31 ottobre 2012

Tutti i fotografi di Potus e Flotus

di Vanda Biffani

“Il candidato alle presidenziali degli Stati Uniti del partito repubblicano Mitt Romney e il candidato alla vicepresidenza Paul Ryan, a bordo dell’aereo della campagna elettorale di Romney, durante il volo tra Las Vegas e Denver. 23 ottobre 2012. (EMMANUEL DUNAND/AFP/Getty Images)” http://www.ilpost.it/2012/10/24/mercoledi-24-ottobre/us-vote-2012-republican-campaign-2/ Questa è la didascalia della foto che apre l’articolo apparso su Il Post. Proviamo a decifrarla e a darle il valore che merita. I soggetti ritratti sono coloro che potrebbero diventare, il 6 novembre 2012, i prossimi inquilini della Casa Bianca. Si osservano, come se Romney avesse appena concluso un’affermazione che fa riflettere Ryan, possiamo supporre riferita in totale confidenza. Non è un volo di linea, siamo a bordo di un aereo privato soggetto a riservatezza negli spostamenti per motivi di sicurezza. Chi li ha ritratti opera silenziosamente e senza ostacoli. Si tratta del fotografo Dunand della AFP (Agence France-Presse), non un incaricato dai repubblicani di seguire i candidati sino alle elezioni, bensì un inviato della potente agenzia stampa mondiale con il delicato compito di documentare l’oppositore di Obama, viaggiando, mangiando e quasi respirando al suo fianco impercettibilmente e con discrezione. Seguire il Presidente in carica, la first Lady e il candidato in corsa durante la campagna elettorale è la prassi e quanto lavoro ci sia dietro la produzione di immagini legate all’elezione di un Re ci è dato solo immaginarlo.
Obama considera “un membro della famiglia” il fotografo ufficiale della White House, Pete Souza, indiscussa presenza che ferma i suoi istanti più significativi, come quelli divisi con le proprie figlie che si nascondono dietro al divano dove poco prima sedevano capi di stato. Pete fu uomo di fiducia anche durante il secondo mandato del presidente Reagan. Quando nel 2005 conobbe il Senatore Obama mancavano quattro anni dalla sua ancora impensabile elezione, ma ne capì le potenzialità. Iniziò a ritrarlo alla ricerca di momenti che si sarebbero rivelati preziosi in caso di un mandato, immagini da consegnare alla storia. ”Ero alla ricerca di aspetti che, se fosse diventato presidente, non avrei mai più colto” dice, facendo un esempio: “Mosca, anno 2005: Obama passeggia lungo un marciapiede e nessuno lo riconosce. Se un giorno quell’uomo otterrà il traguardo che sospetto, non camminerà più solo e nell’anonimato, pensai.” http://www.youtube.com/watch?v=AgHoa-qCqtk I fotografi delle grandi agenzie di stampa (AFP, AP, Reuters) e del New York Times compongono il ristretto Pool capitanato da Souza. Sono incaricati di occuparsi a tempo pieno della Casa Bianca che si trasforma nella loro casa. Si alternano in modo da coprire h:24 la presenza senza lasciare mai scoperto l’apposito ufficio. Ma non tutto è loro concesso, privilegio riservato al solo Souza. Il Pool si batte da tempo su un accordo più ampio, ogni membro ha interesse affinché il proprio fotografo abbia uguale accesso al presidente. Nel frattempo l’Ovale continua ad opporsi alla presenza di un folto gruppo di fotografi, come nel caso delle dirette televisive, per timore possa distrarre nei discorso dal vivo. A causa del rumore prodotto dagli otturatori, la commissione consente un solo modello di macchina fotografica e ha stabilito in quale modalità debba lavorare: Live view, silenziosa, specchio aperto. La regia è affidata a Souza, il quale con il contributo di Doug Mills – responsabile fotografico per il Consiglio dell’Associazione dei Corrispondenti della WH – e in accordo con il Press Offic e, distribuisce programmi, spostamenti, incontri e presenze. http://www.whnpa.org/events/index.htm Ogni apparizione pubblica del Presidente o First Lady è accompagnata da uno o due fotografi per ciascuna agenzia. Tutto questo con dei costi – altissimi – che le agenzie affrontano pagando l’amministrazione USA per la presenza nella White House e versando nelle casse del comitato elettorale per affiancare il candidato dell’opposizione. A questo vanno aggiunte altre voci, come i passaggi sull’Air Force One e sull’aereo della campagna elettorale dello sfidante, non ottenibili con raccolte miglia ma destinando ingenti somme. Analogamente, le missioni giornalistiche del Pool che accompagna il Santo Padre in trasferta richiedono investimenti e mezzi importanti. In campagna elettorale la fame mediatica richiede una partecipazione massiccia e il parco fotografi aumenta. Lo sfidante vuole vincere, sa bene che l’insieme delle foto compongono nell’immaginario collettivo un’idea, un pensiero di uomo. Costruiscono più delle parole quello che gli elettori confidano potranno ottenere dal loro prescelto. Un team di esperti studia cosa dire, non tralasciando espressioni, pause, gestualità. Le stesse agenzie impegnate con il Presidente rispondono alla richiesta di immagini ben disposte a spendere il doppio pur di piazzare un team di circa 3 persone ciascuna e seguire il candidato in corsa e consorte. Negli Stati Uniti sono proprio le compagne ufficiali a giocare un ruolo determinante