31 agosto 2015

Voci dell'America latina

di Maristella Tagliaferro

"Qui sto cantando Il vento mi trasporta Sto seguendo le orme di coloro che morirono, Mi è stato permesso di venire alla Montagna del Potere Sono arrivata alla grande Catena Montuosa del Cielo Il potere di coloro che sono morti torna in me Dall’infinito mi hanno parlato".

 

Le ipnotizzanti parole della sciamana Lola Kiepja sono pronunciate nella sua lingua ormai estinta: è l’idioma dei Selk’nam, amerindi dell’Isla Grande nella Tierra del Fuego, che erano cacciatori-raccoglitori nomadi. La voce fu registrata tra il 1966 e il 1967 dall’antropologa franco-statunitense Anne Chapman: l’audio è stato rinvenuto durante una ricerca di Laura Kalauz e Sofia Medici per il progetto performativo Nostalgia di una Fantascienza Futura. Il suono di potere delle parole sciamaniche si distingue nettamente nel brusìo che accoglie chi entra nell’Isolotto dell’Arsenale di Venezia: in occasione della Biennale 2015 All the world’s futures, il Padiglione America Latina IILA evoca il ritorno alle origini del patrimonio culturale, artistico e antropologico del continente attraverso l’ascolto di linguaggi originari. Nell’epoca della multimedialità, Voices indígenas non propone alcuna opera visiva: l’obiettivo è facilitare la concentrazione, aiutare chi ascolta ad entrare in uno spazio quasi magico. Nella penombra austera i visitatori vengono avvolti da un’onda sonora, un mormorio di decine di voci che sembrano in un primo momento indistinte e indistinguibili. "Un arazzo polifonico che ricorda un luogo sacro" lo definisce il curatore Alfons Hug, direttore del Goethe Institut di Rio de Janeiro, che ci riconduce quasi sulle tracce del suo conterraneo Alexander von Humbolt. Nell’anno 1800, sulle sponde dell’Orinoco, il naturalista berlinese comprò da alcuni indigeni un pappagallo che era parte di un bottino di guerra: von Humbolt scoprì che il pappagallo sapeva riprodurre suoni e articolazioni fonetiche del linguaggio dei Maypure, un’antica tribù che era allora già estinta, e riuscì a riportare la forma fonetica di alcune parole nel suo diario. Avvicinandosi alle singole casse si riescono a distinguere diversi linguaggi. Come una grande biblioteca, le 18 istallazioni propongono registrazioni in altrettante lingue che fanno percepire la vitalità di radici culturali molto profonde. L’Isolotto dell’Arsenale si fa luogo d’ascolto e risonanza di tante voci che raccontano leggende e magie, parlano dei diritti della natura, del legame con la madre terra, dell’armonia tra le genti, di un’antica innocenza mai perduta. Le singole istallazioni - realizzate da artisti provenienti da diversi Paesi, che hanno collaborato senza egemonie e gerarchie - propongono un unico messaggio raffinato e potente, espresso in lingue tuttora vive, che costituiscono un patrimonio genetico-culturale da riscoprire. Insieme alla ricerca dell’indigenismo, in vari Paesi viene ora sperimentata la reintroduzione di lingue originarie. Un po’ come succede nella Repubblica d’Irlanda con il gaelico, oggi studiato in tutte le scuole. La popolazione indigena dell’America latina è attualmente di circa 28 milioni, equivalente al 6 % dell’intera popolazione. Delle circa 600 lingue amerindie tuttora vive, alcune sono parlate da diversi milioni di persone, un terzo è in una situazione critica, un altro terzo in via di estinzione. Del resto, un’iscrizione ricorda che oggi sopravvive solo il 15 % delle lingue originarie esistenti fino al 1500. Prima di lasciare il Padiglione viene allora voglia di tornare ad ascoltare - come si ascolta una maestra - la sciamana che evoca la "Catena Montuosa del Cielo": probabilmente la stessa che ci venne narrata, per la prima volta, da Antonio Pigafetta che seguì Magellano nella ricerca del passaggio verso il Pacifico. Nella sua Relazione del primo viaggio intorno al mondo - per la quale la Repubblica di Venezia gli concesse il privilegio di stampa nel 1524 - il cavaliere di Rodi ci racconta che il passaggio fu trovato nell’ottobre 1520, in quello che ora conosciamo come Stretto di Magellano. “Credo non sia al mondo el più bello e miglior stretto” si legge nel documento considerato tra i più preziosi sulle esplorazioni del '500. Lo scrittore vicentino ci racconta "alte montagne caricate de neve … uccelli grandi … securissimi porti, acque eccellentissime, legna se non di cedro, pesce, sardine …". Pigafetta elenca anche 90 “vocaboli de li giganti patagoni” che imparò da un indigeno catturato più a nord per essere mostrato a re Carlo I, l’imperatore Carlo V del Sacro Romano Impero. Ma il gigante patagone non raggiunse mai la Spagna: morì prigioniero sulla nave. "Se volle far cristiano innanzi la sua morte – precisa Pigafetta –. El chiamassemo Paolo". "Noi, nella misura in cui possiamo dire io, siamo la nostra memoria. Cioè la memoria è l’anima. Se uno perde totalmente la memoria diventa un vegetale e non ha più l’anima". Umberto Eco comincia così Sulla Memoria. Una conversazione in tre parti, videoinstallazione in 'Codice Italia' al Padiglione Italia, a pochi metri dal Padiglione America Latina IILA. Mentre vengono fatte scorrere immagini di distruzione di reperti archeologici da parte di uomini dell’Isis, Eco ci ricorda che le biblioteche sono simbolo e realtà della memoria collettiva, quindi dell’identità collettiva. "Quando arriva nell’ultimo canto del Paradiso e ha la visione beatifica di Dio, Dante Alighieri lo descrive così: vidi raccolto in un volume ciò che nell’universo si squaderna. Quindi vede Dio come la biblioteca delle biblioteche". L’ultima parte de Sulla memoria è dedicata - certo non a caso - al linguaggio. "Da piccolo non ho mai parlato dialetto - spiega Eco -. I miei genitori parlavano con me in italiano, ma intorno a me tutti parlavano dialetto: perciò lo capivo benissimo, ma non sono mai riuscito a parlarlo. Mi stupisco di riuscire ora a parlare benissimo dialetto: è tornato tutto su, e così mi tornano spontaneamente alla memoria infinite altre cose della mia giovinezza e della mia infanzia. Il giorno della mia morte ricorderò tutto!"

 


© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0