23 giugno 2014

Baudelaire: Hugo? un imbecille

di Valentina Gosetti

Grazie ad un articolo di Alison Flood pubblicato dal quotidiano inglese The Guardian  mercoledì scorso, ora la notizia sta spopolando nella rete (basti guardare, per esempio, i siti di Libération , della Poetry foundation e di El Paìs ) e, in quanto francesista, ho sentito che fosse mio dovere diffonderla anche in Italia, che lo si sappia: Victor Hugo era un imbecille, uno stupido… secondo Charles Baudelaire .

"Ma come?!", si chiederanno col cuore affranto gli amanti della poesia francese che forse avevano anche immaginato con un velo di malinconia quella che credevano essere un’illustre amicizia, quelli che avrebbero voluto essere un po’ come Dante fra gli spiriti magni del limbo, non i sesti, ma i terzi “tra cotanto senno” per parlar di “cose che ’l tacere è bello”, insomma tutti quelli che si erano costruiti l’idea di un’idillica fratellanza fra questi idoli letterari nella Parigi dell’Ottocento. "Impossibile!", esclameranno molti fra gli hypocrites lecteurs dei Fiori del male impugnando come prova inconfutabile della stima di Baudelaire nei confronti di Hugo poesie come Il Cigno, che il primo aveva apertamente dedicato “à Victor Hugo”. Ma ecco che spunta la prova: una lettera datata gennaio 1860 che sta per essere battuta all’asta a New York dalla prestigiosa casa d’aste Christie’s  con un prezzo stimato dagli 80.000 ai 120.000 dollari americani . Questa lettera sarà venduta a un fortunatissimo (e ricchissimo) collezionista insieme alla prima edizione dei Fiori del male, quella del 1857, contenente le sei poesie che sono state poi eliminate dalle edizioni successive, dopo il celebre e doloroso processo per oscenità che ha avuto luogo già nel 1857, lo stesso anno bigotto del processo a un altro coevo capolavoro della letteratura francese, Madame Bovary di Gustave Flaubert . In questa lettera del 1860 inviata da Baudelaire a un corrispondente che purtroppo resta anonimo si leggono dichiarazioni quali: “ V. Hugo continue à m’envoyer des lettres stupides ” ("V. Hugo continua ad inviarmi delle lettere idiote") e poco dopo nello stesso scritto Baudelaire arriva ad affermare che tutto questo gli farebbe persino venir voglia di scrivere un saggio per dimostrare che, per qualche caso del destino, “le génie est toujours bête” ("il genio è sempre stupido")… Ma forse, in tutta questa situazione, chi ne esce peggio non è Hugo, bensì Baudelaire, che probabilmente era un po’ invidioso della fama che Victor Hugo aveva raggiunto già in vita. Questo è anche suggerito en passant dalla studiosa Rosemary Llyod che, in uno dei suoi saggi, parla di “corrosive envy”, dell’invidia logorante manifestata da Baudelaire verso Hugo in varie lettere (The Cambridge Companion to Baudelaire, p. 173). Baudelaire, infatti, spesso non risparmia mezzi termini riguardo “l’amico” e, per esempio, in una lettera del 1865 alla madre Madame Aupick, lettera citata anche dal quotidiano francese Libération, sferra un attacco non solo a Hugo, ma a tutta la sua famiglia di rimbecilliti in visita a Bruxelles: “ Victor Hugo, qui a résidé pendant quelque temps à Bruxelles […] m’a bien ennuyé, bien fatigué […] Mme Hugo est à moitié idiote, et ses deux fils sont de grands sots ” ("Victor Hugo, che si è fermato a Bruxelles per un po’ […] mi ha tanto annoiato e tanto stancato […]. La signora Hugo è una mezza imbecille e i suoi due figli sono dei gran tonti"). Queste lettere non donano una bella immagine di Hugo e dei suoi, ma neppure di Baudelaire che ne emerge come ingrato doppiogiochista, ben contento sì di dedicare alcune poesie al più celebre Hugo per attirare l’attenzione del pubblico e forse anche per ingraziarselo, ma che poi si mette a criticarlo in privato e s’infastidisce quando Hugo gli scrive delle lettere… Mi sento in dovere, a questo punto, di aggiungere una piccola osservazione in difesa di Baudelaire. Charles non era poi così diverso da molti altri poeti a lui contemporanei, e la sua vicenda non è per niente nuova nel panorama poetico dell’Ottocento francese. A Victor Hugo, già un idolo letterario negli anni Venti e Trenta, venivano regolarmente dedicate poesie e opere, un’usuale forma di captatio benevolentiae a questa celebrity ante litteram che riflette bene l’hugolatria che attraverserà tutto l’Ottocento francese, secolo che dedicherà a Hugo un maestoso funerale di Stato nel 1885, con tanto di salma esposta sotto l’Arco di Trionfo per un giorno e una notte e poi trasportata da qui al Pantheon in processione tra una folla di milioni di persone in lutto, la più grande folla mai riunitasi a Parigi per un evento di questo tipo. A queste lusinghe letterarie, Hugo, consapevole dell’importanza di avere un seguito di adoratori, spesso rispondeva con valanghe di lettere, più o meno sentite ed incoraggianti, per accontentare i suoi fans e soprattutto per accrescere sempre di più la sua fama poetica. Hugo, re incontestato dell’Ottocento letterario francese (benché oggi l’opera poetica di Baudelaire sia spesso più studiata), era quindi nominato di frequente nelle composizioni di giovani poeti emergenti che speravano di poter brillare di luce riflessa. Prendiamo, per esempio, il caso di un semisconosciuto e sfortunato poeta di Digione, morto giovane nel 1831, tale Charles Brugnot, un provincialissimo ammiratore sfegatato – o almeno apparentemente – del sommo poeta francese. Una delle poesie di Brugnot del 1825 s’intitola, appunto, À V. Hugo e apre con una dichiarazione d’amore per il grande poeta contenente frasi quali “mi slancio verso te con folle amore”, “O Poeta, perdonami! Mio fratello io ti chiamo”. Tuttavia, pochi anni dopo, nel 1829, in una lettera scritta all’amico Louis Bertrand (l’autore di Gaspard de la nuit), Brugnot sferra senza tanti giri di parole una dura critica alla raccolta poetica Le Orientali da poco pubblicata da Hugo, demolendola senza tanti complimenti e criticandone non solo l’orientalismo (caratteristica centrale dell’opera!) che lo tocca ben poco, ma anche la noia del far rimare sultana con capitana e la mania descrittiva… Morale: mai fidarsi dei falsi amici letterari, magari ti dedicano anche una poesia, ma poi chissà cosa salterebbe fuori se dovessero mettere all’asta i loro archivi e-mail!


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