07 maggio 2012

I neutrini vanno in scena

di Nicola Nosengo

In diretta dalla scienza. Non capita molto spesso, di questi tempi e in Italia in particolare, che di ricerca scientifica si parli in televisione, e in prima serata. Per questo è curiosa, e intrigante, l'iniziativa che il 25 aprile vede Marco Paolini recitare il suo spettacolo teatrale ITIS-Galileo in diretta dai Laboratori del Gran Sasso (in diretta su La7). Tutto lo spettacolo parla di scienza: è un lavoro di approfondimento che Marco Paolini e Francesco Niccolini hanno dedicato a Galileo Galilei, il padre della fisica moderna che appare oggi come un grande divulgatore dei propri studi, ma soprattutto come una mente che rimane aperta al dubbio. Ma la diretta sarà inevitabilmente un buon modo per richiamare l'attenzione sul particolarissimo teatro che la ospita: i laboratori di fisica che l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare gestisce, ormai da 25 anni, sotto il Gran Sasso. 180 mila metri cubi di spazi, destinati a esperimenti che studiano i raggi cosmici, approfittando della schermatura di 1400 metri di roccia dolomitica, che protegge i rivelatori dalle interferenze che in superficie, appunto a causa dei raggi cosmici, coprirebbero i deboli e rari segnali cercati dagli esperimenti. A cominciare, tipicamente, dai neutrini. Particelle estremamente riluttanti a interagire con il resto della materia, insomma difficilissime da intercettare con dei rivelatori, e di piccolissima massa. A dire il vero a lungo si è pensato che non l'avessero per niente, e proprio esperimenti al Gran Sasso hanno contribuito a dimostrare che invece ce l'hanno, una delle fondamentali scoperte degli ultimi venti anni di fisica delle particelle. I laboratori del Gran Sasso sono, ovviamente, la “casa” dell'esperimento OPERA, che tanti titoli di giornale si è guadagnato con l'ipotesi, ormai al 99 per cento smentita, che i neutrini viaggino più veloce della luce. Ma OPERA (il cui obbiettivo scientifico principale è tutt'altro, e ha a che fare appunto con il comportamento del neutrino e il problema di determinare la sua massa) è solo uno tra i circa 15 esperimenti attualmente in funzione sotto la montagna abruzzese. Ce ne sono almeno altri tre che studiano quegli stessi neutrini, tra cui ICARUS guidato dal premio Nobel Carlo Rubbia. Tre esperimenti che cercano le particelle dell'enigmatica materia oscura che, secondo le teorie cosmologiche, compone oltre l'80 per cento dell'Universo ma che i nostri attuali strumenti non riescono a misurare. Altri ancora, forse meno noti, miparsarano la radioattività naturale o tengono sotto controllo la sismologia dell'area. A proposito dello spettacolo di Paolini, il direttore del Laboratorio, Lucia Votano si è chiesta: “ Servirà davvero alla scienza, a farne cogliere il significato e la rilevanza? Fare uno spettacolo all’interno di un tempio della Scienza contribuisce a svilirla, assecondando e ripercorrendo una banalizzazione della divulgazione scientifica a cui purtroppo già assistiamo? Personalmente sono convinta che al grande pubblico che seguirà in televisione lo spettacolo non sfuggirà la grandezza della figura di Galileo, e allo stesso tempo gli spettatori potranno, attraverso le immagini del Laboratorio del Gran Sasso, toccare con mano che ancora oggi in Italia esistono luoghi di eccellenza della ricerca e persone che vi dedicano la loro vita tra mille difficoltà”.  Nati da un'idea di Antonino Zichichi alla fine degli anni '70, i Laboratori furono costruiti tra il 1982 e il 1987 approfittando del traforo autostradale che proprio in quegli stessi anni era in fase di completamento. Tempi letteralmente da record per un paese che è quasi un sinonimo di inefficienze e lentezze burocratiche, specialmente in fatto di opere pubbliche (si pensi alla Salerno-Reggio Calabria, per citare il caso opposto). Negli anni hanno ospitato decine di esperimenti di fisica, alcuni andati meglio altri peggio, ma sempre attirando scienziati letteralmente da tutto il mondo (tuttora, oltre la metà dei ricercatori che vi lavorano non sono italiani). I Laboratori del Gran Sasso restano una delle più grandi sfide vinte dalla scienza italiana, e una delle sue migliori storie di successo (il direttore dell'INFN Fernando Ferroni li definisce “il nostro biglietto da visita con la comunità fisica internazionale”). Tanto che spesso vengono citati come buon precedente a chi guarda con scetticismo a nuovi a ambiziosi piani, come quello per l'acceleratore SuperB di cui ha parlato su questo sito Francesca Petrera. Ce l'abbiamo fatta per il Gran Sasso, possiamo farcela anche stavolta dicono i responsabili di quel progetto. Certo, gli anni Ottanta erano un momento molto diverso: per la finanza internazionale, e per la politica italiana. Difficile dire se un'impresa come quella del Gran Sasso riuscirebbe dovesse cominciare oggi. Probabilmente, no. Un motivo in più per valorizzare la loro presenza, in quest'anno che in un certo senso ne segna il 30esimo compleanno (se si conta dall'inizio dei lavori di costruzione, appunto 1982).


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