27 giugno 2014

Tahra, quanti Cd da collezione

di Michele Napolitano

«È con grande tristezza che comunico la scomparsa prematura e inattesa del mio compagno René Trémine, ideatore e cofondatore di Tahra. René Trémine era un melomane nato: sensibile alla musica già da bambino, si formò poi in virtù di un’inesausta attività di ascolto, di un appetito inesauribile per letture e ricerche incessanti portate avanti lungo tutto l’arco della sua vita.

Fu tra i primi membri attivi della Société Furtwängler Française, per la quale aveva realizzato una bella monografia illustrata relativa all’attività di Furtwängler in Francia. Tahra era nata nel 1993 e si era poco a poco fatta conoscere grazie alle sue registrazioni storiche dedicate a direttori d’orchestra e artisti relativamente trascurati dalle grandi etichette: Hermann Scherchen, Hermann Abendroth, e tanti altri. Abbiamo conosciuto momenti difficili ma anche momenti di grande felicità, e il nostro lavoro era apprezzato. Tahra è arrivata, ahimè, al termine di una bella storia, una storia che non potrebbe andare avanti senza René. Per quanto avessimo ancora molti altri progetti in mente, si dà il caso che alcuni mesi fa avessimo messo in programma un CD che avrebbe dovuto essere l’ultimo e redatto un libretto di accompagnamento contenente un bilancio della nostra vicenda. Pubblicherò questo CD per rendere omaggio a René e ringraziare tutti coloro che ci hanno tanto generosamente aiutato e sostenuto durante tutti questi anni. René continuerà a vivere grazie ai dischi Tahra e alle sue ricerche. Questo estremo CD, ‘Tahra Story’ Tah 768, uscirà nel mese di aprile. Il libretto racconta la nostra bella storia. Il CD è dedicato ai direttori d’orchestra che abbiamo pubblicato per primi: Hermann Scherchen, Hermann Abendroth e Wilhelm Furtwängler. Tuttavia, dopo lungo riflettere, sono arrivata a pensare che sarebbe oltraggioso per la memoria di René porre fine alla vicenda di Tahra in modo definitivo e brutale. Anche se ho intenzione di non continuare con la produzione di nuovi CD, farò tutto quello che mi sarà possibile perché i CD esistenti, tra i quali le prime uscite assolute di Tahra e qualche altro incunabolo, rimangano disponibili alla vendita, e soprattutto per diffondere il risultato delle ricerche realizzate durante i nostri ventitré anni di lavoro comune. Tornerò a farmi viva quando la situazione sarà più chiara. Grazie a tutti voi». Da qualche mese questo breve, intenso comunicato campeggia, in francese, nella pagina d’accoglienza del sito di Tahra, un sito molto caro ai collezionisti di classica. A firmarlo Myriam Scherchen, figlia del grande Hermann, tra i giganti della direzione d’orchestra del secolo scorso. A partire dal 17 novembre 1992, e fino appunto all’aprile di quest’anno, dunque per più di vent’anni, Tahra ha pubblicato più di seicentocinquanta CD, fino all’ultimo, quello annunciato nel comunicato, uscito con numero di catalogo Tah 768, e contenente campioni dell’arte direttoriale dei tre grandi artisti dai quali Tahra aveva preso le mosse: Scherchen, Abendroth e Furtwängler. Se di quest’ultimo vengono riproposti frammenti beethoveniani ben noti, già editi in precedenza da Deutsche Grammophone e da EMI, oltre che da una pletora di altre etichette, di Scherchen e di Abendroth vengono proposte all’ascolto incisioni inedite, in assoluto, o almeno in CD. Così è, per Scherchen, del Sixième Concert en sextuor di Rameau (una autentica novità, nella discografia di Scherchen) e della magnifica Incompiuta di Schubert incisa nel febbraio del ’60 con la Nordwestdeutsche Philharmonie, che va a aggiungersi a quella incisa tra la fine del 1950 e l’inizio del 1951 con i Wiener Symphoniker, edita in un vecchio LP Supraphon. Così, anche, per il primo movimento della Settima di Bruckner inciso da Abendroth nel ’51 con la Staatskapelle Schwerin, un documento finora del tutto inedito. Il libretto presenta testi di Myriam Scherchen e di René Trémine che ripercorrono la lunga vicenda di Tahra, a cominciare dal curioso nome scelto per l’etichetta, un nome che rimanda alla celebre piantagione di cotone di Via col vento, ma con un’acca in più, ad alludere all’iniziale del nome Hermann, il nome di battesimo di Scherchen. Il libretto è corredato da alcune belle foto, l’ultima delle quali ritrae Trémine in compagnia della vedova di Furtwängler, Elisabeth, per anni sostenitrice appassionata della causa di Tahra. Una vicenda, quella di Tahra, sbocciata in virtù dell’incontro tra René e Myriam, un incontro che si trasformò presto in sodalizio di vita, e fatta poi, per anni, di viaggi incessanti per le biblioteche