01 marzo 2016

Via della Seta: Ohanjanyan inaugura la Statale Arte

L’Università di Milano inaugura un nuovo, ambizioso progetto sull’arte contemporanea: la Statale Arte. Lo fa con una personale dell’artista Mikayel Ohanjanyan, già vincitore del Leone d’Oro con il padiglione armeno alla 56esima Biennale di Venezia. Due installazioni di grandi dimensioni allestite nel cortile secentesco della Ca’ Granda, che hanno ricevuto il plauso unanime dei visitatori e della critica. Curatrice del progetto, Donatella Volonté. “La Statale Arte è un’iniziativa senza dubbio nuova – ha dichiarato il rettore dell’Università Gianluca Vago – inedita direi per la Statale, con la quale abbiamo voluto confermare la nostra idea di un’università aperta, accogliente e in costante dialogo costruttivo con il territorio che la circonda”. E allora – per un progetto come questo – chi meglio dello scultore Ohanjanyan, capace di cogliere come pochi altri il ritmo e le vibrazioni dello spazio? Due opere sono alla base della prima mostra milanese del giovane artista armeno, che da diversi anni vive e lavora in Italia. La prima riprende Tasnerku , il lavoro esposto lo scorso anno a Venezia, che è gli valso il Leone d’Oro. Ma con una variante, come ci spiega l’artista, che abbiamo intervistato: “All’inizio c’era la volontà di riproporre l’opera nella sua forma originale circolare, così come era esposta alla Biennale.” In quella sede, l’opera si trovava sul Belvedere dell’isola di San Lazzaro degli Armeni, sede del padiglione. Prosegue Ohanjanyan: “Poi, valutando lo spazio e soprattutto le dimensioni del cortile, ho pensato di riformarla in una nuova opera aggiungendo un elemento nuovo e posizionandola su una diagonale che segua esattamente l’asse est-ovest. Infatti si intitola Tasnerku + 1 (‘Tasnerku’ significa ‘12’ in lingua armena, nda). Mentre Tasnerku con la sua circolarità e il numero 12 creavano un luogo meditativo e perfetto, Tasnerku + 1, cioè il 13, segna una linea e un ritmo, soprattutto creato dal tredicesimo elemento, l’Uno. Come se fosse un’evoluzione della prima”. Del tutto inedita, invece, l’altra opera esposta alla Statale di Milano. Ce la racconta l’artista: “La seconda opera, Dur (che significa ‘porta’, in lingua armena, nda), fa sempre parte della ricerca delle tensioni e degli equilibri, in questo caso del tritono, uno degli elementi più discordanti della musica. Ho voluto mettere in contrasto la linea orizzontale dell’opera (circa 17 metri) con quella sequenza verticale, creata dalle colonne della loggia”. Spazio, scultura e musica, che entrano in un dialogo profondo. Un’arte, quella di Ohanjanyan, attenta alle ultime tendenze dell’arte contemporanea, ma al contempo in perenne dialogo con le radici dell’artista, che in un “regno di pietre urlanti” – come definiva il poeta russo Mandel’štam l’Armenia – è nato. “È un’esperienza bellissima – ha commentato ancora l’artista – poter esporre in un luogo come l’Università, dove l’opera interagisce non solo con lo spazio ma soprattutto con le persone, con gli studenti”. Titolo della mostra: DURK. Inaugurata il 29 gennaio, resterà aperta al pubblico fino al 19 marzo, domeniche escluse. Per chi volesse, sono previste visite guidate predisposte dagli studenti dell’ateneo milanese.

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0