zhao nel giorno dell’inaugurazione alle autorità veneziane e a una platea affollata anche da molti giornalisti, fotoreporter e cameramen di testate cinesi -. Secondo un proverbio cinese, i saggi hanno tutte le caratteristiche dell’acqua, e l’acqua può riflettere tutto: ma ciascuna cosa ha le sue caratteristiche peculiari. Anche Venezia e Suzhou hanno similarità e differenze definite in migliaia di anni. Il pensiero critico dovrebbe comunque basarsi sulla legge naturale e conformarsi al consenso spirituale, consentendo alle persone di sentirsi bene”.

“Fu davvero lungimirante la decisione dell’amministrazione veneziana di siglare, il 24 marzo 1980, un gemellaggio che ha spalancato le porte a una lunga serie di fruttuose collaborazioni che l’attuale amministrazione intende continuare” afferma l’assessora Paola Mar. “Ci auguriamo che il fiore dell’amicizia tra le nostre città gemelle e le nostre genti continui a sbocciare, regalandoci nuovi colori e nuove fragranze: così il mondo sarà molto più dinamico” le fa eco XU Hongxia, assessora del Comune di Suzhou.

La sintesi degli atti e degli eventi che segnano la storia delle relazioni tra le due città occupa quattro cartelle. “Si deve ragionare su scale di aree più vaste di quelle a cui siamo abituati. Servono costanza, perseveranza, determinazione e grande apertura: non si firma nessun accordo con un cinese se non lo si è incontrato almeno dieci volte” sottolinea Laura Fincato, che nel 2013 ha ricevuto dal sindaco di Suzhou, Zhou Naixiang, la cittadinanza onoraria e le chiavi della città nella sua qualità di ambasciatrice di Venezia: la prima donna italiana a ricevere simile onorificenza. All’Expo 2010 di Shanghai Fincato è stata responsabile del Padiglione Venezia (oltre 10.000 visitatori al giorno), spazio espositivo e luogo di promozione economica che ha mostrato al mondo la capacità d’intervento in materia di sostenibilità e vivibilità urbana, di tutela e valorizzazione dei beni architettonici, di innovazione tecnologica in campo ambientale, con la presentazione di progetti per Porto Marghera, per l’Arsenale di Venezia e per la modernizzazione della città attraverso processi di recupero urbano di particolare significatività e qualità.

“Un grande successo per la qualità delle relazioni aperte con le istituzioni e con le realtà scientifiche e produttive cinesi – ricorda Tiziana Lippiello, prorettore vicario di Ca’ Foscari -. Fu l’occasione per tanti studenti del nostro ateneo di fare i primi stage in contatto con la realtà di un Paese magnifico e complesso. Grazie anche ai rapporti tra Ca’ Foscari e la Suzhou University, parecchi nostri neo laureati sono ora in procinto di partire per lavorare presso aziende venete che si sono insediate nell’area di Suzhou: ci auguriamo che possano collaborare anche con aziende cinesi, alla ricerca di nuove tecnologie sempre più avanzate”.

Nel volume che accompagna la mostra - uno dei 52 libri in cinese e inglese che in dicembre saranno donati a Venezia e costituiranno la base di una nuova sezione dedicata alla Cina nella biblioteca di Villa Erizzo – si legge che “Sozhou fu costruita nel 514 avanti Cristo. Venezia nel 452 dopo Cristo, durante il tardo Romano Impero”. Il testo sceglie quindi di ignorare Altino e le altre città venete da cui mossero i fondatori, dimenticando che si trattava di centri urbani complessi fondati - su insediamenti già plurimillenari - oltre quindici secoli prima della ‘migrazione’ sulle isole della laguna provocata, anche allora, da invasioni. Nelle foto affiancate di Zhao, i leoni di marmo di Venezia sono potenti e realistici, quelli di Suzhou simpatici e vivaci. Ad avvicinare i due mondi sono, sorprendentemente, gli scatti che ritraggono abitanti: i musicisti dei caffè di piazza San Marco non sono così distanti dagli attori splendidamente abbigliati e truccati del teatro kunqu, che a Suzhou trova una delle sue culle più profonde. La cifra comune è dettata dall’eleganza e dalla leggerezza. “Queste foto rimandano a un volume che nel 1954 il Touring Club fece arrivare in 500 mila copie nelle case degli italiani: una guida di Parigi non con immagini di monumenti, ma dei volti dei suoi cittadini – spiega Alberto Prandi, docente di Storia della fotografia a Ca’ Foscari -. Quel volume fu visto da oltre un milione e mezzo di persone: dimostrava per la prima volta attraverso foto che le città sono fatte soprattutto da persone”.

 

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