02 luglio 2014

Gli scrittori dell’esilio

di Carlo Pulsoni

La categoria dell’esilio ha segnato profondamente la storia europea nel suo insieme, presentandosi, da sempre, sotto aspetti molteplici e spesso contraddittori, assumendo significati di volta in volta diversi. Dall’Antichità al Novecento, l’esilio è stato, infatti, non solo drammatica esperienza politica, dai risvolti biografici ed esistenziali, ma anche condizione spirituale e filosofica, in virtù della quale lo sradicamento e la ‘terra straniera’ (la «terra aliena» dei celebri versi di Bernardo di Chartres) sono diventate le insegne ideali del chierico, la premessa dolorosa ma necessaria della sua libertà intellettuale.

Al contempo, il dispatrio e l’erranza culturale hanno potuto, a volte, assumere il volto fecondo del «felix exilium», rappresentando la possibilità di ritrovare la propria identità e integrità, di accedere alla realizzazione di sé al di fuori di ogni ambiguità e compromesso con il Potere, in una ideale e utopica «patria delle lettere». Un libro, appena pubblicato, dal titolo particolarmente significativo Terra Aliena. L’esilio degli intellettuali europei, si propone di seguire queste due direttive. I contributi ivi presenti che spaziano in più ambiti linguistici e letterari, cercano di ricostruire singoli momenti o dinamiche più vaste dell’esilio degli scrittori nel corso della storia europea, non solo mettendo in luce i modi in cui l’espatrio e la peregrinazione in terra straniera hanno condizionato tragicamente vite e destini, ma anche riflettendo sulle categorie concettuali che ne hanno determinato i significati culturali, politici e civili. Il libro arriva pertanto a delineare il ruolo fondamentale che l’esperienza dell’esilio ha avuto nella costruzione di quella che potremmo chiamare la «Repubblica delle lettere» europea. Spiccano a tale proposito i casi di due intellettuali rumeni, Paul Celan e Emil Cioran, la cui traiettoria esistenziale ma soprattutto la loro produzione letteraria è stata segnata dall’esilio. Il primo, nato in una famiglia della agiata borghesia ebraica di lingua tedesca di Cernăuți, capoluogo della Bucovina, una regione ai margini orientali del dominio asburgico, che proprio l’anno precedente alla nascita di Paul, era diventata ufficialmente romena, si trova a vivere gli stravolgimenti della propria terra causati dall’invasione nazista e in seguito da quella sovietica. Quando nell’aprile del 1944 tutto il Nord della Bucovina verrà definitivamente inglobato nella Repubblica sovietica dell’Ucraina, Celan passerà la frontiera con la Romania e si dirigerà a Bucarest. Da quel momento, la condizione dell’esilio segnerà profondamente le traiettorie della sua vita e del suo destino. Non solo: per Celan l’esilio costituirà, in modo sempre più risoluto e radicale, un luogo ed un’esperienza interiore, una dimensione ideale, all’interno della quale poter salvare, come dirà proprio nel discorso di Brema, «vicina e non perduta in mezzo a tante perdite, una cosa sola: la lingua». Ed effettivamente Celan utilizza come unica lingua della poesia solo il tedesco, una lingua, che è dovuta «passare attraverso tutte le proprie risposte mancate, passare attraverso un ammutolire orrendo, passare attraverso le mille e mille tenebre di un discorso gravido di morte», come lo stesso Celan ha indicato con mirabile lucidità. Riguardo a Emil Cioran si tratta di uno dei casi più straordinari di abbandono della lingua materna e di assunzione della lingua “altra” come lingua per la propria scrittura alla quale resterà “fedele” per tutta la vita. Cioran scrive di aver dovuto abbandonare la lingua rumena in favore del francese, per motivi legati alla necessità di scrivere in un idioma comprensibile a tutti per favorire la circolazione delle sue opere. Riflettendo sulla marginalità dei romeni in Europa, Cioran utilizza a esempio le metafore del barbaro, per definire lo scrittore venuto dall’esterno dello spazio francese, e pone per questa via in discussione la propria identità culturale. Alcuni testi di Cioran, come il saggio «Vantaggi dell’esilio», pubblicato in La tentazione di esistere, assumono un rilievo centrale nel contesto delle recenti discussioni sulla letteratura della migrazione e dell’esilio, testi che non sarebbero stati mai prodotti, se Cioran avesse continuato a scrivere in romeno. In questo caso dunque, l’adattamento dello scrittore a un’altra lingua lo conduce a un’identità nuova, franco-romena, che non è soltanto il risultato del cambiamento di lingua, ma implica soprattutto la trasposizione di alcuni temi o miti dalla cultura di origine.

 

TERRA ALIENA. L’esilio degli intellettuali europei, Atti del Colloquio internazionale, Padova - Venezia, 31 maggio – 2 giugno 2012, a cura di Dan Octavian Cepraga e Alexandra Vrânceanu Pagliardini, București, Editura Universității București, 2013.

 

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