25 febbraio 2012

Odalische, oppio e hammam: la fascinazione orientale nell'Ottocento

Al chiostro del Bramante a Roma sta per concludersi (il 22 gennaio) la mostra Gli orientalisti. Incanti e scoperte nella pittura dell’Ottocento italiano; ma la malia prodotta dalle misteriose e sensuali terre d’Oriente sui pittori ottocenteschi è protagonista anche della rassegna Incanti di terre lontane. Hayez, Fontanesi e la pittura italiana tra Otto e Novecento che si aprirà a Palazzo Magnani a Reggio Emilia il 4 febbraio. Le imprese di Napoleone in Egitto prima e la costruzione del canale di Suez poi avevano aperto più di uno spiraglio su un mondo tanto prossimo geograficamente quanto lontano per usanze e regole, rendendo il vicino Oriente meta ideale di un più esotico e allargato Gran Tour. Qualcuno poi si era spinto ancora più a est: Antonio Fontanesi, tra i protagonisti della mostra di Reggio, soggiornò a lungo in Giappone dove fu apprezzato e stimato. A volte invece il viaggio in terre lontane era soprattutto un itinerario onirico, evocato dai racconti e dalle descrizioni letterarie, e però ugualmente capace di cogliere lo spirito dei luoghi, le atmosfere, i colori. Francesco Hayez e Domenico Morelli, non visitarono mai i paesi di cui pure subirono la fascinazione. Realmente vissuto o solo sognato l’Oriente che emerge dai dipinti di questi artisti è un mondo altro, misterioso e per questo più intrigante; un mondo in cui la natura è potente e la luce avvolgente, in cui le città sono complesse e dense, di vie, di persone, di oggetti, colori e odori. Un mondo che lascia intuire piaceri proibiti e sensualità inconsuete attraverso gli sguardi seducenti delle donne velate e le morbide forme delle odalische.


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