e gli archivi radiofonici di mezza Europa, alla ricerca di materiale e di documenti sonori pubblicabili, nel tentativo, come scrive Myriam Scherchen nel suo bel testo di accompagnamento, di «far rivivere grazie al disco un’intera età dell’oro della direzione d’orchestra» che si era persa nel tempo anche a causa della generalmente scarsa sensibilità al repertorio storico mostrata dalle grandi case discografiche, di «riportare alla ribalta nomi che non erano quasi più rintracciabili negli scaffali dei negozi di dischi», di «fare ascoltare il suono caratteristico di una particolare orchestra rispetto a quello tipico di un’altra», di «far rivivere in qualche modo la ricchezza e la varietà che esistevano prima che i processi di uniformazione cominciassero il loro lento lavoro di livellamento verso il basso». Fatta anche, la vicenda di Tahra, di innumerevoli incontri con i familiari dei grandi interpreti le cui incisioni René e Myriam pubblicavano di volta in volta: incontri che servivano a far rivivere direttori, solisti e cantanti, a ridare smalto e lucentezza alla memoria offuscata di tempi ormai trascorsi, di personaggi non più in vita da tempo, a ricostruire una miriade di dettagli biografici più o meno importanti che contribuivano tutti, però, come tante tessere di un mosaico, o di un puzzle, alla ricostruzione di quadri complessivi che trovavano poi posto, assai spesso, nelle molto generose note di accompagnamento che corredavano i CD (a volte vere e proprie monografie in miniatura, piene di notizie altrove introvabili, miniere preziosissime di dati), in libretti che si distinguevano, tra l’altro, per la grafica curatissima, vagamente rétro, inconfondibile, proprio come le copertine dei cofanetti, eleganti, coloratissime, attraenti. Ogni serio collezionista ha la sua galleria di CD Tahra irrinunciabili. A me piace qui ricordare, solo per fare qualche esempio beethoveniano, la serie nutritissima di pubblicazioni dedicate a Furtwängler, tra le quali un disco feticcio, la Nona registrata a Lucerna il 22 agosto del 1954 con la Philharmonia e un cast vocale da sogno (Schwarzkopf, Cavelti, Häfliger, Edelmann); il cofanetto contenente tre diverse esecuzioni della Quinta, con la densissima guida all’ascolto di Sami-Alexander Habra; l’Eroica incisa con i Wiener il 19 e 20 dicembre del 1944, di recente riedita in SACD. Il Fidelio salisburghese del 3 agosto 1948 voglio evocarlo per raccontare che, essendo il cofanetto ormai da tempo introvabile, Myriam Scherchen in persona, da me interpellata al proposito, volle farmene pervenire, con generosità davvero introvabile, una copia realizzata artigianalmente, senza chiedermi un soldo. Un’esperienza nella quale, credo, si riconosceranno in molti tra coloro che negli anni hanno avuto la fortuna di rivolgersi a Tahra in cerca di dischi introvabili, sperimentando lo spirito di pieno e totale disinteresse con il quale i loro mentori hanno sempre operato. E poi Ancerl, Jochum, Böhm, Fricsay, Abendroth, Monteux, Mitropoulos, Markevitch, Mengelberg, Munch, Klemperer, Schuricht, Bruno Walter, e ovviamente Scherchen, del quale Tahra, a partire dal primo disco assoluto, una Terza di Mahler con l’Orchestra Sinfonica della Radio di Lipsia e Sona Cervena incisa nell’ottobre ’60, ha edito moltissimo, in spirito di autentico apostolato. E poi i pianisti, i violinisti, i cantanti… Se ricordare significa far rivivere il passato, preservare la memoria del passato, renderla fruibile, metterla a disposizione degli altri, è un atto di vera, autentica pietas. In un’epoca sempre più pervasivamente dominata da logiche di mercato che hanno portato, lentamente ma inesorabilmente, a far prevalere le ragioni della concentrazione e del profitto, Myriam Scherchen e René Trémine hanno speso da soli più di vent’anni della loro vita in un’attività inesausta di scavo, ricerca, restauro, pubblicazione di documenti di valore inestimabile. E lo hanno fatto con il coraggio, l’energia, la tenacia devota e appassionata di chi opera per il solo gusto di fare quel che fa, per il piacere che viene dalla consapevolezza di fare cose preziose. Ora che Tahra ha cessato di esistere non è solo questione di ricostruire e di ricordare, come ho provato a fare in questo pur breve pezzo: della meravigliosa storia di Tahra bisogna essere riconoscenti dal profondo del cuore a chi ha saputo scriverla. Tahra non c’è più, è vero. In compenso ci sono le centinaia di dischi meravigliosi che ha prodotto in questi anni: che non passi più un giorno senza che almeno uno di questi dischi torni a far sentire la sua voce!


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