26 maggio 2014

Weiwei, la luna come social media

di Gaia Bindi

“Conquistiamoci la Luna”. Con questo slogan il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano promuove una raccolta fondi che terminerà fra pochi giorni, il prossimo primo giugno. L’iniziativa aperta a tutti è nata per inaugurare nel 2014 una sezione museale dedicata allo Spazio, dove sarà possibile ammirare un frammento di roccia lunare portato sulla Terra dagli astronauti dell’Apollo 17.

La pietra basaltica fu raccolta dal comandante Eugene Cernan nella Taurus Littrow Valley, al termine della missione che ebbe luogo dal 7 al 19 dicembre 1972, l’ultima che vide coinvolti esseri umani, tra cui lo scienziato Harrison Schmitt. Si tratta quindi di un piccolo reperto di grande valore, simbolo del progresso tecnologico e della pace fra i popoli, donato nel 1973 dal presidente americano Richard Nixon al Governo italiano come segno di collaborazione e fratellanza tra i due Paesi. Oltre a far rivivere le imprese dell’Apollo 17, il nuovo settore del museo milanese – il più grande in Italia dedicato allo studio di scienza e tecnologia – offrirà l’opportunità di conoscere le ricerche in campo fisico, chimico, biologico e medico che la Stazione Spaziale Internazionale sta conducendo sul comportamento dell’uomo in condizioni limite. Dati scientifici potranno essere analizzati e posti in relazione alla vita quotidiana odierna, così come al futuro in vista delle missioni verso gli asteroidi e Marte.

Non è la prima volta che la Luna è scelta come ambasciatrice di un’impresa destinata alla collettività, nell’ottica di un positivo effetto sul domani. Il pallido satellite, da sempre prolifico ispiratore di una creatività capace di dar forma artistica alle più difficili aspirazioni esistenziali – dai Canti di Saffo a 1Q84 di Murakami Haruki, dalla Camera della Badessa di Correggio al Viaggio nella Luna di George Méliès – nel 2013 è stato scelto dagli artisti Ai Weiwei e Olafur Eliasson come terreno su cui coltivare un nuovo concetto di arte e di libertà. Il progetto interattivo Moon è stato lanciato tramite il sito web http://www.moonmoonmoonmoon.com/ dove chiunque può partecipare alla realizzazione di un’opera collettiva, disegnando col mouse qualcosa di originale sull’immagine di una luna piena. “Cambia il niente in qualcosa – spiega il testo introduttivo apposto sulla schermata iniziale del sito – fai un disegno, lascia un segno. Collegati con gli altri attraverso questo spazio di immaginazione. Guarda i disegni delle altre persone e condividili con il mondo. Diventa parte di una crescente comunità per celebrare quanto l’espressione creativa trascenda confini esterni e limiti interni. Noi siamo in questo mondo insieme. Nessuno può fermare le idee, il vento e l’aria”. Il visionario intento dei due artisti è utilizzare la Luna, apoteosi dei sogni terrestri, come social media capace di trasformare positivamente la realtà in cui viviamo: “nei nostri sogni – spiega Eliasson – mettiamo anche senso critico”. Nessuna sorpresa allora che il progetto provenga da due paladini dell’idea di arte come impegno. Il danese Eliasson, oggi professore alla Universität der Künste a Berlino, è autore di opere d’arte ambientale con finalità ecologiche tra cui il celebre The Weather Project (2003) – una replica del sole installata nella Turbine Hall di Tate Modern a Londra – e Little Sun (2012), una lampada portatile a pannelli solari capace di produrre luce senza elettricità. Ai Weiwei lavora invece come artista-attivista realizzando opere di denuncia contro le violazioni dei diritti umani perpetrate dal governo cinese. Figura ormai iconica per la difesa della libertà di espressione, ha pagato con la detenzione l’antagonismo politico e sta scontando la notorietà globale con la confisca del passaporto e l’impossibilità a viaggiare. Ciò nonostante, o forse proprio per questo, è divenuto il simbolo vivente dell’indipendenza artistica e dell’ideale democratico, in ciò molto amato dai Paesi del mondo occidentale. Solo adesso e nei prossimi mesi, infatti, sue retrospettive saranno visibili al Martin-Gropius-Bau di Berlino ( Evidence , dal 3 aprile al 7 luglio), al Brooklyn Museum di New York ( Ai Weiwei: According to What? ,  dal 18 aprile al 10 agosto), allo Yorkshire Sculpture Park  (dal 24 maggio al 2 novembre) e nella fortezza dell’ex carcere penitenziario di Alcatraz, vicino a San Francisco (@Large: Ai Weiwei on Alcatraz, dal 27 settembre al 26 aprile 2015).

