08 novembre 2013

La lettura ci modifica ...

di Federico Batini

La riflessione e la ricerca sugli effetti della lettura non possono limitarsi a quelli che incidono sul rendimento scolastico, e, allo stesso tempo non bisogna dimenticare come i meravigliosi effetti emotivi, identitari e cognitivi della lettura sono permessi dal possesso di alcune abilità di base. In parole povere non può provare piacere a leggere chi fa un'estrema fatica a farlo o non possiede le competenze necessarie a comprendere ciò che legge (si veda il contributo chiarificatore di Lucia Lumbelli nel numero monografico dedicato alla lettura della Rivista Lifelong Lifewide Learning, n. 20/2012).

Permettere a tutti di fare un incontro piacevole con la lettura di avervi accesso senza difficoltà significa, anche, rimuovere quegli ostacoli in termini di comprensione o comunque cognitivi che non consentono di sperimentare “il piacere della lettura per piacere”...

Gli effetti sul rendimento e sui risultati scolastici sono davvero sorprendenti: i risultati di ricerche statunitensi e inglesi dicono che se a un bambino vengono lette almeno un milione di parole all’anno, egli risulterà nel 2% apicale nei test di lettura standardizzata, mentre un bambino che fruisce di 8000 parole all’anno risulterà nel 2% che ha conseguito i risultati peggiori. Altre ricerche mostrano la correlazione positiva tra numerosità e varietà di presenza in casa di libri e risultati scolastici. La presenza di libri in abbondanza in casa può arrivare ad annullare gli effetti dei livelli di istruzione e di reddito dei genitori sul rendimento scolastico. Garantire l'accesso alla lettura diventa, allora, un vero e proprio pre-requisito per la costruzione di società democratiche.

Una serie di ricerche hanno indagato il ruolo della lettura nel favorire “l'apertura al possibile”, ovvero la lettura come strumento per evitare di percorrere soltanto strade già tracciate e disegnate (che portano, inevitabilmente a ripetere ciò che si è già fatto o altri hanno fatto prima di noi).  In relazione alla popolazione carceraria, in estrema sintesi, gli esiti della ricerca inglese di Clark, e Dugdale (pubblicata nel 2008) evidenziano come la popolazione carceraria abbia, molto spesso, abilità di lettura molto basse: il 25% dei detenuti ha abilità di lettura paragonabili a quelle di un bambino di 7 anni, il 48% al livello di un bambino di 11 anni ed oltre il 60%, complessivo ha difficoltà nelle abilità di base necessarie alla lettura ed alla comprensione di ciò che sta leggendo. La ricerca stima inoltre che circa il 90% delle offerte di lavoro richiedano il possesso di adeguate abilità base di lettura (o anche abilità più avanzate) e, in relazione a questo, si stabilisce una correlazione con le recidive: senza saper leggere bene gli ex detenuti hanno maggiore probabilità di tornare in prigione. Ripetere gli stessi reati perché non sono riusciti a trovare lavoro e l’esito più probabile (la ricerca ha evidenziato come tale fenomeno riguardasse addirittura il 64% della popolazione carceraria nel corso di soli due anni).

Interessante al proposito l'iniziativa sperimentale (per adesso in quattro istituti penitenziari) voluta dall'attuale Presidente del Brasile Dilma Rousseff (che fu, a sua volta, incarcerata dal regime nel 1970-72) a partire dal 2012: i carcerati possono ottenere uno sconto di pena di quattro giorni (sino ad un massimo di 48 giorni annui) per ogni libro che dimostreranno di aver letto e compreso (debbono stendere una relazione scritta).

La relazione tra lettura e possibilità future di un soggetto viene esaminata in una ricerca di Mark Taylor del dipartimento di sociologia dell’Università di Oxford. Sono state analizzate 17.200 risposte a questionari di persone nate nel 1970. Il questionario aveva lo scopo di ottenere la restituzione di informazioni circa le attività extrascolastiche svolte dall’età di 16 all’età di 33 anni da mettere in relazione ai percorsi di carriera. I risultati (presentati alla British Sociological Association il 4 maggio 2011) hanno mostrato come le ragazze che avevano letto frequentemente libri, per piacere, all’età di 16 anni, avevano il 39% di probabilità di ottenere un lavoro manageriale o di diventare professioniste in qualche campo entro i 33 anni, contro il 25% di probabilità per le coetanee non lettrici. Per i maschi che hanno letto regolarmente, la cifra sale al 58% contro il 48% dei coetanei non lettori. Nessuna delle altre attività extracurricolari mostra una correlazione percentuale così netta con le prospettive di lavoro futuro (dalla pratica di qualche sport sino alle attitudini alla socializzazione, dalla fruizione di attività culturali di vario tipo sino alle attività pratiche). L’altra correlazione delle pratiche di lettura è stata stabilita con la probabilità di frequentare l’Università: le ragazze che leggono libri hanno il 48% di possibilità di frequentare l’Università contro il 20%-30% delle coetanee non lettrici, i ragazzi hanno il 54% contro il 24%-35% dei coetanei non lettori ..

Le concezioni del Sé ovvero le rappresentazioni che la persona ha di sé stessa e che riguardano la sua identità, guidano e indirizzano la lettura, per cui le nostre interpretazioni e i nostri gusti narrativi possono dire molto su di noi anche a noi stessi, rivelando aspetti di noi e della nostra cultura, di cui possiamo non essere perfettamente consapevoli. Ancora più interessante sapere che la lettura del testo narrativo, che chiama in gioco l'esperienza precedente della persona (ogni volta che leggo la mia esperienza di vita mi serve per “completare” la lettura e la lettura arricchisce la mia esperienza di vita in un dialogo reciproco), è in grado di trasformare le concezioni del Sé e del mondo, andando a modificare la stessa architettura della mente.


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