28 maggio 2012

A Chicago, una partita complessa per Barack Obama

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama nei quattro, intensi, giorni del G8 a Camp David e del vertice Nato a Chicago, ha giocato una partita su più fronti, strettamente interconnessi: la crisi economica, i rapporti con l’Europa, la strategia di uscita dall’Afghanistan e le prospettive della difesa intelligente. Questi problemi internazionali sono stati affrontati inevitabilmente con lo sguardo rivolto anche alla campagna elettorale e al fronte interno, mentre la protesta radicale accerchiava il summit di Chicago. Nonostante questo, molti commentatori valutano positivamente il comportamento del presidente USA, che sembra uscire rafforzato dal duplice appuntamento, in termini d’immagine e di credibilità. La strategia di difesa intelligente (smart defense) lanciata due anni fa al vertice di Lisbona, si basa sulla cooperazione e sul contenimento dei costi; in questa direzione gli alleati hanno concordato il lancio dello scudo anti missilistico che entro il 2015 dovrebbe difendere tutti i paesi della Nato. Inoltre i leader hanno approvato oltre 20 progetti multinazionali, tra cui il sistema di sorveglianza con droni a Sigonella. Gli obiettivi in Afghanistan sono invece molto meno ambiziosi rispetto ad alcuni anni fa; ormai gli USA si sono convinti che la guerra non possa essere vinta e che bisogna uscire dall’Afghanistan senza pagare un prezzo troppo alto. Il vertice ha sancito tempi di disimpegno già conosciuti: la missione militare finirà nel 2013 e nel 2014 ci sarà il ritiro completo. Nel frattempo le forze regolari afghane dovrebbero acquisire competenza e autonomia; il contributo degli alleati in questo percorso sarà principalmente economico, con un costo superiore ai quattro miliardi di dollari l’anno nel triennio 201 -2017. L’accordo di massima per la divisione degli oneri è stato raggiunto e sarà perfezionato a giugno nella Conferenza di Tokio; il futuro dell’Afghanistan rimane invece una grossa incognita.


0