25 agosto 2015

Via della Seta: Il bazar di Isfahan

di Simone Zoppellaro

L’odore dolce e pungente delle spezie, l’azzurro intenso delle sue ceramiche, il delicato fruscio dei tessuti, il martellio ritmato dei suoi fabbri ed il sapore del melograno e del ribes. Il bazar di Isfahan è tutto questo, e molto altro: una sinestesia perfetta capace di avvolgere in un turbine i nostri sensi. È un luogo in cui il tempo pare sospeso e dove, come direbbe Baudelaire, “i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi”. Vi giocano l’ombra e la luce, che penetra dalle sue cupole attraverso aperture di mattoni, con effetti e riverberi sempre diversi che contribuiscono alla sua magia.

Quello di Isfahan è uno dei bazar più celebri e belli del mondo. Un mercato coperto che nei suoi circa due chilometri di estensione congiunge il centro più antico della città iraniana con quello voluto all’inizio del XVII secolo da scià ‘Abbas I ( 1588-1629). Ricordato dalle cronache come uno dei maggiori sovrani nella storia millenaria dell’Iran, questi decise di spostare la capitale del suo impero – che egli aveva contribuito a rendere grande – nella città di Isfahan. Qui, per sua volontà sorsero moschee e giardini, palazzi e monumenti destinati ad essere ricordati come alcuni fra i vertici dell’architettura islamica.

Cuore della nuova capitale e dell’ambizioso progetto del sovrano, una sontuosa piazza destinata ad essere conosciuta nei secoli come l’“Immagine del Mondo” (in persiano: naqsh-e jahan). Sul perimetro di essa, due splendide moschee ed il palazzo imperiale noto come ‘Ali Qapu, “la Sublime Porta”, con gesto che pare quasi di emulazione e di sfida nei confronti del grande rivale dell’Iran: l’Impero Ottomano. Sull’ultimo dei quattro lati, infine, l’ingresso da cui si dipana in tutta la sua estensione il bazar cittadino, uno dei più grandi al mondo.

Una preminenza e una centralità che la dicono lunga sulla visione politica di ‘Abbas, che grazie al suo operato determinò l’apogeo dell’epoca safavide, dinastia che regnò in un territorio maggiore dell’Iran odierno fra il 1501 e il 1722. Al centro, il palazzo e le moschee, religione e politica strettamente intrecciate. Subito attorno, a sorreggerle e a fare loro da corona, il bazar. Il che equivale a dire, in termini moderni: il commercio, l’economia. Nella sua lungimiranza, non era sfuggito ad ‘Abbas il ruolo preponderante che questa avrebbe assunto nel mondo che si andava allora profilando. Da notare, infine – anche per fugare un tenace pregiudizio nel confronti della religione musulmana – come in questo progetto religione, politica ed economia si compenetrino in armonia. Per l’islam storico, il conflitto fra religione e modernità, fra fede ed economia, sovente non sussiste, e il limite fra il sacro e il profano non pare sempre così definito.

Non resta allora che perdersi nei vicoli di questo antico bazar che, lungi dall’essere divenuto una semplice attrazione turistica, mantiene ancora intatta la sua vitalità nel tessuto urbano di Isfahan e nella vita dei suoi abitanti. Un’esplorazione che, ad ogni visita, porta a nuove sorprese. Oltre ai tanti prodotti tipici dell’artigianato locale, vi si scoprono – in una sorta di microcosmo dove nulla è assente – caravanserragli, decorazioni e affreschi, ristoranti, moschee e caffetterie. Vi si ritrova, infine, anche tutta la saggezza di un’antica tradizione.

Perché un bazar non è un bazar, per come lo si intende spesso nelle lingue europee: qui nulla è lasciato al caso. Al contrario, è un luogo di sedimentazioni storiche, di leggi e consuetudini ben precise tramandate di padre in figlio per secoli. Come quella di ordinare, anche in senso corporativo, le vie del mercato in modo omogeneo in base al tipo di mercanzia offerta: gioiellieri, venditori di tappeti, ceramisti e fabbri, ognuno con la propria bottega accanto ai propri colleghi e rivali. Un ordine che troviamo riprodotto anche nei moderni negozi della capitale del paese, Teheran; perché in Iran modernità e tradizione, passato e futuro non smettono di compenetrarsi.

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0