2 ottobre 2018

Volo di paglia, di Laura Fusconi

di Tamara Baris

«L’hai cambiato il tuo ricordo?», le chiese.

«Sì».

«Che ricordo era?».

«Una cosa che non era successa. L’ho fatta succedere».

Volo di paglia, p. 128

 

L’esordio di Laura Fusconi, Volo di paglia, è la storia di tre generazioni che si intrecciano, in una campagna piacentina arcaica, delicata, ma allo stesso tempo terribile, raccontata col distacco di uno sguardo maturo (la distanza aiuta sempre a guardare meglio, lo dice anche uno dei personaggi: «Perché quando ti guardo da lontano ti guardo meglio», p. 59) che conserva, però – e vuole conservare – la spontaneità della voce dei bambini («Camillo dietro che la guardava e si chiedeva come facessero gli altri a non essere innamorati di lei», p. 59) e la loro capacità di sconfiggere i mostri che compaiono nelle vite di alcuni uomini e donne, di cambiare i ricordi dolorosi, immaginando – semplicemente – una fine diversa («Devi chiudere gli occhi e immaginare ogni dettaglio. Così le dai forma e per te diventa reale», p. 128).

Ci sono due tempi in questa storia che si confondono in luoghi in cui tutto ha un nome e un’anima precisa (la Casa Bella, la Casa Marcia, la Casa Vecchia, il Bosco delle Streghe, il Bosco delle Fate), in cui le case non sono solo case, ma cose che custodiscono un segreto, cose vive che danno forma al passato radicato tra quelle mura, che non le abbandonerà mai nel tempo neanche quando tutto cambierà («I muri perdevano l’intonaco come se stessero cambiando pelle», p. 142).

Laura Fusconi racconta il mondo e i mondi («Luca era sempre stato più bravo di lei a muoversi nei mondi che creavano», p. 159) dei suoi personaggi con una voce lieve, che a tratti intenerisce, con una voce che si fa ascoltare mentre narra una storia tutt’altro che leggera, in cui aleggia, sin dalle prime pagine, un senso di morte («è stata l’Ombra a riempirla di vermi», p. 110) e di perdita che intreccia i tempi e le vicende che Luca, Luigi, Camillo, Mara, Lia, Lidia e gli altri vivono. Alcuni senza possibilità di salvezza, altri con la speranza di essere salvati da vicende specchio che sono il riflesso di una storia passata irredimibile, ma in grado di essere un monito per le future, per salvarsi dalle cose tristi che non devono ripetersi e che hanno cancellato per sempre le cose belle («Tristi come qualcosa di bello che non succederà più», p. 122).

I cattivi sembrano non morire mai («Erano ormai due settimane che si appostavano là, ad ascoltare le grida di Gerardo Draghi che si perdevano nella vallata. Questione di giorni, aveva sentito dire, ma sembrava che non morisse mai,» p. 14), i fascisti dalle braccia nere, i mostri prepotenti, incapaci di amare le proprie figlie («Papà non ha ancora imparato a volermi bene», p. 45) e che fanno sparire i figli degli altri e non li faranno tornare più («Riportatemi a casa mia vi prego», p. 55).

In questa storia e in questi luoghi, qualcuno torna, invece, («Tu sei la ragazza di Stefano», p. 118) e ritrova i pezzi inconfessabili persi tanti anni prima, i momenti e gli eventi della Casa Marcia e della stanza rossa («La stanza rossa è l’inferno», p. 125): è Mara. Mara torna per rimettere tutto a posto, anche il passato che non le appartiene (o, almeno, sembra non appartenerle), quel passato che parla con la voce del quaderno, innocente e sofferto, di Lia («Le prime righe erano ordinate, ma via via che il testo proseguiva le lettere diventavano storte ed era più difficile leggere», p. 191) e la bellezza triste del suo volto («L’unica cosa bella della stanza rossa è la fotografia di Lia nella cornice d’argento», p. 126). Lia era la figlia del ras della zona, del fascistissimo e mostruoso Draghi.

Mara, quando torna in quel posto, riesce a trovare le risposte («Draghi, in questa vallata, non è solo un nome», p. 209), a tuffarsi come i bambini quando vincono la paura e giocano al loro volo di paglia («Solo il momento prima fa un po’ paura, poi è una cavolata», p. 206), a capire che è vero, come scriveva Lia, in stampatello sul suo quaderno, che «I MOSTRI NON VOGLIONO BENE A NESSUNO» e che è difficile rimettere a posto i mondi capovolti dei grandi e dei bambini, ma non è impossibile annientare le ombre («Spostò gli occhi su Luca e Lidia. Non c’erano più ombre», p. 234).

 

Laura Fusconi, Volo di paglia, Fazi Editore, 2018, pp. 240

 

Crediti immagine: da Grasso83 (English: self-madeItaliano: fatto da me) [GFDL (http://www.gnu.org/copyleft/fdl.html), CC-BY-SA-3.0 (http://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/) or CC BY-SA 2.5  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.5)], attraverso Wikimedia Commons

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