14 febbraio 2020

A Wuhan, nella città fantasma, cambiano i dirigenti sotto accusa

L’epidemia di Covid-19 continua a diffondersi anche se l’impennata che è stata registrata negli ultimi giorni è dovuta all’adozione di diversi criteri di classificazione della diagnosi da parte della Cina che comprendono ora anche i pazienti asintomatici; non corrisponde cioè ad un’escalation effettiva della malattia. Alle sette di mattina (ora italiana) del 14 febbraio sono stati registrati complessivamente 64.437 casi di cui 63.855 in Cina, 51.986 nella sola regione dell’Hubei, dove il virus si è manifestato per la prima volta. Le persone decedute a causa dell’infezione sono 1.383, di cui 1.318 nella provincia di Hubei, 62 nelle altre regioni della Cina, uno a Hong Kong, uno in Giappone e uno nelle Filippine.

 

«È un virus che si trasmette con una certa facilità» sottolinea il professor Roberto Burioni in un videomessaggio per Treccani, ma fa ben sperare il fatto che l’epidemia non si stia più diffondendo, soprattutto fuori della Cina, con i ritmi registrati all’inizialmente e che quindi si riesca presto a contenerla.

 

          

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L’allarme è naturalmente globale, ma finora l’epidemia ha colpito soprattutto la regione dell’Hubei e Wuhan in particolare.

Una città che è attualmente al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica mondiale a causa del contagio, ma che ha alle spalle una storia millenaria ed è stata fin dal medioevo un centro intellettuale fiorente, conosciuto soprattutto per la poesia e per l’antica Pagoda della Gru gialla. Ma al di là del suo passato è una città che ha conosciuto uno sviluppo economico intensissimo e il suo PIL attuale è cresciuto del 7,8, in controtendenza rispetto a quello cinese medio. Wuhan, attraversata dai fiumi Yangtze e Hanshui, si estende in un’area di 8.589,15 km2, è quindi quattro volte più grande di Tokyo, cinque volte più di Londra, undici volte più di New York, e ha una popolazione complessiva di circa 14 milioni di abitanti. L’area metropolitana consiste di tre parti collegate da ponti e nasce dalla fusione fra Hankou, Wuchang e Hanyang decisa nel 1949 quando assunse il nome attuale che richiama le iniziali delle tre località.

L’epidemia ha stravolto la vita quotidiana della popolazione di Wuhan, che appare attualmente una città fantasma regolata da una rigida quarantena: dal 22 gennaio nessuno può entrare e nessuno può uscire e gli spostamenti all’interno della città, dopo la chiusura delle scuole e il blocco dei trasporti pubblici, sono stati limitati fino al completo divieto di usare anche i mezzi privati. L’epidemia ha provocato anche un terremoto nelle strutture politiche: il presidente cinese Xi Jinping ha decapitato i vertici del partito e della sanità nella provincia per sanzionare inefficienze e ritardi. Il segretario del Partito comunista nella provincia di Hubei, Jiang Chaoliang, è stato sostituito dal sindaco di Shanghai, Ying Yong. Se da un lato si cerca di mettere in luce la capacità del Paese di rispondere alla crisi, la Cina riconosce che ci sono stati dei ritardi nella prima, delicata fase, dell’insorgere della malattia.

 

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Immagine di copertina: Wuhan, Cina. Crediti: Creative Commons Zero - CC0, attraverso www.pxfuel.com

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