27 ottobre 2017

Autonomia e Costituzione nel voto di Lombardia e Veneto

di Sara Sergio

Referendum consultivo

Il referendum consultivo del 22 ottobre 2017 in Lombardia e in Veneto è stato deliberato dai consigli regionali delle due regioni per conoscere il parere degli elettori riguardo alla possibilità di attribuire ulteriori forme e condizioni di autonomia alle regioni lombarda e veneta, ai sensi dell’articolo 116, comma 3 della Carta costituzionale. Mediante i due referendum – privi di efficacia vincolante – si è chiesta la concessione di maggiore autonomia dallo Stato centrale, guardando al modello delle cinque Regioni a statuto speciale (Friuli-Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Valle d’Aosta). In Veneto ha votato il 57,2% degli aventi diritto, con una percentuale a favore del SÌ del 98,1%. In Lombardia, invece, ha votato il 38,3% degli aventi diritto, con una percentuale a favore del SÌ del 95%.

 

Articoli 116 e 117 Costituzione

Il comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione, dispone che «ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei principi di cui all’articolo 119». Quell’articolo esprime il cosiddetto regionalismo differenziato.

L’articolo 117, comma 3 della Costituzione individua le materie di legislazione concorrente, quali – tra le più rilevanti – istruzione, tutela e sicurezza sul lavoro, tutela della salute, tutela dell’ambiente, protezione civile, coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario, governo del territorio, porti e aeroporti. Le lett. l), n) e s), del comma 2 dell’art. 117, indicano le materie per le quali lo Stato ha legislazione esclusiva, che su richiesta delle regioni possono essere loro attribuite. Sulla base di tali articoli è stato strutturato il quesito referendario nelle Regioni Lombardia e Veneto.

 

Lombardia

In Lombardia la proposta di indire un referendum consultivo sull’autonomia è stata approvata dall’assemblea del Consiglio regionale della Lombardia con deliberazione 17 febbraio 2015, n. 638, a cui è succeduta poi la l.r. Lombardia 23 febbraio 2015, n. 3, che prevede tra l’altro la possibilità di ricorrere al voto elettronico per i referendum consultivi. Il 29 maggio 2017, il presidente della Regione Lombardia – Roberto Maroni – ha fissato con decreto la data del referendum per domenica 22 ottobre 2017 (contestualmente il referendum anche in Veneto). Il referendum previsto dall’art. 52 dello Statuto regionale non prevedeva quorum e si è svolto mediante voto elettronico. Il quesito del referendum è stato il seguente: «volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?» Ha votato il 38,3% degli aventi diritto, con il 95% di preferenze per il SÌ.

 

Veneto

La l.r. Veneto 19 giugno 2014, n. 15 vigente – a seguito delle modifiche a essa apportate dalla l.r. 28 febbraio 2017, n. 7 – disciplina il referendum consultivo sull’autonomia del Veneto. L’art. 27, c. 2 dello Statuto regionale prevede che «se alla votazione ha partecipato la maggioranza degli aventi diritto, il Consiglio è tenuto a esaminare l’argomento entro novanta giorni dalla proclamazione dei risultati e a motivare le decisioni eventualmente adottate in difformità». Il 24 aprile 2016 il presidente della Regione Veneto – Luca Zaia – ha adottato il decreto di convocazione del referendum consultivo per l’autonomia, fissando la data del 22 ottobre 2017. Il quesito del referendum è stato il seguente: «vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?» Il referendum consultivo svoltosi il 22 ottobre 2017 ha raggiunto il quorum del 50% + 1 (57,2%) degli aventi diritto, con il 98,1% di voti a favore del SÌ. Essendo stato raggiunto il quorum il consiglio regionale dovrà esaminare l’oggetto referendario e il presidente della Giunta regionale sarà tenuto a presentare all’assemblea legislativa un programma di negoziati da condurre con lo Stato, insieme a un disegno di legge che recepisca il percorso e i contenuti per l’autonomia differenziata.

Il 23 ottobre 2017, la Giunta regionale si è riunita in seduta straordinaria e ha approvato all’unanimità un disegno di legge da trasmettere al Parlamento, ex articolo 121 della Costituzione, in cui – ai sensi del comma 3 dell’articolo 116 della Costituzione – viene chiesta l’attribuzione delle 23 materie dell’autonomia e la possibilità di trattenere i nove decimi del gettito fiscale di IRPEF, IRES e IVA (il cosiddetto federalismo fiscale). La Giunta ha poi approvato anche un disegno di legge che sprona il Parlamento a una riforma costituzionale per riconoscere il Veneto come regione a statuto speciale. Infine, la Giunta regionale ha deliberato per la costituzione della Consulta del Veneto per l’autonomia, in cui saranno presenti rappresentanti degli enti locali, del mondo del lavoro e della società civile, per condividere i contenuti del disegno di legge e raccogliere i suggerimenti degli interlocutori. L’iter veneto per l’autonomia però prevede una seconda approvazione da parte della Giunta regionale di un testo – eventualmente emendato – con le osservazioni accoglibili provenienti dalla Consulta e successivamente l’invio al Consiglio regionale per la discussione e la definitiva approvazione.

 

Posizioni sul referendum

Il dibattito politico sul referendum sia lombardo che veneto non attiene al merito del quesito, quanto piuttosto all’opportunità di svolgere un referendum, sulla sua efficacia e sui costi. Dottrina ed esponenti del mondo politico – anche a seguito della sentenza della Corte cost.  n. 118 del 2015 – hanno considerato inutile il referendum, atteso che da un punto di vista formale l’articolo 116 della Costituzione non richiede espressamente una consultazione popolare per avanzare al Parlamento proposte di autonomia regionale. In proposito, autorevole dottrina (Beniamino Caravita, in federalismi.it) ha affermato che l’iniziativa referendaria è di portata politica «per dare qualcosa che le Regioni già potevano fare».

In secondo luogo, si è osservato che il referendum è un referendum sulla quantità di risorse lombarde e venete che dovrebbero rimanere sul territorio per finanziare migliori servizi alle popolazioni venete e lombarde. Sempre per autorevole dottrina, «è anche immaginabile arrivare ad un meccanismo di distribuzione delle risorse che veda che una parte di esse rimanga nel territorio che le ha prodotte; ma in primo luogo, questa è una decisione nazionale e certo non locale; in secondo luogo, un meccanismo siffatto deve necessariamente prevedere che agli apparati centrali tornino (o rimangano) le risorse finanziarie destinate al debito pubblico, le risorse necessarie alle funzioni unitarie, le risorse necessarie, in una logica di solidarietà, alla perequazione tra le diverse aree del Paese» (Beniamino Caravita). Occorre pertanto che le eventuali consultazioni sull’autonomie delle regioni rispettino i limiti della Carta costituzionale.

I sostenitori del referendum, invece, hanno osservato che gli statuti regionali lombardi e veneti prevedono che la regione promuova la partecipazione dei cittadini per la determinazione delle scelte legislative e il risultato del referendum ha una centrale rilevanza politica nel momento in cui verrà presentata al Parlamento la richiesta di maggiore autonomia.

 

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