15 gennaio 2015

Un nuovo alleato nella lotta al cancro

Il Tytus serrulatus, popolarmente conosciuto come ‘scorpione giallo’, è uno degli animali più temuti del Brasile, dove è responsabile ogni anno di un altissimo numero di incidenti e decessi. Ma proprio dal suo veleno potrebbe nascere una nuova generazione di farmaci antitumorali, potenzialmente in grado di debellare uno dei mali più difficilmente curabili della nostra epoca.

La scoperta si deve a uno studio condotto dai ricercatori dalla University of Illinois at Urbana-Champagne, che sfruttando i progressi nel campo della nanotecnologia sono riusciti a “incapsulare” artificialmente le proprietà antimicrobiche di una specifica tossina contenuta nel veleno dello scorpione giallo, dando vita a un medicinale in grado di decuplicare l’efficacia delle terapie volte a uccidere le cellule cancerogene del seno. «La nostra ricerca ha scoperto che molte potenti tossine contenute nei veleni naturali degli animali possono essere utilizzate per il trattamento medico del cancro», afferma Dipanjan Pan, professore di chimica sintetica presso la University of Illinois at Urbana-Champagne e supervisore della ricerca. «I veleni sono come una “zuppa” – ovvero miscele molto complesse di proteine, peptidi e altre sostanze chimiche che possiedono notevoli proprietà antitumorali». Nello specifico, i ricercatori sono riusciti a identificare e a isolare una tossina (chiamata TSAP-1) presente nella composizione chimica del veleno dello scorpione giallo: grazie alla microingegneria, i ricercatori sono riusciti inoltre a “incapsulare” le proprietà della tossina all’interno di un medicinale (ribattezzato NanoVenin) che in laboratorio si è dimostrato particolarmente efficace contro diverse varianti di cancro al seno e melanoma, tanto da aumentare di dieci volte l’effetto delle normali terapie antitumorali. Non solo: la possibilità di modificare il “guscio esterno” del NanoVenin (che si scioglie soltanto a contatto con le cellule tumorali, risparmiando in questo modo i tessuti sani dagli effetti collaterali della tossina)  potrebbe aumentare la selettività del medicinale per renderlo ancora più “aggressivo” verso tipologie sempre più specifiche di cancro, e in questo modo divenire fondamentale per la trattazione clinica di un numero sempre maggiore di patologie.


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