Il carattere utopico della Luna in quanto potenziale “mondo nuovo”  ha comunque numerosi precedenti artistici. All’alba dell’era sovietica per esempio, la proposta innovativa delle Avanguardie russe, in particolare del Suprematismo, nasce grazie alla significativa influenza delle teorie filosofico-scientifiche del Cosmismo. Questa corrente di pensiero sviluppa per circa un secolo – dalla metà del XIX alla metà del XX – un sistema teoretico visionario, a metà strada tra scienza e arte, che prevede grandi trasformazioni nella vita dell’umanità (tra cui la soluzione dei maggiori problemi, come quello della mortalità) grazie alla conquista della Luna e dello spazio. Il Cosmismo russo si afferma come importante cenacolo di pensatori, che riunisce intorno a filosofi conosciuti come Nikolaj Fëdorov e Vladimir Odoevskij scienziati audacemente sperimentali come Gavriil Tihov – astronomo e padre dell’astrobiologia – e Konstantin Ciolkovskij, pioniere dell’astronautica e inventore della missilistica. Le reciproche influenze tra mondo scientifico e artistico sulla scena russa sono state oggetto di studio dell’interessante mostra Russian Cosmos aperta al Castello di Rivoli nel 2011. Ma in questi giorni – fino al prossimo 8 giugno – possono essere rintracciate nell’esposizione El Lissitzky. L’esperienza della totalità curata da Oliva María Rubio al Mart di Rovereto, che presenta numerosi Proun (acronimo di “Progetti per l’affermazione del nuovo”). Tra questi, opere come Costruzione fluttuante nello spazio (1920 ca.) o Proun 1E “Città” (1920-’21) mostrano composizioni astratte a forte vocazione architettonica in cui “gli elementi – scrive la curatrice in catalogo – sono organizzati senza alcun riguardo per le regole convenzionali della gravità”. Vale la pena allora di ricordare che El Lissitzky, negli anni 1919 e 1920 fu insegnante di Architettura all’Istituto di arte popolare di Vitebsk, dove ebbe come allievo il giovane Lazar Khidekel, che in seguito sviluppò numerosi progetti architettonici di città aerospaziali e di stazioni orbitanti.

Tutto sommato, la conquista della Luna portata a compimento il 20 luglio 1969 ha messo fine a tante fantasie che, in qualche modo, si sperava fossero realizzabili sul satellite. Un anno prima dell’allunaggio dell’Apollo 11, per esempio, Fabio Mauri aveva presentato alla Galleria La Tartaruga di Roma l’installazione Luna (1968), in cui il pavimento di una stanza cosparso di pallini bianchi di polistirolo offriva ai visitatori l’ebbrezza irripetibile di un suolo soffice e instabile. E vent’anni prima, nel 1949, Lucio Fontana aveva creato alla Galleria del Naviglio di Milano un Ambiente spaziale a luce nera (1948-’49), dove un elemento astratto fosforescente fluttuava come un corpo celeste nell’oscurità, comunicando un inedito senso di libertà. “Gli artisti anticipano gesti scientifici, i gesti scientifici provocano sempre gesti artistici” recitava con orgoglio il Primo manifesto dello spazialismo, firmato proprio da Lucio Fontana e da altri artisti nel maggio 1947. Oggi l’unione fra arte e scienza è divenuto un aspetto saliente della creatività contemporanea e perfino la NASA – ente statunitense per le attività spaziali e aeronautiche – organizza corsi professionali su Art and the Cosmic Connection . Ma la Luna resterà sempre uno spazio a parte. Perché, come scrive Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso, in essa si ritrova l’umanità perduta e i suoi “vani disegni che non han mai loco”.


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