05 aprile 2016

Un bombardamento di insetti per debellare la malattia del sonno

È l’obiettivo di “Drones against Tsetse”, progetto sperimentale che intende sganciare nei cieli dell’Etiopia centinaia di migliaia di mosche tse-tse precedentemente sterilizzate grazie all’esposizione a radiazioni e in grado di trasmettere la propria infertilità agli esemplari femmina.

Portata avanti grazie a una squadriglia di droni, la strategia potrebbe decimare in breve tempo il numero degli insetti vettori della malattia del sonno e limitare in questo modo l’estensione di un contagio che, soltanto nella zona sub-sahariana, ogni anno colpisce almeno 10.000 persone e provoca la morte di numerosi animali da allevamento, con gravi ripercussioni economiche e sociali per un settore, quello primario, che rappresenta il 43% del prodotto interno lordo e l’85% dei posti di lavoro dell’Etiopia. Sviluppati dalla società spagnola Embention, e finanziati da una joint venture tra Ethiopian ministry of livestock, United Nations food and agricultural organisation e International atomic energy agency, i droni sono stati progettati per stipare le mosche tze-tze (precedentemente sterilizzate nel laboratorio principale di Addis Adeba) in scatole biodegradabili che evaporano a contatto con l’aria, e che a intervalli programmati saranno disperse nell’ambiente da un’altitudine di 1000 piedi (300 metri): ogni volo può trasportare 5.000 esemplari, coprendo un territorio di circa 40 miglia quadrate (poco più di 64 chilometri quadrati). La rotta di ogni drone sarà impostata da un team di entomologi in modo tale da coprire le aree maggiormente infestate dagli insetti: anche il numero di esemplari sterilizzati che verranno sganciati in una singola area potrà essere modificato in tempo reale per adattarsi a specifiche caratteristiche topografiche e garantire una migliore efficacia. Il progetto “Drones against Tsetse” non intende però limitarsi alla guerra contro la malattia del sonno: se i risultati contro le mosche tze-tze si riveleranno soddisfacenti, gli stessi dispositivi potranno essere adattati per ospitare anche esemplari di zanzare geneticamente modificate e contrastare allo stesso modo la drammatica diffusione della malaria in Africa.

 


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