15 giugno 2020

A rischio il dialogo fra le due Coree

 

A due anni dallo storico incontro di Singapore tra Kim Jong-un e Donald Trump che sembrava consolidare una prospettiva di pacificazione, tra Pyongyang e Seul si sta producendo di nuovo un clima di tensione; parole minacciose sono state pronunciate sabato 13 giugno da Kim Yo-jong, la sorella minore di Kim Jong-un, che sembra stia svolgendo un ruolo sempre maggiore all’interno del regime, soprattutto per quanto concerne i rapporti infra-coreani. Kim Yo-jong ha definito i coreani del sud il nemico e ha alluso al coinvolgimento dell’esercito in azioni future da condurre con risolutezza.

 

La futura mossa di Pyongyang potrebbe riguardare lo Inter-Korean liaison office, che funge da canale diplomatico e rappresenta anche simbolicamente la strada del dialogo. Secondo alcuni osservatori l’ufficio, situato appena a Nord del confine lungo il 38° parallelo, potrebbe essere dismesso se non addirittura distrutto. La Corea del Nord sta reagendo anche ad alcune azioni di propaganda organizzate da persone fuggite dal Nord che hanno trovato accoglienza nel Sud; organizzazioni di «disertori» hanno inviato oltre il confine palloncini che trasportavano con sé volantini e cibo.

 

Pyongyang accusa Seul di non aver fatto nulla per bloccare queste iniziative vissute come ostili. Le ragioni dell’irrigidimento sono però probabilmente più profonde e le relazioni stanno precipitando ormai da settimane. In primo luogo è stato annunciato il ritorno ai test missilistici, poi martedì 9 la decisione di sospendere la linea di comunicazione diretta istituita con Seul due anni fa. Venerdì 12 il ministro degli Esteri Ri Son-gwon, ha denunciato il fallimento della diplomazia degli Stati Uniti e ha precisato come l’ottimismo rispetto alle prospettive di pace e di prosperità della penisola coreana sia svanito in un «incubo oscuro», inducendo la Corea del Nord a incrementare le sue prospettive in campo nucleare.

 

Il 15 giugno cade il ventennale della dichiarazione firmata da Kim Dae-jung e Kim Jong-il durante il primo summit tra le due Coree; venti anni caratterizzati da alti e bassi, accuse e tentativi di rilanciare il dialogo. Azzerare tutto il percorso compiuto sarebbe un duro colpo per chi spera in una riunificazione della penisola o almeno in una normalizzazione dei rapporti tra Seul e Pyongyang.  Le condizioni generali però non sono favorevoli; Donald Trump ha impostato la sua campagna elettorale sul confronto con la Cina e non sul dialogo e in questo momento non ha bisogno di «big moment» con Kim Jong-un. Sul disgelo sembra ancora puntare invece il presidente sudcoreano Moon Jae-in, che ha convocato il Consiglio di Sicurezza Nazionale per discutere di questa evoluzione negativa. Nei giorni precedenti erano stati avviati procedimenti giudiziari per scoraggiare i lanci propagandistici attraverso il confine, che sono una delle cause della tensione; inoltre il ministero per l’Unificazione sudcoreano domenica 14 giugno ha chiesto a Pyongyang di rispettare gli accordi raggiunti in passato tra i due Paesi e di non tornare indietro.

 

Immagine: President Trump Meets with Chairman Kim Jong Un (30 giugno 2019). Crediti: pubblico dominio (Official White House Photo by Shealah Craighead)

 


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