1 ottobre 2018

Bannon si prepara per le europee

di Nicolò Carboni

Negli ultimi cinque anni Steve Bannon è stato descritto in molti modi, un pazzo, un visionario, il Rasputin di Donald Trump, l’ideologo della nuova destra, l’inventore dell’alt-right, un pericoloso estremista, un genio della politica, un piazzista.

Qualcuno è addirittura arrivato a considerarlo il grande burattinaio di un complesso spettacolo geopolitico volto alla ridefinizione dei rapporti di forza tra Occidente e Oriente.

Questo sessantenne della Virginia, però, rimane un mistero difficile da sondare: dopo una breve carriera in Marina, è diventato milionario lavorando per Goldman Sachs negli anni precrisi, si autodefinisce un ammiratore entusiasta di Gramsci e Lenin (che ha letto approfonditamente e non manca mai di citare nei suoi discorsi pubblici); da caporedattore del sito neocon americano Breitbart ha contribuito a costruire l’impianto ideologico su cui si è formata quella confusa galassia che oggi si riconosce nella destra alternativa americana e, più recentemente, è stato il principale stratega della campagna elettorale di Trump (in cui ha creduto fin dalle primarie) e, successivamente, uno dei più potenti consiglieri del neopresidente. Allontanato dalla Casa Bianca a causa di uno scontro interno fra staffisti di alto rango (il libro Fire and Fury, cui Bannon ha contribuito, identifica in Ivanka Trump e Jared Kushner i principali artefici dell’operazione), Bannon ha volto lo sguardo all’Europa per cercare, sono parole sue, di «rendere globale la rivoluzione contro il Partito di Davos». Giusto per non farsi mancare nulla ha anche fatto parte del consiglio d’amministrazione di Cambridge Analytica, la società di consulenza il cui comportamento ha trascinato Mark Zuckerberg davanti alla commissione d’inchiesta del Senato americano.

Dopo alcuni contatti non troppo strutturati con le destre europee e, più in generale, con un bel pezzo dei movimenti eurocritici del continente, Bannon ha iniziato a costruire una vera e propria internazionale populista con l’obiettivo dichiarato di ottenere un buon risultato alle elezioni di maggio 2019 e, di conseguenza, influenzare pesantemente la direzione politica della nuova Commissione europea. In suo aiuto è corso un personaggio tanto improbabile quanto interessante: Mischaël Modrikamen, un avvocato milionario belga noto a Bruxelles per aver difeso i piccoli azionisti durante il Fortisgate (uno scandalo finanziario che si concluse con il fallimento della banca Fortis e la sua liquidazione da parte di Belgio, Lussemburgo e Olanda) e per aver fondato un minuscolo partitino di estrema destra – il Partito popolare.

Modrikamen ha messo a disposizione di Bannon la sua villa nei sobborghi della capitale europea nonché buone entrature nel mondo finanziario e politico che ruota attorno alle istituzioni UE. Al momento i due soci hanno costituito una fondazione di cultura politica, nota come The Movement, con un capitale di circa 50 milioni di euro e – a detta di Bannon e Modrikamen – priva di velleità elettorali. L’obiettivo dichiarato è quello di servire come snodo centrale di tutto il mondo sovranista, populista, euroscettico, movimentista europeo fornendo dati, supporto strategico, contatti e sostegno per le campagne elettorali.

Marine Le Pen, Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Viktor Orbán hanno già fatto sapere di essere in contatto con Bannon per costruire insieme la campagna elettorale di maggio, mentre altre realtà – come il Movimento 5 stelle, ma pure Alternative für Deutschland in Germania – al momento appaiono più scettiche, forse col timore di connotarsi troppo a destra rispetto alle loro necessità di consenso.

Non tutto però è facile come sembra: l’aura quasi eroica di Steve Bannon deriva solo dalla vittoria di Donald Trump che, per quanto eccezionale, ha pure altri padri, come i potentissimi fratelli Koch e la famiglia Mercer (che, guarda caso, possiede Breitbart e ha ritenuto di cacciare Bannon appena pochi mesi dopo il suo allontanamento dalla Casa Bianca). In America, inoltre, i candidati “alt-right” sostenuti da Bannon in varie elezioni senatoriali e locali hanno sempre perso, anche verso sfidanti molto poco agguerriti, lanciando più di un dubbio sull’effettiva solidità (o quantomeno compattezza) di questa nuova destra alternativa.

L’uomo, tuttavia, ha dimostrato una certa intelligenza nell’anticipare e cavalcare le principali tendenze politiche degli ultimi dieci anni. Le elezioni europee di maggio 2019 saranno il test definitivo, se la scommessa di Bannon si rivelerà corretta (con uno sbilanciamento della politica continentale verso la sua piattaforma ideologica) si confermerà uno dei pochi intellettuali contemporanei ad aver intuito il verso del vento della Storia. In caso contrario rimarrà uno dei tanti americani che, passato il momento di gloria in patria, si ritrova a svernare nella dolce, vecchia e accogliente Europa.

 

Crediti immagine: da Gage Skidmore from Peoria, AZ, United States of America (Steve Bannon) [CC BY-SA 2.0  (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0)], attraverso Wikimedia Commons

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