26 giugno 2013

Tutti al mare

di Vanda Biffani

Barbra Streisand, Tom Hanks, Dustin Hoffman, Robert Redford, Goldie Hawn, Pierce Brosnan e molte altre stelle di Hollywood sono sul punto di gettare spugna e asciugamano. La loro esclusiva spiaggia di Malibu, un covo inespugnabile di ville affacciate sul Pacifico lungo 27 miglia, da un mese non è più un privilegio di pochi. Una carovana di villeggianti, armati di una nuova applicazione segugio per iPhone, procede abbattendo sbarramenti e scavalcando siepi per affondare ombrelloni orribilmente non griffati in segno di conquista. Un tormentone estivo senza precedenti. L'App, che ha tolto il sonno a diverse celebrità, mostra grazie ad un numero impressionante di foto ogni punto di ingresso sull'arenile e indica dove parcheggiare. Elenca casa dopo casa chi siano i fortunati residenti, suggerisce il posto migliore per stendersi al sole e, volendo, sbirciare. Una sorta di Vip Advisor vendicativo: hai costruito fronte mare, goduto dei tramonti per decenni, passeggiato lontano da occhi indiscreti, posto cartelli falsi per tenerci a distanza, chiuso ogni imbocco al mare. Ora, grazie ad un numero crescente di immagini, segnalazioni e suggerimenti, marciamo alla conquista delle rive dorate addentando fast food. La calata dei bagnanti, denominata "Le nostre spiagge di Malibu" e capitanata da Jenny Price, ha già generato scompiglio e disordini, ma soprattutto crea un precedente che sta abbattendo gli illeciti sbarramenti voluti da vip, politici e facoltosi californiani molto più di quanto non poterono numerosi appelli popolari.

Antefatto: l'ereditiera Rhoda May Rindge approda a Topanga – Malibu, a fine '800, fonda una fabbrica di piastrelle in un ranch di 53 km2, costruisce un palazzo, arruola guardie private per cacciare gli intrusi dalla zona. È talmente ossessionata dalla privacy da mobilitarsi per impedire la costruzione di una linea ferroviaria che colleghi Santa Monica a Santa Barbara. L'azienda chiude schiacciata dalla crisi ma i precedenti elitari della titolare lasciano il segno. Il ranch viene frazionato in tanti lotti e May presa a modello: l'area diviene Malibu Colony e le star del '29, anno della grande depressione, sgomitano per conquistarsi una fettina di paradiso e costruirsi una seconda casa a cifre proibitive. Da allora, solo volti noti hanno passeggiato tra le dune senza rischio alcuno di essere “disturbati”. Un secolo di barricate fatte di siepi, ostacoli e cartelli minatori come a difendere il deposito di Paperon de' Paperoni, una lingua di costa isolata per impedire ai comuni mortali l'accesso alle spiagge tutelato dalle leggi e mai rispettato. “Sporcherebbero”, sostengono alcuni residenti, mentre altri avvertono: “L'apertura del litorale farà confluire la criminalità costituendo un carico per le forze dell'ordine e un grave rischio per i residenti”, evidentemente capaci finora di scoraggiare i malintenzionati con reti e segnali di divieto.

http://losangeles.cbslocal.com/2013/06/13/battle-over-access-to-billionaires-beach-in-malibu-goes-high-tech-with-new-app/

La municipalità per molto tempo non dà loro torto, né ragione. Qualcuno sospetta dipenda dall'appoggio di alcuni politici che si pregiano di aver casa, come le divinità, sulla spiaggia di carbonio più salata del mondo, con una stima di costo immobiliare superiore a 200.000 dollari per piede quadrato, raggiungendo fino a 15 milioni di dollari per ogni proprietà. Il prezzo non include la spiaggia, per la manutenzione e l'uso della quale rispondono i soldi dei contribuenti.

Il 2 maggio 2013 l'artista e scrittrice Jenny Price lancia un progetto su Kickstarter, chiede 30 mila dollari promettendo: “Spiagge nascoste e segrete di Malibu su iPhone, in progetto anche per Android. Vuoi trovare e stenderti sulle migliori spiagge del mondo? È gratuito per tutta l'estate!”. Navigando si scopre un corridoio che conduce gli indesiderati lungo la recinzione della villa del miliardario David Geffen fino al mare. Un altro percorso consente a chiunque di fiancheggiare la residenza di Ryan O'Neal prima di risalire in auto rosso e insabbiato, rendendo all'attore la vista sul paesaggio da unica a insopportabile. Price ottiene in un mese più denaro del previsto e promette di sviluppare l'applicazione in spagnolo attirando così tutti gli ispanici della California, prossimi a superare la popolazione dei bianchi, per la gioia dei vip.

http://www.kickstarter.com/projects/escapeapps/opening-this-summer-the-malibu-beaches-0

Ma il progetto “Apriamo le spiagge” non mira solo a rendere democratici i litorali più esclusivi di Hollywood. Punta a monetizzare attraverso il merchandising, mettendo in palio T-shirt personalizzate, organizzando visite guidate, vendendo borse e ovviamente teli da spiaggia. Per completare l'incubo da servire ai divi annuncia il colpo di grazia: una festa di fine raccolto fondi sulla spiaggia esclusiva, siamo tutti invitati. Jenny dimostra di aver centrato il proprio l'obiettivo sfruttando frustrazioni e privazioni causate da una crisi che allontana sempre più i ceti. Cerca alleati e incita alla globalizzazione del progetto invitando altre nazioni a produrre materiale fotografico, indicazioni stradali e coordinate geografiche affinché chiunque possa creare un archivio di localizzazione dei posti più in del pianeta sottratti alla comunità. Una quantità di parchi, siti archeologici e spiagge idilliache protetti da interessi privati versus una popolazione mondiale in crescente aumento, affamata di luoghi di svago e di fuggire per qualche ora da città in continua crescita.

In fondo perché no. L'idea potrebbe spopolare nel vecchio continente e giungere persino a noi, suggerendo nuovi mercati a fotografi disoccupati e creatori di pagine web. In un'era di sovraffollamento demografico, il conflitto tra i diritti pubblici e la proprietà privata è iniziato da tempo. Spiagge demaniali sottratte a favore di ville, alberghi e stabilimenti balneari privati in Italia non mancano, disoccupati che hanno voglia di farsi un bagno e scattare qualche foto nemmeno.


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