15 maggio 2019

Tra i murales e le suggestioni di Orgosolo

di Valeria Canavesi

In provincia di Nuoro, nel cuore dell’indomita Barbagia di Ollolai, si trova l’ennesima prova della qualità ambientale e culturale che la Sardegna sa esprimere anche lontano dalle sue meravigliose coste. Le montagne sono quelle del Gennargentu e del Supramonte, in cui è facilissimo riconoscere la potenza di luoghi e personaggi cantati nel tempo da scrittori, registi e musicisti. Parole, suoni e accadimenti vanno in scena davanti ai nostri occhi riportando alla vita le storie e i protagonisti di Grazia Deledda, Fabrizio De André, Salvatore Niffoi, Carlo Lizzani, Marcello Fois. Tra i monti, le leccete  primarie, le doline e i vari paesi dal nome che inizia spesso con la “O” ci si sente piccoli piccoli e ci si inchina con soggezione a sua maestà la Barbagia, terra di pastori e banditi, cronache nere e tradizioni ataviche, nonché patria dell’arcaico canto a tenore (canto polifonico eseguito da 4 voci maschili) diventato nel 2008 patrimonio immateriale UNESCO. Se da Nuoro si sale a Oliena e quindi a Orgosolo non è difficile provare raffiche di emozioni forti, innescate da maestosi tacchi calcarei che svettano sulle alture, cartelli stradali trafitti da proiettili a pallettoni, panorami primordiali che si estendono a volo d’uccello tra un tornante e l’altro. Chi ha più sangue freddo può mettersi alla prova negli immediati dintorni, dove si aprono immense gole a voragine come quella di su Suercone, estesa circa 18 ettari e proclamata nel 1989 patrimonio naturale dalla Regione Sardegna, e il canyon di Gorropu: lungo più di 20 km, si snoda attraverso pareti alte più di 400 metri. Ma ecco, una grossa roccia dipinta al margine della strada ci avverte che stiamo per entrare in paese.

Orgosolo si staglia a circa 600 metri slm e ci accoglie con i suoi murales, realizzati nei decenni da artisti provenienti da tutta Italia e non solo. Queste opere segnano il tratto distintivo del luogo, un museo a cielo aperto che espone una collezione di oltre 150 dipinti; un’autentica antologia visiva dedicata alla storia italiana e mondiale, all’arte e alla cultura, agli usi e ai costumi locali. I primi murales risalgono al 1969 e furono realizzati da un collettivo di artisti anarchici ‒ il Gruppo Diòniso ‒ guidati da Giancarlo Celli. La scelta dell’anno non fu casuale: gli artisti si schierarono a favore della “mobilitazione di Pratobello”, che vide la comunità orgolese opporsi strenuamente allo Stato e all’esercito italiano, determinati a installare un poligono militare nei pressi dell’abitato. La struttura non fu mai costruita, ma i dipinti continuarono a moltiplicarsi sui muri delle case, secondo una tradizione che non si è più interrotta.

Tra gli edifici privati e quelli pubblici scorrono come in un piano sequenza le immagini di tanti protagonisti della storia barbaricina, italiana e internazionale: un punto interrogativo sostituisce la Sardegna in una mappa dell’Italia, un pastore tosa una pecora, Fabrizio De André suona la chitarra. E ancora: donne operaie bruciano in fabbrica in un lontano 8 marzo, Philippe Noiret e il Postino Troisi accompagnano una poesia di Neruda, un ragazzo ferma a mani alzate i carri armati di piazza Tienanmen, un aereo trafigge le Torri gemelle di New York. Si continua con citazioni letterarie, ritratti di uomini e donne, moniti contro la guerra, omaggi alla Resistenza. E il tributo al film più noto del posto, quel Banditi a Orgosolo di Vittorio De Seta che nel 1962 accese i riflettori nazionali sulla realtà orgolese e sul fenomeno dell’abigeato, reato diffusissimo fino al secolo scorso in tutto l’entroterra. Mentre si cammina, non è raro imbattersi in capannelli di uomini che giocano a carte chiacchierando nell’incomprensibile dialetto locale mentre le donne, soprattutto le più anziane, vi osserveranno dalle finestre o dalle porte schiuse, incuriosite dal vostro passare. Orgosolo si racconta così, a passo lento e attraverso le immagini. Ogni tanto però guardate in alto: potrebbe capitarvi la fortuna di apprezzare quella maestosa di un’aquila reale, che vola e nidifica da secoli sui monti dei dintorni.

 

Immagine: Uno dei murales a Orgosolo, Italia (4 ottobre 2015). Crediti: Inguaribile VIaggiatore / Shutterstock.com

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