21 aprile 2017

Voci di resistenza: il cinema al servizio della storia

La Festa della Liberazione non gode di buona salute. L’Italia soffre di problemi di memoria e di identità, è frammentata in tante storie individuali e collettive, in narrazioni pubbliche e private, in tante memorie contese e poche condivise. Il 25 aprile ha perso d’appeal, soprattutto fra le nuove generazioni, e sta trascorrendo tra celebrazioni rituali e sterili polemiche che spesso continuano a dividere il pubblico e lo storico di professione. Oggi, nonostante siano aumentate le informazioni sul nostro passato e gli studi che lo indagano, siamo di fronte a ciò che Eric Hobsbawm ne Il secolo breve intravedeva come patologia della generazione vissuta nel torpore di quel “presente permanente” di fine ’900: la carenza di memoria, «la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l’esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti», in una parola: l’amnesia. Come raccontare, quindi, la storia ai millennials, ovvero quella generazione cresciuta con pc e smartphone, per cui il concetto di passato è di difficile astrazione? Che linguaggi utilizzare nel relazionarsi con chi finora ha recepito la storia solo passivamente? I social media rivestono un ruolo fondamentale nella costruzione dell’immaginario giovanile e nella formazione culturale dell’individuo; nonostante la storia digitale e col digitale sia un ambito disciplinare indagato ormai da diversi anni, i prodotti di comunicazione storica stentano a decollare o a far breccia nel pubblico di massa. Il nativo digitale giunge a rapportarsi con tematiche storiche in contesti tradizionalmente non deputati alla trasmissione del sapere: il web, spesso, precede la scuola; lo studente legge, si crea un giudizio critico in modo indipendente, talvolta inconsapevole, vivendo lo spazio virtuale. I post, i link, i video virali sulla Resistenza circolati in questi mesi su Facebook hanno avuto un impatto probabilmente più incisivo del tradizionale manuale scolastico. Ecco che il 25 aprile può rappresentare un momento fondamentale di comprensione della complessità ed eccezionalità dell’evento storico. O per lo meno il primo approccio in questa direzione. La storia, quale narrazione polifonica e parziale, vede l’interazione di diversi protagonisti: le fonti considerate canoniche, documentali, e le tracce disperse in lettere, fotografie, canzoni, film, testimonianze. Bisogna recuperare il fascino della narrazione, l’esperienza diretta dei luoghi di memoria, rivedere i giudizi sull’oralità ed ascoltare le voci degli uomini comuni. Il potere della parola, la memoria intima, quella che spesso viene dimenticata o messa da parte, la memoria dei singoli, è protagonista nella web serie Voci di R-esistenza: un viaggio storico-emotivo, a tappe, in cui viene ripercorsa l’Italia, da Sud a Nord, tra il 1943 e il 1945. Vengono tratteggiati eventi degni di nota che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese: l’eccidio di Monte Sole, gli stupri in Ciociaria, il contributo dei soldati polacchi del generale Anders nella Campagna d'Italia, le azioni partigiane ad Alba. Immagini forti, evocative, vere, senza il filtro della finzione letteraria, ove la storia orale si interseca con la letteratura e il teatro di narrazione incontra l’immagine. Quattro monologhi interpretati da attori noti al pubblico televisivo e cinematografico, Stella Egitto, Giorgio Colangeli, Stefano Muroni e Francesca Valtorta, accompagnano lo spettatore in un’esperienza partecipativa e di memoria.  


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