29 aprile 2014

Venti anni senza Nirvana

di Marco De Nicolò

Seattle sembrava prepararli a una vita da rocker: dopo aver dato i natali a Jimi Hendrix (a cui ha dedicato anche una statua), ha partorito ad anni di distanza dal genio nero un'altra inquieta generazione: Soundgarden, Alice in Chains, Nirvana, Pearl Jam, tutti nati (musicalmente, è ovvio) tra il 1984 e il 1990 (rispettivamente 1984, 1987, 1987, 1990). Stili diversi, ma accomunati nella stessa etichetta di “grunge” (che più o meno corrisponde in italiano a sporco, sudicio). Certo, qualche elemento comune tra i gruppi menzionati potrebbe essere ritrovato, come qualche parentela con l'heavy, una dura essenzialità del suono e un comune atteggiamento molto poco incline alla promozione commerciale e alle pose da rockstar; ma credo si tratti di abbozzate approssimazioni, in quanto le diversità appaiono tali che confesso di non essere affatto convinto che il grunge fosse un genere musicale. Fu, semmai, più un luogo musicale, quello, appunto, di Seattle e di Aberdeen, città natale di Kurt Cobain, leader dei Nirvana. Il sospetto aumenta quando si leggono le biografie di alcuni significativi componenti di quei gruppi, accomunate dalla vita in città che, almeno ai tempi, non dovevano riservare molte chances. La musica fu per molti di loro la riuscita via di fuga da una probabile vita da marginali.

I Soundgarden si sono sciolti nel 1997 e riuniti nel 2010, nel 2012 hanno pubblicato “King Animal”; i Pearl Jam continuano la loro attività anche se la loro fluviale produzione ha conosciuto qualche rallentamento, ma lo scorso anno hanno edito “Lightning Bolt”; Alice in Chains, mai troppo prolifici, dopo quattro anni di silenzio hanno pubblicato nel 2013 “The Devil Put Dinosaurs Here”. 

I Nirvana sono morti musicalmente quando il loro leader, Kurt Cobain, nell'aprile 1994, pose fine alla sua vita con un colpo di fucile dopo un'ultima dose di eroina. Per una sorta di contrasto con i testi e, in definitiva, anche con la loro musica, si scelse come denominazione del gruppo un orizzonte interiore pacifico. Dal punto di vista musicale ciò che emergeva era una gerarchia strumentale che metteva in primo piano chitarra e voce, una frequente alternanza tra un inizio grave e lento e un ritornello improvvisamente aggressivo, la rinuncia a qualsiasi elemento di elaborazione elettronica, ma anche alle tastiere. Formatisi nel 1987 pubblicarono il primo disco d'esordio nel 1989. Si intitolava “Bleach”, in cui gli influssi heavy sono piuttosto pronunciati, ma si imposero soprattutto con il secondo lavoro “Nevermind” (1991), che presentava tre notevoli pezzi iniziali: “Smells like teen spirit”, “In Bloom” e “Come as you are”. Il testo del primo pezzo, appare un'organizzata confusione di parole che si presenta quasi come una lista di paure e di tentazioni di un'adolescenza annoiata e arrabbiata allo stesso tempo. Il titolo riprende una frase che un'amica di Kurt aveva scritto sul muro della propria stanza: “Kurt profuma di spirito adolescenziale”. Il video di “In Bloom”, era divertente, con i Nirvana vestiti in modo inappuntabile e con i capelli in ordine che suonavano davanti a un pubblico seduto, in un bianco e nero che ricordava le prime platee dei primi deliranti fans del pop degli anni Sessanta, ma che si trasformava con l'incedere del pezzo in una scena di progressiva trasgressione, con travestimenti e distruzioni, in un passaggio simbolico dal pop “per bene” al rock più distruttivo. Veniva poi “Come as you are”, un pezzo che per molti seguaci divenne quasi il pezzo-simbolo dei Nirvana. In tutti e tre i pezzi vengono evocate le armi da fuoco. Altra evocazione significativa appare in “Lithium”: il prodotto chimico non viene mai citato nel testo, ma l'effetto di stabilizzazione è il tentativo che si cerca come rimedio a una consapevolezza del proprio smarrimento e della propria schizofrenia.

Nel 1993 uscì “In Utero”, meno intenso di “Nevermind”, ma che confermava la raggiunta solidità del gruppo. Una raccolta di B-sides, di pezzi registrati durante sessioni di studio o in trasmissioni, erano stati pubblicati nell'anno precedente, ma “Incesticide”, non ebbe particolare rilievo nella produzione dei Nirvana. Il postumo “Unplugged”, invece, pubblicato nel 1994, con la rivisitazione acustica dei pezzi più significativi, mette in rilievo, in molte tracce, la voce di Cobain.

Kurt Cobain cantò il suo fardello esistenziale, elaborandolo e dando voce a un'inquieta comunità di giovani, spesso potenziali o effettivi sbandati. Non mirava al successo e si trovò a disagio quando divenne, suo malgrado una rock star. Non intendeva fare i conti su una possibile e definitiva uscita mentale dalle condizioni esistenziali in cui aveva iniziato il proprio percorso musicale. Non intendeva interpretare l'attività musicale come una professione. Così, una volta rappresentata a suo modo quella realtà di cui era voce, gli parve coerente chiudere col mondo.

Nella città natale di Aberdeen, dopo il classico Welcome, campeggia, come una sorta di sottotitolo, “Come As You Are”, che rimanda alla canzone e al titolo di una delle poche biografie buone dedicata al gruppo (Michael Azerrad, Come As You Are. Nirvana. La vera storia, Arcana, 2000). I Nirvana sono stati accolti qualche giorno fa nella Rock and Roll of Fame. È bizzarro come a questo riconoscimento, così poco comunicato, facciano da riscontro intere pagine di giornali dedicate alla scena del suicidio, “arricchita” dalle foto inviate ai giornali dalla polizia di Seattle venti anni dopo e destinate a essere pasto della morbosa curiosità di qualche seguace del trionfo del sangue. Quelle foto, peraltro, nulla aggiungono e nulla svelano di nuovo.

Confesso che non rimango particolarmente affascinato da questa invadente pulsione, e non credo che sia perché non sia mai riuscito a sentire di seguito due cd dei Nirvana temendo un repentino calo del buonumore, ma perché c'è una domanda che cancella ogni altra curiosità: dove è finita quella cupa energia di Cobain e qualcuno ha raccolto in modo così sincero quel messaggio di introspezione, di paura e di rabbia?


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