23 maggio 2020

Alla guerra del voto per posta

 

Partiamo dalla cronaca. Il voto per posta è una pratica molto diffusa negli Stati Uniti (più in là, nel testo, si forniranno i dati). Agli occhi di molti appare quindi come una soluzione più che plausibile per favorire la partecipazione al voto alle elezioni presidenziali di novembre: non potendo prevedere la diffusione del virus di qui a cinque mesi - non si sa quanto persisterà, oppure se davvero assisteremo a una seconda ondata di contagi con l’avvicinarsi dell’inverno - votare per posta sembra una soluzione ragionevole.

 

Decidere se votare per posta e definire le regole della partecipazione elettorale a distanza - e in anticipo rispetto al classico Election Day - è un compito affidato ai singoli Stati. I quali si stanno già attrezzando: due settimane fa (ed ecco quindi la cronaca di questi giorni) il Governatore della California Gavin Newsom ha firmato un ordine esecutivo - un atto, appunto, immediatamente esecutivo che Presidente e Governatori possono utilizzare in determinate condizioni - per permettere ai cittadini del suo stato di votare per posta alle elezioni di quest’anno. Il voto per posta - nel caso californiano - non sostituirà il voto ai seggi (si potrà comunque scegliere se recarsi al seggio o partecipare a distanza), ma è stato concesso in virtù del rischio epidemico. Successivamente, altri due stati hanno adottato misure simili. Il Michigan, che sta inviando ai suoi cittadini i moduli per richiedere di poter partecipare alle elezioni via posta, e il Nevada, la cui Segretaria di stato repubblicana - il segretario di Stato, negli ordinamenti statali, possiede quasi sempre la delega per la regolamentazione e il governo dei processi elettorali - pare intenda far votare i suoi concittadini solo per posta. Il Wisconsin (uno stato in bilico) deciderà il da farsi mercoledì prossimo: in Wisconsin le regole elettorali sono definite da una commissione bipartisan, nella quale ci si darà battaglia.

 

Una parentesi sul complicato sistema politico americano: in molti stati a decidere le regole elettorali sono figure politiche “partisan”, ovvero i segretari di stato; essi tendono ad agire con una logica di partito, ovvero scelgono regole che favoriscono il proprio campo (per esempio, ogni 10 anni, attraverso la possibilità di ridisegnare le mappe dei collegi elettorali dello stato). Queste figure sono elettive in 35 stati e di nomina politica in 12 (in 3 non esistono). Questo fa sì che possa accadere - come in Nevada - che il Governatore sia di un partito e il Segretario di stato di un altro.

 

Ma torniamo al punto. L’azione della California ha indispettito l’amministrazione Trump: il Presidente ha accusato i democratici di “truffa” e di “voler rubare le elezioni” (testuali parole). Cosa teme davvero Donald Trump? Come accade da alcuni decenni, l’aumento della partecipazione al voto è una spinta per la vittoria elettorale dei democratici (e si presume che il voto per posta sia uno degli strumenti per generare questo aumento); la conseguenza è un movimento continuo e cacofonico del sistema che regola la partecipazione al voto nei diversi stati: quelli democratici tendono ad allargare le maglie, i repubblicani a chiuderle. Negli stati democratici si allungano i giorni in cui è possibile partecipare per posta, espandendo così la finestra elettorale (non un Election Day, ma interi giorni e settimane di partecipazione elettorale, che producono il curioso effetto di avere una campagna che si infiamma quando molti, in realtà, hanno già votato); nei diversi stati si modificano le regole attraverso le quali è possibile registrarsi per votare, si “ripuliscono” in modo più o meno rigido le liste elettorali… molto spesso, come detto, con logica tutta “partisan”. Prendiamo l’esempio della Virginia: ultimamente il Governatore, un democratico, ha stabilito che il giorno delle elezioni - un martedì, un lavorativo - diventi un giorno di ferie per tutto lo Stato, in modo tale da rendere più agevole la partecipazione.

 

La California è uno stato che Trump sa benissimo di non poter vincere. Ma si doveva lanciare un avvertimento, in modo tale che ascoltassero altri stati e una base repubblicana che sempre di più è messa sul chi va là: i democratici vogliono rubare le elezioni. Con Michigan e Nevada, appena mercoledì scorso, la tensione si è alzata ulteriormente: il Presidente ha prima lanciato accuse molto gravi alla Segretaria di Stato del Michigan via twitter - “sta compiendo un atto illegale” - per poi cancellarlo, e ha poi attaccato lo stato del Nevada. Infine, ha minacciato tutti e due gli Stati di bloccare i fondi federali loro destinati se non avessero fatto marcia indietro. Il Michigan, va sottolineato, interessa molto il Presidente Trump: è uno degli stati in bilico che ha strappato ai democratici nel 2016, per soli 11 mila voti.

 

Cosa accadrà? Nel livello locale la strategia di Trump non è sempre condivisa: il suo elettorato è più anziano di quello democratico, e la paura di contrarre il virus recandosi ai seggi potrebbe disincentivare proprio quella fascia di età (la preoccupazione riguarda soprattutto un altro stato in bilico, la Florida, stato nel quale molti pensionati del Paese si trasferiscono per godere del clima caldo). Difficile dire come andrà a finire: come ricorda Arnaldo Testi qui , la storia del voto per posta è una storia di successo. In 5 stati - Oregon, Washington, Colorado, Hawaii e Utah - si può votare solo così, mentre la percentuale di schede inviate via posta sul totale dei voti espressi è passata dal 7% del 1992 all’oltre 40% del 2016. Certo, in vista di un’ulteriore accelerazione dovuta al Coronavirus, servirebbero mezzi e fondi per accompagnare gli stati che non sono preparati a sufficienza per gestirla: i democratici hanno proposto al Congresso una legge apposita, in modo da finanziare chi volesse andare in quella direzione. Per essere precisi, 2 miliardi che servirebbero a rafforzare il voto per posta e i sistemi di sicurezza sanitaria presso i seggi. Altrimenti si potrebbe fare come il Michigan, che sta finanziando l’operazione grazie ai fondi federali straordinari in arrivo per il Covid19: a organizzare il voto per posta sono stati destinati, per ora, 4 milioni e mezzo.

 

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Immagine: VENTURA COUNTRY, California - 6 NOVEMBRE: Elettori al seggio elettorale nelle elezioni presidenziali del 2012 il 6 novembre 2012. Crediti: Joseph Sohm / Shutterstock.com

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