nella scelta del candidato, devono trasparire serenità, complicità coniugale, come a dire “state scegliendo colui che ha reso felice me e i miei figli, potete fidarvi”. Con programmi separati dai mariti, volteggiano tra centri sportivi, ospedali, danzano con gli ispanici meglio degli ispanici, intonano antichi canti nelle riserve indiane, si sfidano a colpi di farina nella gara dei Presidential Cookies. Nel 1992 Hillary Clinton moglie dell’allora governatore dell’Arkansas, afferma di voler proseguire la carriera di avvocato anziché stare in casa a cuocere biscotti. Non è una buona idea. Lei, acuta osservatrice delle aspettative dell’elettorato, fa un passo indietro e coglie al volo la sfida più burrosa della campagna elettorale. Gareggia con una ricetta di famiglia e vince contro Barbara Bush. Nel 1996, sicura dei suoi dolcetti, affronta Elisabeth Dole confermandosi campionessa fino a che nel 2000 Laura Bush la mette al tappeto. Nel 2004 Laura mantiene il titolo sfornando dei Pumpkin Spice Cookies contro i quali nulla può Teresa Heinz Kerry. Ma finalmente il colpo di scena che la stampa, annoiata di ritrarre First Ladies alle prese coi chiari d’uova, attende: nel 2008 viene riconosciuta la vittoria a Cindy McCain contro Michelle Obama, scoppia il miele-dramma. Pare infatti che la signora McCain abbia diligentemente copiato da una scatola delle chips della Hershey la ricetta, spacciandola poi come un tesoro di famiglia. Dunque non è sincera, i biscotti improvvisamente diventano appetitosi e le foto che li ritraggono appaiono sulla stampa mondiale. Il resto è storia. Michelle e Ann, come ormai da tradizione, pochi giorni fa si sono affrontate a colpi di frusta tra effluvi di cannella e sorriso deciso. Su di loro, leggero, lo sciame dei fotografi prescelti nella speranza bruci qualcosa in forno. http://www.huffingtonpost.com/2012/10/03/michelle-obama-cookies_n_1935460.html Fedeli, le Ladies tornano poi al fianco del coniuge per presenziare Conventions, Face to Face e dibattiti. Sicure e solari, si scambiano cenni affettuosi a dimostrazione della solidità matrimoniale. Ogni istante, pur suggerendo una recitazione da copione, viene immortalato e popolarmente decodificato. La fotografia è iconografica, simbolica, immediata. Una gaffe o un errore sono una notizia: la scelta di una cravatta può suggerire un atteggiamento Liberal, l’acconciatura uno stile classico. Beve? Poco affidabile. Mangia carne? Non ha a cuore i vegetariani. Gioca col Labrador? Per alcune religioni la saliva del cane è impura mentre il cavallo, essendo solipedo, è da aborrire. Le cavalcate dovranno attendere, alcune fasce di popolazione a causa di una foto potrebbero sentirsi offese e interessarsi all’avversario. Patria, fede e famiglia, si cercano consensi ammiccando valori rintracciabili in dettagli che ai fotografi non possono sfuggire. Gli scandali sono sempre primi nella classifica vendite e quando necessario possono essere costruiti ad hoc dalla concorrenza; la partita in gioco è alta e si tende a non fare ostaggi. Può succedere ad esempio che prenda corpo nel passato di un candidato la familiarità con un luogo o un personaggio in odor di crack finanziario. Merce eccellente, la stampa si attiva, i fotografi documentano. Sono questi i casi a cui lo sfidante deve prestare maggiore attenzione, su di lui si è iniziato a scavare da poco, molte cose potrebbero emergere e persino gli ex compagni del college diventano improvvisamente fotogenici. Ricorderete le accuse rivolte sulla genesi di Obama, molti erano disposti a giurare che il certificato di nascita del presidente fosse un falso, le foto dei suoi parenti fecero il giro del mondo. http://www.dailymail.co.uk/news/article-2186782/Obamas-slumdog-brother-Meet-hopeless-drunk-Nairobi-shanty-town-U-S-Presidents-BROTHER.html Il giorno dell’elezione l’attenzione è totale. Il responso delle urne trova i fotografi vicino agli sfidanti: gioia, espressioni di sconfitta, abbraccio con i familiari, tutta l’iconografia possibile è preziosa. A molti fotografi vengono assegnate postazioni chiave per le strade in vari punti degli States, quale il classico Times Square, il Mall di Washington DC, le basi militari in Afghanistan. Obiettivi puntati anche sulla piccola contea Franklin, il termometro storico delle elezioni, decisiva come il polpo dei mondiali di calcio: chi prende più voti lì andrà alla Casa Bianca. http://www.lastampa.it/2012/10/28/esteri/speciali/presidenziali-usa-2012/in-ohio-la-contea-che-decide-tutto-G1wsSki4FsPTOZU1w5PLKJ/pagina.html La copertura fotografica del Presidente eletto persiste fino alla cerimonia di insediamento, che viene assicurata con il massimo di fotografi possibili, tutta la tecnologia disponibile e con operatori e macchine remotate, pilotate a distanza ovunque sia possibile. Ricordate, quando ci si rivolge al Presidente e consorte ci sono dei protocolli da rispettare, ma se un giorno farete parte dell’Ovale, sappiate che tutti in loro assenza utilizzano gli acronimi Potus (President Of The United States) e Flotus (First Lady Of The United States). Meglio essere sempre preparati.


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